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| 00:00:00 | Presentazioni e introduzione. |
| Come Flavio Ambrosini, da poco traferitosi a Parma, conosce Gigi Dall’Aglio e Roberto Costantini ed entra rapidamente nell’organico del CUT-Parma | L’intervistatrice, Giulia Govi Cavani (GGC) chiede all’intervistato, Flavio Ambrosini (FA), come sia entrato in contatto con il Festival internazionale del teatro universitario di Parma (FITU di Parma). FA spiega che, “da vero cattolico”, inizia la sua carriera universitaria presso l’Università Cattolica di Milano ma, nel 1966, vive un momento di profonda crisi personale e si trasferisce a Parma. Presso la “sede storica” dell’Università parmense incontra Luigi “Gigi” Dall’Aglio e Roberto Costantini ai quali racconta di essere appassionato di teatro e di avere seguito a Milano le lezioni di Mario Apollonio. Scopre che i due sono membri del Centro Universitario teatrale di Parma (CUT -Parma), ricorda di aver visto in scena Dall’Aglio e Costantini in Gargantua e Pantagruel, che il CUT aveva portato in tournée à Piacenza, ed è rapidamente integrato nell’organico del CUT per integrare l’organico in partenza per vari festival |
| 00:03:30
La frequentazione dei festival europei del teatro universitario con il CUT nel ’67 e nel ’68; ricordo di Jerkovic e di Uccellacci e uccellini |
I festival da lui frequentati con il CUT fra il 1967 e il 1968: lo Studententheaterwoche, Erlangen (Festival Internazionale dei Complessi Universitari di Erlangen), l’Internacionalni Festival Studentskih Kazališta – IFSK (Festival del teatro universitario di Zagabria) e il Festival Internazionale del teatro di Wroclaw, che FA ha frequentato alla fine degli anni Sessanta per due edizioni. FA ricorda anche il regista croato del CUT-Parma, Bogdan Jerkovic, che lo dirige nello spettacolo Uccellacci e uccellini, dove sostituisce Gigi Dall’Aglio, nel corso di una edizione al festival di Erlangen. L’intervistato spiega che Costantini aveva proposto a Jerkovic di adattare questo film di Pasolini. |
| 00:05:04
CUT-Parma e FITU, gestione intrecciata e sede unica all’epoca della direzione Rusconi LISTEN |
FA prosegue spiegando che il legame tra il CUT e il FITU era strutturale e condivide un ricordo del direttore del festival dell’epoca, Alberto Rusconi, un “medico […] che non ha mai avuto speciali ambizioni letterarie o artistiche”, interessato a dirigere il festival universitario per il prestigio che ne derivava (era di buona famiglia parmense). Il direttore ‘artistico’ del CUT era Renato Falavigna, insegnante di musica al Conservatorio e compositore. L’intervistato spiega che era nella sede CUT che si organizzava e gestiva il FITU: era la sede in vicolo Grossardi, e sia CUT che FITU erano finanziate dall’Associazione universitaria parmense (AUP). FA racconta un aneddoto legato a Franco Quadri, che usava questi locali in quanto ospite del festival. |
| 00:07:59
La casa dello studente in vicolo Grossardi, sede del CUT e gestita dall’AUP: centralità del luogo per la vita universitaria |
Intervistatrice ed intervistato si soffermano sul cambio di sede del CUT, prima in Via Cavestro, poi in vicolo Grossardi. Su domanda di GGC (che evoca anche la figura e il ruolo di Alberto Enrico Folchi in relazione coi finanziamenti al FITU), FA spiega che questo cambio di sede avvenne per volontà di Paolo Usberti, direttore amministrativo dell’Università di Parma, che riuscì in un’operazione di recupero e gestione degli spazi dell’Università. La sede di vicolo Grossardi era gestita direttamente dall’AUP, dunque anche la mensa, che era gestita da uno studente e anche molto frequentata. |
| 00:10:18
La passione teatrale di Flavio Ambrosini e il suo ruolo nella XVII edizione del FITU (1967) |
FA spiega che la sua passione verso il teatro lo portava a realizzare ogni compito assegnatogli di buon grado.Aveva qualche competenza minima della lingua inglese – anche grazie ad un breve corso intensivo in Irlanda– e nel XVII Festival del 1967 si occupava dell’accoglienza delle troupes straniere. Spiega, però, che l’anno successivo fu sostituito in questo ruolo da Walter Le Moli: quest’ultimo tendeva ad accentrare tutta la logistica del festival, e in tal modo si accompagnava molto spesso con le ragazze straniere che frequentavano il festival. |
| 00:12:10
L’UITU e il suo ruolo come rappresentante italiano |
Intervistatrice ed intervistato concordano, poi, i temi attorno ai quali condurre l’intervista e GGC chiede a FA di spiegare quale fosse la relazione tra il gruppo CUT-Parma e il FITU. L’intervistato prende parola per specificare il suo ruolo dentro al network europeo: racconta di essere stato rappresentante italiano presso l’Unione internazionale dei teatri universitari (UITU), un’organizzazione finanziata dall’Olanda e insediata ad Amsterdam. Il CUT-Parma era iscritto a questa organizzazione come lo erano di diritto tutti i gruppi che organizzavano dei festival universitari europei. FA ricorda la rete dei festival europei, nomina il Festival Mondial du Théâtre di Nancy (ex Festival international du théâtre universitaire de Nancy), nuovamente l’IFSK di Zagabria e il festival di Wroclaw, sottolinea di aver mancato di poco l’occasione di partecipare ad un festival a Istanbul, in Turchia e commenta che stranamente non c’era un festival in Cecoslovacchia. Ricorda anche che un “festival a Belgrado” [ndr. probabilmente BITEF, Belgrad International Theatre Festival]sostenne economicamente l’Orestea di Ronconi. L’UITU era formato dalla rete dei festival universitari e sostenuto dallo stato olandese; FA riflette sulla mentalità progressista di questo paese, malgrado le sue posizioni in campo economico. |
| 00:16:40
Aneddoto su una assemblea UITU a Zagabria |
I rappresentanti dell’UITU provenienti da vari paesi frequentavano i festival europei e in queste occasioni i componenti dell’organizzazione si riunivano. FA racconta un anedotto, prese la parola in quanto rappresentante italiano durante un incontro UITU al festival di Zagabria, cercando di difendere “i principi della federatività” ma il suo inglese mediocre venne pubblicamente sanzionato. |
| 00:18:10
La funzione dell’UITU: diffusione dell’informazione e ombrello diplomatico per la complessa circolazione dei collettivi studenteschi fra le due Europe |
l’UITU permetteva a tutti i gruppi europei di far circolare le informazioni circa gli altri gruppi; viaggiare allora, soprattutto fra le due Europe, era esperienza davvero complessa. Ricordi dei viaggi compiuti in paesi appartenenti al blocco sovietico durante la Guerra Fredda: un aneddoto legato al tentativo fallito di FA di incontrare Jerzy Grotowski a Wroclaw. Ricorda l’autobus con il quale il CUT viaggiava per i festival europei e con il quale il gruppo trasportava anche la scenografia, sottolineando la complessità di attraversare la cortina di ferro. Crede di ricordare che per realizzare questi viaggi fosse necessario essere muniti di un invito ufficiale rilasciato dall’UITU, poiché questa organizzazione rappresentava “un ombrello, anche diplomaticamente parlando”, in un contesto nel quale le relazioni internazionali erano molto tese. |
| 00:22:02
I festival di teatro universitario come ‘fucine di futuro’ |
Per FA, i festival di teatro universitario erano delle “fucine di futuro”, frequentati da realtà molto diverse fra loro, e cita l’esempio degli “anarchici inglesi” che partecipavano ai festival, spostandosi e dormendo in roulotte. Questa esperienze vanno pensate nel contesto degli scambi internazionali, ancora limitati, propri dell’Europa tra gli anni Sessanta e gli anni Ottanta. L’intervistato sottolinea anche l’esiguità delle opportunità di scambio con gli Stati Uniti d’America offerte dal Ministero della Pubblica Istruzione agli studenti liceali. Per FA, “la gioventù europea era ghettizzata nei propri paesi”, ovvero rinchiusa in una visione del mondo o nazionalista oppure anarcoide. |
| 00:25:18
Il caso della rivolta “situazionista” di Strasburgo nel 1967 |
L’intervistato evoca la rivolta studentesca “dei situazionisti” scoppiata nell’Università di Strasburgo prima del 1968, che “ha dato l’avvio” alle proteste studentesche in Europa, riprendendo modalità e istanze della rivolta dell’Università di Berkeley del 1964. Gli eventi politici e culturali che ebbero luogo a Strasburgo sono per FA peculiari: questa città è da sempre al centro delle tensioni nazionalistiche tra Francia e Germania. Questo evento ha avuto un’influenza sull’intervistato. |
| 00:26:38
Schechner al festival di Wroclaw nel 1967, l’usanza dei dopofestival, l’incontro con un dissidente polacco |
FA racconta di aver assistito alla prima tournée europea di Richard Schechner a Worclaw, l’artista americano presentava uno spettacolo che rievocava sinteticamente la storia del teatro negli USA. Si ricorda Bread and Puppet Theatre e di aver incontrato nel corso di un “dopo-spettacolo” – organizzato dallo stesso festival per socializzare – un ex sottosegretario alla cultura nel governo di Edward Gierek (Primo Segretario del Partito Operaio Unificato Polacco, successore di Wladislaw Gomulka). FA non ricorda il nome di questo funzionario dissidente ma racconta che apparteneva ad un partito cattolico ed era progressivamente entrato in contrasto con il governo centrale e per questo aveva mandato la famiglia in esilio a Parigi, mentre lui non poteva spostarsi dalla Polonia. |
| 00:32:28
L’esperienza dei festival internazionali: un invito alla libertà e contatti altrimenti impossibili fra le due Europe
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Questo aneddoto è per l’intervistato utile per comprendere il mondo nel quale lui e gli altri giovani componenti del CUT-Parma hanno vissuto, profondamente diverso da quello attuale; invito alla libertà, a condividere e a capire… Nel contesto dell’Europa degli anni Sessanta, i festival hanno permesso la condivisione e la comprensione di realtà diverse e lontane come quella polacca; FA parla della figura di Jerzy Grotowski, artista già molto noto ma di fatto “segregato” in Polonia e cui spettacoli erano visti da pochissime spettatori. FA racconta del suo viaggio per incontrarlo, proprio mentre anche il regista russo Andrej Tarkovskij era in Polonia a girare un film in quel paese; durante il viaggio verso il festival di Wroclaw ricorda di aver visto i carri armati sovietici che circondavano Praga. |
| 00:35:25
La funzione dei “festival del teatro” |
Per l’intervistato, i festival sono stati il mezzo per mettere in contatto giovani di nazioni europee altrimenti separate. Ricorda poche eccezioni, come il suo insegnante di filosofia, Emanuele Severino, che aveva ottenuto un permesso per addottorarsi in una prestigiosa università dell’Est Europa, e il caso di suo zio, cameriere a sevizio in vari paesi europei. Al festival di Nancy, FA ricorda di aver visto lo spettacolo Fuenteovejuna con la regia di Patrice Chéreau e sottolinea che i festival permettevano la circolazione di queste opere e le pratiche teatrali di molti artisti. I repertori dei teatri universitari erano per lo più legati al teatro di prosa, mentre in festival non universitari era possibile assistere ad altre forme di sperimentazione artistica; l’intervistato evoca uno spettacolo visto negli anni della sua collaborazione con il Teatro Stabile di Torino. |
| 00:37:48
Vietrock, regia di Međimorec, spettacolo di critica all’imperialismo USA |
FA ricorda di aver assistito allo spettacolo Vietrock, messo in scena al festival di Zagabria. Intervistò per l’occasione il regista Miro Međimorec, molto legato allora al regista Bogdan Jerković e che poi avrà ruoli di rilievo anche all’interno dei servizi segreti. Soffermandosi sulla “terza via” propria della Jugoslavia di Tito, FA ricorda che Vietrock era uno spettacolo apertamente critico rispetto alla geopolitica americana, ed assistervi fu un’esperienza importante rispetto alla censura italiana e alle poche possibilità di critica. |
| 00:39:28
La collaborazione col Nuovo Canzoniere Italiano per La grande paura del CUT/Compagnia del Collettivo (1970) |
FA si sofferma sull’importanza dell’Istituto Ernesto De Martino e del Nuovo Canzoniere Italiano per il suo passaggio al professionismo. I loro rappresentanti si rivolsero a lui, in quanto membro del CUT/Compagnia del Collettivo, per realizzare una regia “degli atti della Camera del Lavoro, della Confederazione Generale del Lavoro (CGdL)” relativi alle sedute svolte presso la Società Umanitaria di Milano nel settembre del 1920. Lo spettacolo che ne risultò (ndr, La grande paura. Settembre 1920. L’occupazione delle fabbriche, 1970) è indicativo dei contenuti propri alle opere nel repertorio dei CUT: anche questo spettacolo si basava su dei testi, piuttosto che su ricerche formali, quali quelle di Schechner. Per FA questo fenomeno sarebbe legato ad una forma di “ghettizzazione della cultura universitaria”, bilanciata da una più grande libertà di critica rispetto alle “questioni testuali e alle questioni di rappresentatività sociale” propria del teatro universitario. |
| 00:41:42
Le critiche a Uccellacci e uccellini |
Uccellacci e uccellini è un’opera che fu presentata anche alla Biennale di Venezia ma che non piacque a Pier Paolo Pasolini (che pure aveva autorizzato l’adattamento dal film) che aveva una concezione del teatro come di un luogo dove “si dice l’indicibile”. Il CUT-Parma, invece, aveva ridotto il suo film ad una “sorta di pièce bien faite”. GGC e FA evocano la reazione negativa della stampa tedesca a quest’opera e citano il titolo “Parma ist opium”; FA sottolinea la libertà di critica della stampa, la quale, al contrario, aveva apprezzato lo spettacolo Fuenteovejuna “perché c’è un popolo che si ribella”. Uccellacci e uccellini era invece più povero di contenuti politici. FA sottolinea il radicalismo di quegli anni. |
| 00:44:56
La scissione nel CUT Parma (1968) |
GGC chiede se l’intervistato abbia assistito alla “notte dei lunghi coltelli”, una definizione di Giancarlo Ilari per descrivere l’evento che portò alla scissione del CUT-Parma. FA afferma che testimoni di questo scontro sono stati Tito Livio Rossi, forse insieme con Luigi “Gigi” Dall’Aglio e con lo stesso Ilari, avvenuto nel corso di una riunione dell’Associazione Universitaria Parmense (AUP). A seguito di Uccellacci e uccellini, il gruppo dei giovani membri del CUT, capeggiati da Gigi Dall’Aglio, si oppone alla linea dettata dall’allora direttore del gruppo, Renato Falavigna. Il gruppo sperimenta in seguito un nuovo repertorio – definito “le nostre operazioni” – lontano da quello precedente; Gigi Dall’Aglio guida questa trasformazione perché ha parzialmente vissuto la fase degli anni Sessanta del CUT ma appartiene anagraficamente alla nuova generazione. |
| 00:47:00
Roberto Costantini, “il Poeta” |
FA crede che l’idea di adattare il film di Pasolini potrebbe essere stata anche di Dall’Aglio ma è più probabile che fu di Costantini (“il Poeta”), che ebbe un ruolo importante nella fase precedente a quella di cui l’intervistato è stato protagonista. Interessato alla letteratura, Costantini era pronto a occuparsi della parte drammatica dei testi scelti – intervistato e intervistatrice evocano l’Ubu re, un testo forse proposto proprio da Costantini. L’intervistato evoca le regie di opere di Plauto e la partecipazione al festival di Sarsina. |
| 00:48:08
L’elaborazione formale dell’Ubu Re |
GGC spiega a FA l’importanza della sua testimonianza, per il ruolo da lui avuto nella storia del gruppo teatrale, in seguito quasi dimenticato, e cita anche le testimonianze di Oddone Pattini e di Alberto Rusconi raccolte dalla storica Margherita Becchetti. FA torna sul legame tra CUT e FITU, già molto stretto al momento della creazione e della diffusione europea di Ubu Re, di cui viene evocata la diffusione alla televisione tedesca nel corso di una tournée a Berlino e che era stato presentato anche al festival di Erlangen (nomina anche Sergio Reggi). Definisce quella regia uno dei pochi casi di “elaborazione formale, non semplicemente testuale” tra le pièce presentate dal gruppo. |
| 00:50:37
L’edizione del 1966 del FITU e il contributo di Calzolari e Valentini
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GGC evoca la partecipazione di artisti quali Charles Marowitz o il Living Theatre al festival. FA dice di non avere visto “per un pelo” la versione dell’Amleto di Marowitz, perché confinato durante il servizio militare e ricorda l’importanza di Chiara Valentini nel farlo venire a Parma. Intervistato e intervistatrice parlano di Andrea Calzolari, un allievo di Luciano Anceschi: lui e Valentini erano figure di alto livello ma non appartenevano al CUT, erano bensì organizzatori del FITU. Calzolari non era interno al gruppo organizzativo operativo del FITU, ma era un partecipante molto attivo e importante della vita del festival. |
| 00:53:01
Il CUT come “la pancia del Festival” |
FA afferma che il CUT è stato le “gambe del festival, la pancia del festival”. L’intervistato ricorda un’ abitazione di Walter Le Moli, frequentata dai giovani emergenti della vita politica e culturale di Parma, i quali vi portavano le ragazze conosciute al festival (questo luogo era definito lo “scannatoio”). |
| 00:55:27
La selezione degli spettacoli e la rete del FITU |
FA ritorna sulla figura peculiare di Alberto Rusconi, sul suo stile, e sottolinea che Oddone Pattini e Chiara Valentini, quest’ultima anche perché giornalista, selezionavano gli spettacoli da vedere viaggiando e frequentando i teatri. Artisti come Marowitz o come il Living erano molto interessati a venire in Italia, purché le spese fossero pagate. |
| 00:55:46
La cultura italiana e universitaria negli anni Sessanta; il ‘68 a Parma coi netturbini che difendono gli studenti contro i fascisti. LISTEN |
L’intervistato sottolinea come in Italia, nel 1966, ci fosse ancora una percentuale importante di analfabeti e chi frequentava l’università faceva parte di una “classe privilegiata”, che incuteva un certo rispetto. Racconta un aneddoto legato all’occupazione dell’Università di Parma nel 1968: i netturbini dell’”azienda municipalizzata dei pubblici servizi” difesero gli occupanti dagli assalti di gruppi di fascisti insieme con gli occupanti. La solidarietà tra studenti ed operai si basava anche sul riconoscimento dei primi come classe dirigente da parte dei secondi. Questa forma di rispetto permette di capire anche la fortuna del FITU, che era frequentato dai cittadini di Parma: il Teatro Regio era sempre gremito. |
| 01:00:05
L’Happening di Lebel al Regio di Parma |
L’intervistato ricorda l’happening organizzato a Parma da Jean-Jacques Lebel: un evento un poco ingenuo (l’artista invitava il pubblico numeroso del festival a lasciare il Teatro Regio di Parma per scoprire la città) che però “rompeva” esplicitamente con la tradizione degli spettacoli ospitati al Regio e che fece presa sull’intervistato: “Tutto sommato, il teatro classico ci dava un po’ fastidio”. Questo artista chiese espressamente di usare il Regio data la sua tradizione ed importanza. Il FITU, invece, si sposterà nei locali dell’ex ENAL. |
| 01:02:03
Renato Falavigna e le contraddizioni in seno al CUT-Parma |
GGC domanda se tutti i membri del gruppo CUT presero parte alla contestazione della prima dell’opera Stiffelio di Giuseppe Verdi durante le proteste della notte di Santo Stefano del 1968, malgrado la partecipazione a questa creazione del loro direttore Renato Falavigna. FA risponde che, al di là dell’episodio evocato dall’intervistatrice, nel gennaio 1969, tutti i membri del CUT furono chiamati a partecipare ad una creazione di Giorgio Gaslini. Ricorda che Falavigna lo chiamò nei primi anni Settanta per parlargli di un’ipotesi di offrirgli la direzione del Teatro Regio. |
| 01:02:24-01:07:03 | Brano non ascoltabile per tutela privacy |
| 01:03:09
Differenze generazionali e incontri amorosi grazie al FITU. |
Discutendo delle differenze tra le abitudini della generazione di FA rispetto a quella delle sue nipoti, l’intervistato si dilunga su una prima esperienza amorosa con una ragazza incontrata durante un dopo festival a Monticelli Terme (XVII FITU) <Breve interruzione> |
| 01:07:05
Il FITU fra goliardia e impegno culturale; il convegno su Artaud |
GGC riflette sui gradienti festivi/festosi del festival, un aspetto sottolineato spesso da FA ma meno da altri testimoni. L’intervistatrice considera che un “sottotesto” di goliardia permane anche quando il FITU organizza importanti eventi culturali, quali il convegno di Artaud.
Il testimone afferma che il convegno organizzato su Artaud nel 1966 fu una proposta di Calzolari (figura piuttosto esterna al CUT e al FITU), il quale per realizzare l’evento “sfrutta la presenza di Marowitz”, un artista interessato alla pratica e al pensiero del maestro francese. |
| 01:12:10
Contro la goliardia, e la tradizione fascista della goliardia, “una sorta di casta per permettersi tutto”. |
Riprendendo la domanda sulla goliardia di GGC, l’intervistato spiega di essersi opposto a questa modalità di esprimere la cultura universitaria e ricorda le vessazioni vissute dalla madre, iscritta alla facoltà di matematica durante l’epoca fascista, facoltà allora totalmente maschile, quando “i goliardi fascisti la perseguitavano”.Per lui la goliardia “ha qualcosa di nefasto in sé” ma sottolinea anche il legame storico con “i clerici vaganti” che, nel passato, sono stati diffusori di cultura.
La goliardia, “come sottofondo o come inconscio collettivo” che fa parte della cultura profonda del CUT e del FITU, va tenuta presente mentre si analizza il ruolo svolto da queste realtà universitarie per la nascita e il consolidamento di una cultura teatrale a Parma: senza CUT e FITU, il teatro di prosa di Parma non avrebbe così tanti abbonati. |
| 01:14:24
Ancora su FITU e goliardia
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Per FA, il ruolo svolto dal FITU è riscontrabile interrogando la memoria dei cittadini di Parma che appartengono alla sua generazione: tutti hanno fatto esperienza dell’impatto del festival sulla loro città. La goliardia è un “sottofondo o un inconscio collettivo” che ha comunque animato i membri del CUT, e ricorda il caso di Rusconi, stimato chirurgo e direttore del FITU. L’elemento festivo, anche goliardico, del festival permane anche se racchiude in sé un elemento tragico (e l’intervistato evoca nuovamente Artaud). FA afferma che “la realtà è rappresentazione”: fine della rappresentazione è la “possibilità di riconoscere la realtà vera”. |
| 01:16:03
Le ragioni dell’interruzione del FITU nel 1971 e 1972 LISTEN |
GGC chiede a FA di aiutarla a capire le ragioni dell’interruzione del festival nel 1971 e nel 1972, riprendendo poi nel 1973 con piena “soluzione di continuità” con il 1969. L’intervistato spiega che Claudio Sabattini, sindacalista bolognese della Confederazione Generale italiana del Lavoro (CGIL) e uomo molto colto, viene a Parma per fare un corso di cultura politica: “ci indottrinava”. Il momento di scontro interno al CUT – “la notte dei lunghi coltelli” – aveva già avuto luogo, c’era stata la tournée ad Erlangen con L’Eccezione e la regola di Brecht, che ebbe poco riscontro di pubblico, e con Orazi e i Curiazi con la regia di Dall’Aglio.
Il gruppo sente il bisogno di politicizzarsi e invita il sindacalista bolognese, forse chiamato da Le Moli. In questo stesso periodo FA entra a far parte, fino al 1975, di una commissione nazionale del Partito comunista italiano (PCI) dedicata al teatro, grazie a Bruno Grieco, con il quale organizza nel 1981 un convegno sulla drammaturgia contemporanea politica europea a Stresa; lui lo spiazza e lo delude parlando di Heiner Müller.
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| 01:21:01
La politicizzazione del gruppo e la parentesi con cambio di leadership quando Dall’Aglio parte militare. |
Gli Orazi e i Curiazi di Dall’Aglio è esemplificativo del teatro politico espresso dal CUT in quegli anni, che il gruppo porta alla Festa dell’Unità di Formigine – e in questo frangente Karin Munck conosce Le Moli. In questo momento, Dall’Aglio vorrebbe che il CUT rimanesse un gruppo amatoriale molto orientato politicamente e al servizio della classe operaia. Nel 1970, questa fase si interrompe: Dall’Aglio, “erede designato” del vecchio CUT, perde la leadership partendo per il servizio militare, Paolo Bocelli (che aveva già intrapreso la carriera professionale nel 1967, lavorando con Marco Missiroli per la regia de Il matrimonio di Witold Gombrowicz) non aveva però l’ambizione di guidare il gruppo e Le Moli non aveva ancora ottenuto il diploma di scuola superiore, così FA si trovò a subentrare per poco tempo alla direzione del gruppo. |
| 01:24:46
Il paio d’anni con FA leader del CUT/Compagnia del Collettivo |
Cosi il CUT porta in tournée a Lovanio una nuova versione di Gli Orazi e i Curiazi (uno spettacolo nel quale erano satirizzati i protagonisti della Rivoluzione d’Ottobre) con la regia di FA, molto diversa rispetto a Dall’Aglio; lui aveva una cultura politica di ispirazione trotzkista.Nel frattempo il gruppo inizia a provare la pièce di Brecht I giorni della comune ma l’intervistato dice che le prove erano continuamente interrotte per le difficoltà con Tania Rocchetta, che era diventata sua moglie nel 1969. |
| 01:27:48
Il percorso di professionalizzazione all’inzio degli anni ’70, il ritorno di Dall’Aglio, la loro laurea con Cesare Molinari. |
Ritornato Dall’Aglio nel ’72-73, il quale si laureerà con Cesare Molinari, come farà anche FA nel 1974. In questa fase, il gruppo faceva qualche spettacolo, nasce la prima figlia di FA nel 1970, poi il CUT si esibisce al festival di Chianciano con La grande paura. Settembre 1920. L’occupazione delle fabbriche ed inizia un percorso di professionalizzazione e di possibilità di stipendiarsi. FA evoca le creazioni Il Re è nudo di Evgenij Schwarz del 1971 e La colpa è sempre del diavolo di Dario Fo, del 1973, entrambe con la regia Bogdan Jerković. |
| 01:29:37
Il ritorno di Jerković al CUT-Parma |
Il ritorno di Jerković alla direzione del gruppo parmense è una proposta di FA stesso. Ricorda una scena di un breve spettacolo nel quale l’intervistato interpretava un operaio che, sulle note de La Traviata, incontrava la Repubblica, impersonata da Tania Rocchetta. |
| 01:30:28 | Interruzione per il pranzo. Fine della prima parte dell’intervista. |
| File Audio 2 | |
| 00:00:00 | Introduzione |
| 00:00:13
Il teatro al servizio della classe operaia |
GGC riprende il discorso, incentrato sull’interruzione del FITU nel 1971 e nel 1972. FA ritorna sulla politicizzazione e sulla professionalizzazione progressiva della compagnia e il venir meno della “linea di continuità del vecchio CUT”. Il gruppo ora vuole servire le classi popolari e si forma in tal senso. FA aggiunge che in una città come Parma “era abbastanza difficile non essere un po’ di sinistra” e ribadisce gli elementi precedentemente menzionati. |
| 00:00:13
L’assenza di Gigi Dall’Aglio |
Le trasformazioni in questo contesto, nel quale l’intervistato ha un ruolo “propositivo” a causa dell’assenza di Dall’Aglio, “marcano una divisione piuttosto netta” con chi si occupava del festival non essendo del CUT (come Alberto Rusconi che “per fortuna per il festival” mantiene la direzione). <Breve interruzione> |
| 00:04:33
Giorgio Gennari collaboratore del FITU |
Rusconi, in qualità di direttore del FITU, coinvolge forse Giorgio Gennari nell’organizzazione del festival (intervistato e intervistatrice guardano alcune foto de La grande paura. Settembre 1920. L’occupazione delle fabbriche e nominano Tiziana “Tania” Rocchetta, Roberto Frati, Paolo Bocelli e Rosaria Guacci). FA accenna a delle attività svolte da Gennari per il FITU. |
| 00:06:11
Il CUT sentiva il FITU superfluo rispetto ad un “teatro di classe” LISTEN |
Il gruppo di attori che mette in scena La grande paura. Settembre 1920. L’occupazione delle fabbriche ritiene il FITU non utile al teatro politico che vogliono realizzare: il festival era ritenuto “una specie di festa, appunto, un simpatico modo di sprecare il tempo”. FA evoca un aneddoto rispetto ad una versione del Macbeth presentato da una compagnia portoghese, finanziato dalla fondazione Calouste Gulbenkian e perciò contestato e parla di un “puritanesimo ideologico che ci spingeva a stare chiusi in noi stessi”. Nel 1972 il gruppo partecipa alle campagne del Partito comunista italiano (PCI) accettando di rendersi “strumenti politici”. |
| 00:07:48
I primi anni del CUT-Compagnia del Collettivo e la bocciatura dello spettacolo Arditi del popolo |
L’intervistato evoca la nascita della cooperativa La Compagnia del Collettivo, ricorda il ritorno di Dall’Aglio all’inizio degli anni Settanta dal servizio militare e il suo impegno universitario, mentre FA si laurea nel 1974. La creazione de Il Re è nudo è il momento in cui Dall’Aglio riprende la collaborazione con il gruppo, dopo una “fallimentare esperienza”, la creazione dello spettacolo commissionato dall’Associazione ricreativa italiana (ARCI) 1921. Arditi del popolo scritto da Giancarlo Andreoli e da Leoncarlo Settimelli. Questo spettacolo fu visto da una commissione ARCI e PCI che lo bocciò per ragioni artistiche e politiche, della quale faceva parte anche Roberto Toni, un organizzatore teatrale e collaboratore di Carlo Cecchi. |
| 00:11:38
La campagna con il PCI in Campania e in Basilicata |
Nel 1972, Jerković torna a dirigere il gruppo, FA con Rocchetta e Giorgio Gennari partecipa alla campagna elettorale del PCI mentre chi, come Le Moli, rimane a Parma ottiene dei “vantaggi di posizione” dati dalla militanza nel PCI di Parma. |
| 00:12:33
Il percorso di Ambrosini oltre Parma |
FA chiede di vedere i programmi del FITU per ricordarsi meglio le edizioni alle quali ha assisto ma racconta subito che il suo progetto a lungo termine con il gruppo fosse partire dall’indagine sul popolare ma per tornare al classico (o viceversa). Questa posizione lo porta ad entrare in conflitto con Jerković, ma questo contrasto non aveva ragioni profonde. Ricorda la tesi sostenuta con Molinari e consacrata a Giordano Bruno, che mostra a GGC.
In seguito si dedica all’apertura dell’attuale Teatro Due, partecipa alla creazione de Le cinque piaghe della Santa Repubblica e “assicura la presenza” in seno alla compagnia per altre creazioni, poi parte per Torino per collaborare con il gruppo Teatro Gioco Vita (TGV), insieme con Diego Maj. Collabora, infine, con lo Stabile di Torino. |
| 00:18:28
Spettatore delle ultime stagioni del FITU |
Aneddoto di uno spettacolo dell’ultimo FITU visto con Roberto Piumini, sua compagno di Università a Milano. Ricorda di aver assistito ad alcuni spettacoli del FITU ma ha bisogno di visionare i programmi. GGC mostra a FA i programmi delle edizioni dal 1969: l’intervistato ricorda una “compagnia rumena”. L’intervistatrice elenca tutti gli spettacoli presentati in quella edizione, ma non la trova |
| 00:21:17
L’edizione FITU del 1973: le spade di Bagnasco, i Maggi di Costabona, la ricerca sui Maggi della Bismantova con Cesare Molinari |
Cercando riferimenti rispetto alla troupe rumene di cui FA ha memoria, l’intervistatrice ripercorre anche il programma della XIX edizione del FITU.
L’intervistato ricorda uno spettacolo a Torre Chiara, probabilmente la Danza della spada (Bal do sabre) di un gruppo popolare di Bagnasco. Ricorda anche l’esibizione dei Maggi di Costabona, sempre nei pressi del Castello di Torre Chiara, e ne canta il motivo sonoro. In quel periodo con il prof. Molinari fecero una ricerca del CNR sui Maggi della Bismantova |
| 00:23:26
Altri ricordi teatrali di un festival |
FA aiutato da GGC ricorda La Cuadra di Siviglia e il gruppo Kaloum-Tam Tam con lo spettacolo Le Danze della foresta sacra (uno spettacolo che ha forse avuto luogo “per strada”). Ha memoria di spettacoli rappresentati sul palco dell’Ex ENAL (futuro Teatro Due). Guardando i programmi del 1974 e del 1975, FA ricorda di aver fatto venire a lavorare a Parma l’organizzatrice teatrale Ornella Vannetti. Ricorda anche di aver assistito a Renga Moi; l’intervistatrice allora rimarca che l’intervistato frequentava il festival benché non facesse più parte del gruppo di Parma. |
| 00:27:32
1974: La trasformazione della troupe in compagnia finanziata dal Ministero che prende la direzione del FITU LISTEN |
L’intervistato riflette sul fatto che ormai la troupe è una cooperativa professionale e finanziata dal Ministero, FA e GGC riflettono sul ruolo di Alberto Rusconi, direttore del FITU ma anche, più avanti, di Teatro Festival. FA ritiene che la trasformazione del FITU inizi con il 1969 (gli pare che in questo periodo parte delle sovvenzioni ministeriali vengano meno); per qualche anno il CUT manca; intanto i finanziamenti cambiano, poi alcuni membri CUT o ex-CUT lavorano a riattivare al festival. Dopo il 1975, la compagnia abbandona il Festival e si concentra nel progetto di riconversione in spazio teatrale degli attuali locali del Teatro Due, realizzato alla fine degli anni Settanta grazie alle conoscenze politiche di Walter Le Moli. |
| 00:30:32
1974: “Via da Parma” |
FA ricorda di essere partito da Parma alla volta di Roma nel 1974, per fara da assistente alla regia di Mario Missiroli per la sua versione del Tartufo di Molière. Ripete di essere andato a lavorare a Torino nel 1975 e di aver realizzato alcune regie liriche nel 1979. In seguito collabora nuovamente con Giorgio Guazzotti e con Missiroli e ha organizzato festival ad Asti e a Cuneo oppure dei convegni, come quello già menzionato a Stresa. |
| 00:31:52
La carriera teatrale di Ambrosini, verso l’opera lirica |
Mette in scena spettacoli quali l’Anfitrione di Plauto (una regia inizialmente affidata ad Elio Petri), uno spettacolo dedicato alla tragedia del Vajont, un altro scritto da Vittorio Sermonti a partire dagli scritti di Victor Sklovskij, e El retablo de Cervantes, curandone la drammaturgia e la regia.Dal 1977, a partire da un’opera messa in scena a Treviso, si occupa di regie liriche, che realizza al Teatro Regio di Torino e di Parma. |
| 00:33:38
La differenza tra il FITU degli anni Settanta e Teatro Festival negli Ottanta |
Pensando alla fine del FITU nel 1975 e al successivo Teatro Festival (ndr. il festival svoltosi annualmente al Teatro Due fra il 1983 e il 1998), afferma la differenza “radicale” tra i due festival, in particolare in ragione della selezione delle troupe invitate, tutte professionali e affermate nel caso di Teatro Festival, ma anche in base alla diversa composizione del pubblico di queste manifestazioni. |
| 00:34:28
Semiramide a Parma |
Ricorda di aver messo in scena l’opera Semiramide di Gioacchino Rossini al Teatro Regio di Parma (1985), mostra un documento relativo a questo spettacolo e racconta elementi di questa regia o aneddoti. In particolare, ricorda i complimenti di Alberto Zedda |
| 00:40:48
La partecipazione al convegno di Porretta Terme, 18-20 giugno 1971, voluto da ARCI e PCI |
GGC chiede a FA di parlargli della sua partecipazione al convegno tenutosi a Porretta Terme nel 1971, Per una nuova cultura teatrale, per una riforma del teatro drammatico e musicale. FA spiega che si era nella fase che vede il CUT-Compagnia del Collettivo diventare Cooperativa ed entrare nel circuito distributivo dell’ARCI, prima del 1971 o 1972 legato a Dario Fo. In quel momento, però, Fo lascia questa organizzazione culturale di vasta scala, legata al PCI, e si radicalizza politicamente, legandosi al movimento maoista. Spiega che il convegno a Porretta Terme, voluto dall’ARCI e dalla direzione del PCI, è una risposta a questa rottura. Ricorda alcuni interventi. |
| 00:43:39
Al convegno come rappresentante del CUT-Compagnia del Collettivo
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GGC chiede se abbia partecipato al convegno qualità di rappresentante del CUT-Parma o della Compagnia del Collettivo; FA risponde di essere andato come rappresentante ufficiale e di aver preso la parola in nome del gruppo parmense, che ormai era diventata una cooperativa, la Compagnia del Collettivo, ma non voleva perdere il legame con il teatro universitario, anche nel nome. Questo legame aveva un valore simbolico, ugualmente sentito da altri gruppi che operavano in seno al circuito ARCI e che erano nati come CUT (evoca Perugia e Firenze, ricorda Valerio Valoriani e cita Carlo Cecchi). |
| 00:44:55
Danilo Sardella e le posizioni politcamente eterogenee interne al CUT-Parma |
GGC chiede chi fosse Danilo Sardella.
Fa dice che con questo membro del CUT aveva contattato Italo dall’Orto per capire come fondare una Cooperativa. Spiega che Sardella aveva recitato nell’Ubu Re del CUT, poi si era arruolato nella Marina militare. Finito il servizio, al momento della rottura del gruppo, lui rimane su posizioni di sinistra non radicale. La domanda permette all’intervistato di spiegare a che punto le posizioni politiche dei membri del CUT-Parma fossero eterogenee, cita i nomi di Giancarlo Ilari e quello di Tito Livio Rossi, quest’ultimo di estrema destra, ed aggiunge che al momento della scissione, alcuni affermarono l’estraneità strutturale del teatro alla politica (una posizione giudicata da FA “una sciocchezza”). |
| 00:47:22
Giorgio Belledi e i corsi di recitazione parmensi
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L’intervistato ricorda di aver aperto una scuola di recitazione nel 1969 e GGC domanda subito se fosse stata successiva o alternativa a quella fondata da Giorgio Belledi. FA parla allora di questo regista, della sua figura e della sua postura intellettuale, in quegli anni opposta alla linea maggioritaria del CUT. Intervistato e intervistatrice verificano le date e le regie realizzate da Belledi per il CUT, anche in relazione con il periodo di assenza temporanea di Jerković da Parma. Ambrosini ricorda l’impiego di Belledi al Regio e una sua regia del Barbiere di Siviglia e afferma che era “un uomo intelligente”. Tornando a verificare le regie di Belledi per il CUT, GGC evoca il cambiamento del repertorio del CUT a partire da Il Bagno di Majakovskij con la regia di Jerković. FA crede che Belledi abbia avuto delle scuole di teatro a Parma dopo il suo impegno nel CUT, mentre Jerkovic era assente da Parma, e ricorda la regia di uno spettacolo di Ferdinando Camon (ndr., non Carlo Terron, un errore di nome corretto oltre) |
| 00:52:06
Ornella Vannetti |
Fra le fotografie FA riconosce Ornella Vannetti. La professionista di origini fiorentine già lavorava nel circuito regionale toscano, l’intervistato la conobbe ad una riunione del PCI ad Ariccia e le chiese di venire a lavorare a Parma, facendola anche recitare (per poterla pagare),anche se si è sempre occupata più che altro di organizzazione. Nel momento della crisi in seno al gruppo, successiva alla creazione di Arditi del popolo, Vannetti si attesterà su delle posizioni contrarie a quelle di FA (il quale vivrà questa dinamica come un “tradimento”). |
| 00:53:51
Il Re è nudo |
L’intervistato ricorda l’importanza de Il Re è nudo: uno spettacolo semplice ed efficace, molto richiesto. Ricorda la scenografia di Giancarlo Bignardi, il finale e la trovata di far entrare in scena tutto il gruppo di attori nudi ma con una copertura di pelo sul pube che faceva molto ridere il pubblico. Racconta un aneddoto legato ad uno scherzo fatto a Jerković. |
| 00:55:22
Bogdan Jerković e le sue regie per la Compagnia del Collettivo |
GGC chiede a FA del suo rapporto con il regista croato. L’intervistato lo ricorda come “un uomo molto simpatico, molto empatico, molto autonomo”. Ricorda un aneddoto legato alla loro permanenza a Roseto degli Abbruzzi, la sua fisicità e la sua attenzione per l’aspetto “mimico gestuale” dello spettacolo e intona la canzone finale de Il Re è nudo. Ricordando un anno di particolare crisi personale, FA parla anche di una vacanza in una casa di Jerković. Ritiene che il regista croato avesse un’impostazione “meyercholdiana”, anche per limiti linguistici e ricorda che “gli piaceva molto il grottesco”. La colpa è sempre del diavolo, uno spettacolo di grande successo, era molto amato da questo regista. Intervistato e intervistatrice nominano la creazione de Il quinto stato, da Ferdinando Camon, così correggendo una precedente imprecisione legata al drammaturgo Terron. Il quinto stato è uno spettacolo esemplificativo della difficoltà di Jerković nell’affrontare scenicamente situazioni anche psicologiche. FA ricorda la scenografia di Bignardi. Le cinque piaghe della Santa Repubblica, uno spettacolo che segna l’inizio della politicizzazione del gruppo e con aspetti vicini alla “commedia dell’Arte”, era perfettamente nelle corde del regista croato. Negli spettacoli nei quali “agli attori era consentito” di agire in una maniera “burattinesca”, Jerković era il regista perfetto (ma non avrebbe mai potuto interpretare Ibsen). |
| 01:01:28
Il supermaschio e la scissione del CUT |
GGC chiede a FA della relazione tra la scissione del CUT e l’interruzione delle prove dello spettacolo Il supermaschio, un testo di Alfred Jarry riadattato da Costantini e da Dall’Aglio. L’intervistato spiega che questo spettacolo non fu realizzato perché Jerković “non sapeva come farlo”, perché era un testo troppo lontano dall’Ubu Re, anche gli attori “facevano fatica” e il regista “avrebbe voluto qualcuno dei vecchi attori”. Forse anche Giancarlo Ilari non era d’accordo con la scelta di questo testo. |
| 01:03:27
XVII FITU (1969): alcuni CUT che progettano un circuito alternativo all’ ETI (in anticipo rispetto a quello dell’ARCI) |
GGC chiede a FA di parlargli del documento dei CUT italiani redatto a Monticelli Terme, nel corso di un dopo-festival. FA spiega che intorno al 1969 Roberto Bacci, alcuni rappresentanti del CUT-Perugia “La Fonte Maggiore” e lui stesso in qualità di rappresentante del CUT-Parma pensarono ad un progetto per una organizzazione nazionale alternativa all’Ente teatrale italiano (ETI), per garantire un circuito ai CUT che andavano professionalizzandosi, circuito che avrebbe dovuto essere diretto da Bacci, una proposta espressa dall’intervistato stesso e che anticipava il circuito dell’ARCI. Il progetto poi sfumò |
| 01:05:21
I rapporti con i festival di Nancy e Zagabria (IFSK)
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GGC chiede a FA se il FITU avesse come riferimento i festival di Zagabria e di Nancy, evocando l’intervista a Andrea Calzolari. L’intervistato spiega di non aver partecipato al festival di Nancy, mentre Le Moli rivendica di aver scoperto al festival francese Pina Bausch. L’intervistatrice evoca le tracce della rivalità tra il festival parmense e quello francese, FA sottolinea lo sciovinismo transalpino e ribadisce di non aver partecipato a Nancy ma “Zagabria era sicuramente un appuntamento importantissimo”. Ricorda la situazione politica peculiare, ma anche le difficoltà economiche della Jugoslavia. Malgrado ciò, moltissime troupe internazionali, soprattutto inglesi, frequentavano l’IFSK e ricorda una discussione con un “anarchico inglese”, forse di Leicester. I membri del CUT guardavano con interesse al modello politico jugoslavo e sottolinea la “relazione abbastanza affettuosa” con quel paese. Inoltre era “il festival più vicino all’Oriente”. |
| 01:09:52
Il Festival di Wroclaw |
L’importanza del Festival Internazionale del teatro di Wroclaw era legata alla sua appartenenza al mondo “del socialismo reale”. FA afferma di esserci andato due volte e spiega come, malgrado le dichiarazioni politiche superficiali, lui e i suoi compagni erano “terrorizzati” dal mondo del Patto di Varsavia, e pensa al viaggio realizzato in Polonia e in Cecoslovacchia nel 1966. |
| 01:10:44
Il Festival di Erlangen |
“Erlangen era un festival ben organizzato”, soprattutto dal punto di vista dell’attenzione della stampa all’evento. GGC ribatte che anche a Parma la copertura giornalistica era importante. FA sottolinea che nel caso della venuta del CUT-Bari, per esempio, La «Gazzetta del Mezzogiorno» si interessava all’evento perché vi prendevano parte Maurizio Micheli e Michele Mirabella. Il CUT-Parma era comunque abbonato all’ «Eco della Stampa». In conclusione, per l’intervistato il CUT di Parma è la realtà di teatro universitario che ha più di tutti frequentato i festival internazionali. |
| 01:10:44
Beno Mazzone e il Teatro Libero |
GGC sollecita FA rispetto al Teatro Libero di Palermo, l’intervistato ricorda la peculiare figura di Beno Mazzone. Menziona una sua regia non riuscita del testo Visi noti sentimenti confusi di Botho Strauss. Sottolinea che il gruppo di Mazzone (ndr., il Teatro Libero) non era un CUT, ma solo legato a questo regista palermitano. |
| 01:15:11
La sinistra a Parma negli anni Sessanta e l’influenza della DC
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Facendo riferimento alla precedente intervista a Becchetti, GGC interroga FA sulla presenza o meno di intellettuali di sinistra a Parma e sull’assenza di studenti di sinistra all’interno degli organi rappresentativi degli studenti.
FA riflette sui sindaci di Parma e il loro legame con la DC, facendo riferimento soprattutto ad Elvio Ubaldi, un ingegnere eletto con una lista civica, in realtà un esponente della Democrazia cristiana (DC). Il legame con la DC era molto forte e sotterraneo anche fra molte persone del FITU. L’intervistato evoca la specifica composizione politica di una Regione come l’Emilia Romagna, dove i giovani della DC “erano molto presenti” nella vita universitaria. |
| 01:19:41
Il PCI, Roberto Taverna e gli eventi che portano all’occupazione dell’Ateneo di Parma nel 1968 |
FA parla di Roberto Taverna, un suo collega di università, figlio di un militante del Partito Socialista Italiano di Unità Proletaria (PSIUP) e racconta un aneddoto. In qualità di militante della Federazione Giovanile Comunista Italiana (FGCI), Taverna fu incaricato dal partito di occuparsi del movimento studentesco. Gli eventi che avevano avuto luogo a Strasburgo nel 1967 avevano creato una eco anche in Italia e all’Università di Parma, e il PCI cercava di “governare” il movimento tramite i suoi militanti. Taverna indì una riunione in aula dei Filosofi, nel dicembre 1967, presentando le proposte del PCI per le politiche universitarie ma FA lo interruppe e, brandendo una prima pagina del mensile «Quindici», affermò di voler parlare “del potere nell’Università” e propose l’occupazione, proposta accolta con grande entusiasmo da studentesse e studenti e con preoccupazione da Taverna. |
| 01:25:10
L’Assemblea permanente all’Università e i partiti della sinistra a Parma negli anni ’60 e ‘70 |
FA spiega che in conseguenza di quanto sopra, nel dicembre 1967 viene proclamata una Assemblea permanente nell’Università di Parma, frequentata da tutte e tutti, anche da militanti liberali, repubblicani o democristiani, oltre a quelli di sinistra. Questo diede a Parma un profilo peculiare.L’intervistato ricorda come a Parma, per molti anni, il PCI non abbia avuto rivali alle elezioni comunali, sottolineando però il grandissimo peso dei socialisti. FA parla della figura di Giuseppe Negri, militante socialista e per molti anni Assessore alla Cultura e direttore del Teatro Regio di Parma, che ha ricoperto questo ruolo con merito ma sicuramente grazie alla sua appartenenza politica. |
| 01:27:13
Il 1968 a Parma e il ruolo della FGCI e del Rettore |
L’intervistato ricorda che nel corso dei primi mesi del ’68 iniziarono molte assemblee, in particolare nei saloni della Facoltà di Medicina, dove più forte era la presenza della Federazione giovani comunisti italiani (FGCI). Taverna presiedeva queste assemblee. FA ricorda anche la figura del rettore Carlo Bianchi, di cui Taverna frequentava la casa seguito, saltuariamente, anche dall’intervistato. |
| 01:28:51
Il PCI: un partito di mediazione, soprattutto in Emilia, e le sue politiche culturali |
L’intervistato spiega a che punto il PCI degli anni Settanta volesse imporsi come una forza politica credibile, di governo e di mediazione con le altre forze politiche. Cita Enrico Berlinguer, un suo comizio molto seguito in Piazza del Plebiscito ma critica aspramente Walter Veltroni. FA descrive la commissione cultura del partito come un organismo “che funzionava”, e ricorda la figura di Bruno Grieco. L’idea stessa di un convegno a Stresa nacque nel corso di una riunione a Rimini (durante una “assemblea generale dei responsabili della cultura del PCI”) su proposta di Grieco; l’intervistato ricorda anche la ricezione di una lettera di Luca Ronconi portata ai partecipanti a quell’assemblea da Elisa Kadigia Bove. |
| 01:31:10
Il PCI, la linea del compromesso storico, la politica culturale inclusiva |
FA spiega che il PCI aveva la necessità di mantenere il legame con la tradizione comunista ed aggiunge: “Ad Enrico Berlinguer non sarebbe mai venuto in mente di cambiare il nome del Partito”. E ricorda la figura di Achille Occhetto. Berlinguer voleva normalizzare il PCI, al di là della linea di Palmiro Togliatti. “L’idea del compromesso storico è che tra grandi forze popolari si può governare”: l’intervistato spiega così la natura del “compromesso storico” con la DC. FA ricorre ad un aneddoto relativo al suo arrivo a Milano nel 1983 per aprire il Teatro La Piccola Commenda: Umberto Emiliani, professore di fisica dell’Università di Parma, presenta l’intervistato al vicesindaco del PCI di Milano il quale ingiunge a FA di non fare un teatro legato ad un solo partito politico, nemmeno il PCI. |
| 01:34:03
Il PCI in Emilia-Romagna, partito di governo |
L’intervistato spiega che questa logica di governo del PCI, inclusiva, ha permesso in Emilia-Romagna di avere delle giunte regionali stabili, riflettendo anche sulla natura fondamentalmente riformista del Partito socialista italiano (PSI), definito un “partito di potere”. I compromessi di governo tra PCI e PSI sono sempre stati molto forti in questa regione, riuscendo ad accontentare tutti, anche la DC. |
| 01:35:13
Taverna, la mediazione del PCI emiliano con il movimento studentesco, la riforma di ordinamento degli studi ottenuta in Regione |
FA inserisce in questo contesto regionale l’azione di Taverna nell’Università di Parma in qualità di militante del PCI, che aveva la missione di mediare tra le spinte più estremiste e le esigenze della direzione politica del partito. Per fare un esempio della responsabilità di governo del PCI, l’intervistato spiega che i manifestanti implicati nelle azioni del 1968, una volta arrestati, furono tutti rilasciati su indicazione del sindaco comunista di Parma. FA spiega che in questo clima particolare, il movimento studentesco di Parma riuscì ad arrivare ad una riforma dell’ordinamento degli studi universitari, caso isolato rispetto al resto dei movimenti italiani. |
| 01:37:08
Danilo Sardella e la militanza di Ambrosini nel PCI |
FA spiega di essere diventato un militante del PCI su invito di Sardella, il quale lo aveva anche introdotto ad una assemblea del gruppo “direttivo” del partito. Sardella poi lavorerà nella Confederazione Generale Italiana del Lavoro (CGIL).L’intervistato condivide con l’intervistatrice il contatto telefonico di Sardella e quello di Roberto Costantini. |
| 01:41:38
Le atmosfere dei festival di Zagabria e di Erlangen
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GGC chiede a FA di parlargli delle differenze tra le atmosfere dei vari festival universitari del teatro da lui frequentati. L’intervistato ricorda in particolare l’atmosfera di condivisione a Zagabria (ricorda il cibo e le persone scoperte in Croazia). Ritorna su un episodio già raccontato relativo a una riunione dell’UITU. Il festival di Erlangen era immerso in un’atmosfera completamente diversa, molto più fredda. Il CUT-Parma aveva certamente subito negativamente i giudizi critici verso Uccellacci e uccellini, ma non ha molti ricordi piacevoli della città. Il teatro dove le troupe si esibivano era però molto bello. |
| 01:44:12
Ricordi personali |
L’intervistato parla del suo rapporto con la prima moglie, Tania Rocchetta, la cui rottura è parzialmente legata al suo allontanamento da Parma e dalla Compagnia del Collettivo. |
| 01:58:08 | Conclusione |
Listen Audio
Vai alla Scheda Biografica
Interview Duration: 04:00:00
Registration Duration: File 1 01:30:30 (01:35:44) File 2 01:58:20 (01:59:25)
Format: mp3
Type: Audio
Language: Italiano
Subjects:
Original Document Placement:
- ICBSA, Via Caetani 32, 00186, Roma
- Museo Biblioteca dell’Attore, Via del Seminario 10, 16121, Genova
- Dipartimento Discipline Umanistiche, Sociali e delle Imprese Culturali (DUSIC), Università degli Studi di Parma
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Tutti i materiali audio presenti nel portale di Patrimonio orale sono proprietà esclusiva di Ormete e dell’intervistato.
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Citation:
Intervista a Ambrosini Flavio, di Govi Cavani Giulia, Milano, il 06/03/2025, Progetto “Il teatro dei festival tra locale e globale (PRIN 2022)”, Collezione Ormete (ORMT-13q), consultata in URL:< https://patrimoniorale.ormete.net/interview/intervista-a-ambrosini-flavio/>, (data di accesso).
Relation:
- Intervista a Rusconi Alberto
- Intervista a Ilari Giancarlo
- Intervista a Reggi Sergio
- Intervista a Valentini Chiara
- Intervista a Patini Oddone
- Intervista a Calzolari Andrea
- Intervista a Medimorec Miro
- Intervista a Ghiretti Mario
Bibliography:
- Ambrosini Flavio, Bearbeitungen Drammaturgie. Il lavoro teatrale, s.l., Orizon-New, 2020.
- Ambrosini Flavio, Scherza coi santi…, s.l., Orizon-New, 2020.
- Ambrosini Flavio, Scritture per il teatro, s.l, Orizon-New, 2020.
- Ambrosini Flavio, Teatro di propaganda o teatro d’arte, in Per una nuova cultura teatrale. Per una riforma democratica del teatro drammatico e musicale (atti del Convegno di Porretta Terme, 18-20 giugno 1971), Bologna, Ufficio Stampa della Regione Emilia-Romagna, 1971, pp. 51-52.
- Ambrosini Flavio, Traduzioni di teatro: Molly Sweeney, La Serva Zerlina, s.l., Orizon-New, 2020.
- Becchetti Margherita, Il teatro del conflitto. La Compagnia del Collettivo nella stagione dei movimenti. 1968-1976, Roma, Odradek, 2003.
- Becchetti Margherita et alii, Parma dentro la rivolta. Tradizione e radicalità nelle lotte sociali e politiche e di una città dell’Emila rossa, Milano, Punto Rosso, 2000.
