Intervista a Giuditta Perriera

ORMT-07PAf

00:00:00 – 00:08:11

Richieste preliminari

Saluti e preliminare spiegazione del progetto, l’intervistatrice racconta di quali altri testimoni abbia incontrato, tra cui il fratello Gianfranco, Antonio Marsala, Gabriello Montemagno, Piero Violante. Tra i testimoni non sentiti vengono citati Antonino Testa, Rita Calapso, Marisa Maraventano.

00:08:12 – 00:14:27

L’autobiografia di Michele Perriera, Romanzo d’amore

La testimone racconta di non aver vissuto il periodo in oggetto della ricerca, successivamente ha frequentato alcuni tra i testimoni, ricordando che il fratello ha avuto maggiori attenzioni nel raccogliere dati ed esperienze. L’intervistatrice condivide il piacere della lettura dell’autobiografia di Perriera, Romanzo d’amore, testo fondamentale per ricostruire quel periodo. La testimone conferma l’importanza del quadro fornito nel romanzo, pur essendo un ritratto personale dell’autore, ma comunque utilissimo nel restituire il respiro culturale e politico di quarant’anni di Palermo. Poi racconta della quantità importante di materiali scritti a penna dal padre, in loro possesso.

00:14:28 – 00:15 28

Accettazione

Richiesta di partecipazione e accettazione.

00:15 29 – 00:16:33

Morte per vanto, ricordi della testimone bambina

La testimone non ha vissuto il periodo del CUT, ma ha sempre vissuto in un clima teatrale.  Tra i suoi primi ricordi legati al teatro ce n’è uno legato allo spettacolo Morte per vanto, proprio del padre, in scena al teatro Biondo che ancora non era teatro stabile: le si profila un’immagine lampante tanto da impedirle di muoversi, sulla scena degli esseri grigi immobili, che per lei erano tutti morti, che la impaurivano e affascinavano.

00:16:34 – 00:17:32

Presentazione della testimone

Formule rituali di introduzione della testimone.

00:17:33 – 00:19:45

Esordi in teatro

La sua scelta di fare teatro: nonostante la sua infanzia sia stata da sempre immersa nel teatro, arriva da adolescente la consapevolezza di voler frequentare la scuola del padre. Ricorda delle tante riunioni con i giovani che frequentavano la casa del padre. La definisce una atmosfera febbrile e già di per sé teatrale.

00:19:46 – 00:22:08

Il gabbiano di Cechov per la regia di Perriera

La scelta arriva dopo aver visto Il gabbiano di Čechov messo in scena dal padre nel 1981, a conclusione del primo ciclo di allievi attori della scuola di teatro Teatès, che aveva iniziato nel 1979, di cui ricorda le inimmaginabili posture e situazioni complesse che la affascinano. Il padre però le impone di aspettare i 16 anni prima di poter iniziare.

00:22:09 – 00:26:37

 

Organizzazione scuola Teatès

Racconta, su richiesta dell’intervistatrice, come fosse impostata la scuola: come un’accademia biennale, da frequentare tutti i giorni dalle 3 alle 5 ore, il pomeriggio, presso la quale si svolgevano diversi insegnamenti, tra dizione, lettura, improvvisazione, teorie della scena, movimento, danza e acrobatica e laboratorio, la classe che teneva una volta a settimana Perriera. Emerge un’attenzione per i grandi maestri della scena contemporanea, studiati sia teoricamente che nella pratica. Lavoro sul profondo, duro ma molto stimolante. A conclusione del 1° anno c’era un saggio, mentre il 2° anno venivano presentati saggi dopo ogni modulo. C’era anche un corso di regia. Durante questi moduli veniva percorsa tutta la storia del teatro, facendo spettacoli legati alle varie epoche, creati per luoghi diversi: alle grotte dell’Addaura per il rito, a Segesta per il teatro greco, in chiese sconsacrate per il teatro medievale e così via. La scuola Teatès forniva tutte le consapevolezze tecniche ma l’impostazione di chi amava la sperimentazione.

00:26:38 – 00:35:31

Il teatro di Michele Perriera secondo Giuditta, un “teatro della profondità e della rinascita”

Per la testimone quello di Perriera era un “teatro della profondità e della rinascita”. Non lo ha mai visto come un pessimista ma come un realista e utopista, aveva “l’esigenza di scavare nelle contraddizioni, nelle ombre della vita, per lasciare aperta la possibilità di decidere cosa fare”. L’intervistatrice ritrova nelle parole della testimone alcuni termini presenti nel Romanzo d’amore: dalla sacralità perduta alla necessità di essere scomodi, intransigenti; ricerca dello svelamento e rivelazione del reale, idea che il teatro sia la chiave che possa scardinare la maschera della quotidianità. Giuditta riconosce al padre una sensibilità profondamente femminile, materna, curiosa, pratica, creatrice, che comprende le cose e le mette in pratica, capace spingere gli altri a proseguire da soli. Atteggiamento che ritrova non solo in scena ma anche nei testi di Michele: i personaggi femminili sono tra i più positivi, tracciano la strada, una visione molto sfaccettata. Altro aspetto apprezzato come regista riguarda il dare importanza a tutti, anche coloro che avevano ruoli minori risaltavano perché erano continuamente in scena e venivano creati quadri paralleli. “Niente in quello che lui faceva serviva solo per fare numero”. Se dovesse definire il teatro di suo padre adesso parlerebbe di “una profondità inclusiva”.

00:35:32 – 00:39:32

Modalità di messa in scena, prima cimentarsi con i grandi

Grande lavoro di ricerca e studio sul testo prima della messinscena. Inizialmente ha messo in scena classici contemporanei, anche attraverso riscritture e sempre con un punto di vista preciso: Beckett, Pirandello, Dürrenmatt, Čechov, Ionesco.  Negli ultimi 15 anni di carriera si è dedicato solo ai suoi testi. Perriera aveva una doppia vita: da una parte concreta, di messinscena e formazione ma sempre con i gruppi (raramente ha scritto dei monologhi, lo intristivano), un’altra parte dedicata alla scrittura di romanzi e di testi teatrali.

00:39:33 – 00: 41.18

Il testo Atto unico al CUT

Atto unico, il testo con cui si presentò al CUT non fu messo in scena da Perriera, suo era solo il testo, e in quell’occasione Antonio Marsala recitava nel ruolo dell’autore. Solo con Teatès inizia a ragionare come regista, non prima.

00: 41.19 – 00: 44:34

Il CUT significava per quei giovani confrontarsi con qualcosa di alto, elevato, fare ricerca.

 

La testimone non ha alcun ricordo diretto sul CUT, se non che entrambi i genitori raccontavano sorridendo che era stato un posto in cui si respirava un’aria di innovazione e gioia, ognuno portando una sua visione, volontà di una ricerca alta. Atmosfera diversa dal loro periodo storico, perché a Palermo non c’era niente (qui il commento dell’intervistatrice che riporta come tanti altri testimoni abbiano detto la stessa frase), quindi il CUT, in una “Sicilia emarginata” è stato “lo spiraglio di una vita diversa da una vita cupa e senza luce”. (43:39). Conclude sostenendo che, malgrado la solitudine e l’isolamento, quelle giovani menti  poterono riunirsi e fare cose straordinarie.

00:44:35 –00:50:42

Il rapporto profondo di Perriera con la Sicilia, il suo rifiuto dell’etichetta di ‘sicilianità’.

Per Perriera quegli anni sono stati un periodo florido: la partecipazione al Gruppo 63, la pubblicazione del suo libro scritto assieme a Gaetano Testa (La scuola di Palermo, Feltrinelli 1963, ndr), Musica nuova di Luigi Nono. Perriera era un “realista utopista”, Voleva vivere in Sicilia, aveva avuto la possibilità di stare in Toscana, ma rifiutò, proprio perché desiderava mettere insieme delle persone e tendere al miglioramento. In questo senso era contro la connotazione di “sicilianità”, contro il dialetto perché non voleva essere identificato con la regionalità, nonostante gli stimoli potessero arrivare dalla sua terra. La testimone rileva il problema che per la Sicilia la narrazione dell’essere confinati funziona.

00:50:43 –00:58:33

Il teatro dei 172, incastonato fra famiglie e casa d’appuntamenti

 

La testimone ha visto recitare Gabriello Montemagno, fin da Morte per vanto, anche Antonio Marsala, Rita Calapso, ma dopo gli anni del CUT. Ricorda che i suoi genitori e i loro compagni scherzavano sul Teatro dei 172 come di un luogo stretto in mezzo fra appartamenti in affitto a famiglie e  una casa di appuntamenti, situazioni altissime e triviali insieme erano viste come la normalità.

00:54:10

Valore seminale del CUT, fucina non strutturata, di riscatto culturale e esistenziale, meticciato fra persone di diversi livelli culturali, aneddoto dell’usciere

Quel luogo è servito a formare altre persone di cultura, una prima fucina, una prima sperimentazione, una prima scuola dal punto di vista teatrale (54:18). Sebbene non fosse stato un luogo strutturato e non avesse un direttore artistico che dava un taglio preciso, quel luogo è stato seminale. L’intervistatrice chiede rispetto agli attori del CUT, la testimone racconta che leggendo tra i libri di suo padre o ascoltandolo gli altri ha potuto farsi una qualche idea. Tra i più dotati fa i nomi di Gabriella Savoja, Giovanni Meli, Montemagno stesso; poi è stato frequentato anche da persone che erano lì per caso, che magari hanno cambiato rotta. La compresenza di persone di cultura e altre non acculturate però ha creato uno scambio reciproco. Aneddoto degli interventi dell’usciere, raccontato anche in Romanzo d’amore; il CUT “raccoglieva un gruppo di persone a cui non bastava la città così com’era, che aveva delle inquietudini o un’esigenza intima di qualcos’altro” (56:56).

00:58:34 – 01:01:20

Michele Perriera, un agire inclusivo

Ricorda alcuni aneddoti successivi al CUT legati al senso di inclusività del padre: anche chi non aveva strumenti culturali rilevava il valore dei lavori del padre, ne veniva investito. Secondo la testimone, Perriera agognava e spingeva tutti a misurarsi con la propria passione, con rigore.

01:01:21 – 01:02:53

Al di là  del fallimento

Ricorda poi il fallimento dell’esperienza che però era nata da una grande forza, da un costante confronto e rigore fatto anche di gioco e gioia.

01:02:54 – 01:05:58

Atteggiamento del CUT verso gli autori contemporanei

L’intervistatrice ricorda alcuni autori contemporanei che erano già presenti al CUT, da Perriera molto amati: due testi di Beckett, Aspettando Godot e Finale di partita, Le sedie nei 70 al Biondo con Gabriella Savoja. Erano autori che facevano parte del suo vissuto, i giovani intellettuali del tempo vi si avvicinavano perché volevano rompere con la tradizione, allontanarsi dai classici, ai quali ritornare solo più tardi. Perriera sentiva il grande valore di rottura delle dinamiche drammaturgiche, di una nuova concezione dell’attore; del resto, aveva un amore profondo per Artaud.

01:05:59 – 01:19:02

Caratteristiche dell’attore per Perriera

Perriera credeva fosse necessaria la formazione, che portasse a usare parola e gestualità come altro da sé. Usava un gesto non naturalista, ma rappresentativo di qualcos’altro; in scena doveva essere un “attore originario”, mai rilassato, un attore o un’attrice in grado di raccontare oltre alla storia anche gli incubi, le ombre. Non amava l’improvvisazione, aveva bisogno di un testo preciso dello spettacolo. Si tratta di un lavoro duro: oltre all’interpretazione del testo (che forniva precisamente), a un disegno preciso del percorso di ciascun personaggio, Michele P. chiedeva introspezione e ricerca profonda dei sentimenti che voleva venissero fuori. “Eri ingabbiato ma dovevi creare qualcosa che fosse suo, continua richiesta di liberarti dalla prigione”. Parla poi di un allenamento atto ad abituarsi alla scena, alla ricerca della propria emozione. Per questo lui ha quasi sempre lavorato con i suoi attori, perché sapeva come cercare con loro. Quando si trovava di fronte a una persona non formata da lui doveva avere un altro approccio, più razionale, forse gli piaceva di meno.

01:19:03 – 01:26:11

Pensiero personale sul padre

La testimone sostiene, al contrario del fratello, che Michele Perriera è stato prima maestro e poi padre. Rapporto di amore a distanza, lui era preso dal suo mondo che voleva però includesse anche la sua famiglia. “Tutti possono stare nel mio mondo, ma nessuno mi chieda di uscirne”. (1:19:54) Grande capacità di sentire l’altro. Non misurava la forza con i più deboli, semmai al contrario. In mezzo ad altri intellettuali si misurava da pari, poteva apparire spocchioso. Capacità di non guardare al rango sociale o al linguaggio, era interessato a sapere i pareri di tutti. Successivamente difatti si sgancerà dal Gruppo 63, perché forse ha fruttato la Sicilia. Perriera è stato forse troppo intransigente nonostante fosse molto intelligente.

01:26:12 – 01:36:39

Michele Perriera verrà dimenticato?

 

Palermo pare non ricordarlo, così come pare non ricordare tutti. Perriera è soggetto scomodo, che non ha parlato della sicilianità o delle condizioni degli ultimi, ma aspirava ad essere un autore universale. Nonostante abbia vinto tanto premi, nonostante abbia lasciato una mole di cose pubbliche, tutte pubblicate,Giuditta teme che possa essere dimenticato. Il rifiuto di partecipare ai salotti culturali probabilmente ha contribuito a questa situazione. Cercherà di fare qualcosa per il padre, ricorda altri autori della città tra cui Bufalino, Scaldati.

01:36:40 -01:40:06

Eredità dei testi di Perriera

Dato che Perriera è stato anche regista dei propri testi, chiunque si approcci al suo teatro deve fare i conti con questo fantasma, oltre che alla complessità, o al grande numero di attori necessario alle messinscene. Spera che siano i giovani che non hanno visto gli spettacoli originali che possano confrontarsi più liberamente. Fa l’esempio recentissimo della messinscena del testo Buon appetito (regia di Genovese Sabino), purtroppo interrotta causa Covid.

01:40:40

Considerazioni finali

La testimone  fa una considerazione conclusiva sull’intervista: nonostante la diversità di stili e di intenti dei vari protagonisti che hanno abitato la Palermo teatrale di quegli anni, ciascuno aveva un’autentica passione e volontà di ricerca alta, e si è trattato di un momento unico.

01:41:33

Commenti sullo stato attuale

Considerazioni sulla condizione attuale, il blocco causato dalla pandemia, con la speranza che nasca un nuovo modo di fare teatro.
01:48:50 Fine della registrazione



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Interview Duration: 01:48:50

Registration Duration: 01:48:50

Format: mp3

Type: Audio

Language: Italiano

Subjects:

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Citation

Intervista a Perriera Giuditta, di Raciti Viviana, Palermo, il 31-05-2020, Progetto “La memoria dei teatri universitari in Italia (PRIN 2015. Per-formare il sociale)”, Collezione Ormete  (ORMT-07PAf), consultata in URL:< http://www.patrimoniorale.ormete.net/../..>, (data di accesso)



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