Intervista a Dall’Aglio Gigi

ORMT-07

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Il teatro universitario prima del Sessantotto

Presentazioni e ricordo del teatro universitario degli anni 1965-66: il CUT suppliva alle carenze del teatro ufficiale. In genere al Regio passavano compagnie private con qualche attore proveniente dalla TV, ad esempio la Compagnia dei Giovani (De Lullo, Falck, Guarnieri e Valli) o Fo, Gassman e Albertazzi e la compagnia del Piccolo di Milano.

Nei Festival Internazionali di Teatro Universitario di Erlangen (Studententheaterwoche ndr.), Nancy, Zagabria, Wroclaw, Coimbra e Istanbul già si avvertiva il forte senso politico di ciò che sarebbe successo in Italia nel ’68. Con la politicizzazione, il teatro universitario prima si confonde nel movimento del ’68, poi si disgrega.

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CUT, FITU e legami con altri teatri universitari

 

I rapporti tra il CUT di Parma e gli altri CUT italiani erano soprattutto personali. Parma ha avuto una storia privilegiata: aveva sia un Festival sia una compagnia e quest’ultima era buona grazie ai direttori che si sono succeduti negli anni, in particolare grazie alla direzione artistica di Bogdan Jerkovic. Durante i Festival, prima del ’68, vi erano le graduatorie e il CUT di Parma si posizionava sempre ai primi posti. Nelle rassegne FITU al Regio il pubblico era composto per lo più da studenti e qualunque fosse la compagnia il teatro era gremito. Tra i più importanti CUT italiani: Cà Foscari di Venezia (con particolare riferimento alla Commedia degli Zanni), Fontemaggiore di Perugia, CUT Bari con Michele Mirabella e il CUT di Firenze.
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I CUT italiani dopo il ’68

Dopo il ’68 anche gli altri CUT italiani si sciolgono. Dall’Aglio ricorda un’assemblea torinese del 1968 in cui i teatri universitari firmano un documento in cui si impegnano a spendere “in modo politico” i contributi statali affinché ciascuno possa sviluppare una propria politica teatrale. Questo documento pone le premesse per la nascita del circuito alternativo – es. quello di Dario Fo prima con l’ARCI e poi autonomamente – e del decentramento teatrale.
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I circuiti alternativi e il decentramento teatrale

Gli anni dei circuiti alternativi sono dal 1969 al 1971, mentre il decentramento teatrale nasce nel 1970 e prosegue fino al 1975. Quartiere aperto ’70 è a metà strada tra decentramento e circuito alternativo.

 

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Il decentramento a Parma

Il teatro universitario di Parma è stato di grande stimolo rispetto alla propagazione del decentramento: creava spettacoli facilmente trasportabili. Tra il 1971 e il ’1976 fino a 180 spettacoli all’anno; anche la Compagnia del Collettivo destinava i soldi pubblici alla rivalorizzazione del territorio e al il restauro e recupero di vecchi teatri.
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Da CUT a Collettivo teatrale

Il passaggio da CUT a Collettivo teatrale avviene nel 1971 e lo spettacolo d’esordio è La grande paura.
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I CUT italiani e il decentramento

Anche altri CUT aderirono al documento torinese, organizzando più attività sul territorio. Il CUT di Firenze in prima linea nel decentramento toscano. Il decentramento non nasce dalla stipula del documento, bensì dalla coerenza di esso con ciò che stava succedendo: aderire al movimento studentesco significava riconoscersi nell’alternativo e creare nuovi stimoli e interessi.
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L’esperienza accanto a Bogdan Jerkovic

Bogdan Jerkovic, regista del Teatro Komedija di Zagabria e insegnante di recitazione, viene chiamato a Parma per insegnare ai membri del CUT a recitare e fare regia professionalmente.

Bogdan concorda con il Collettivo solo teatralmente e la scelta dei testi è di competenza dei membri della compagnia: la prima regia collettiva è Amleto. Il passaggio da un repertorio classico-plautino ad autori come Jarry e Majakovskij viene attribuito non alla presenza di Jerkovic, ma a Sergio Reggi che intuisce la necessità di un cambiamento di direzione. La stessa scelta di rivolgersi a Jerkovic non è casuale: è “un fatto di trasformazione” (al contrario di quanto sostenuto da Paolo Bocelli).

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Uccellacci uccellini e la politica del ‘68

Uccellacci uccellini alla Biennale di Venezia del ’67, poi a Erlangen e a Parma nel ’68. A Erlangen scoppia il “caso Spootlight”: il bollettino tedesco mira a far vincere uno spettacolo di “non teatro” in cui la compagnia di Amburgo si siede nel proscenio a leggere comunicati stampa, non pubblicati dalle agenzie tedesche, sulla guerra del Vietnam. Lo spettacolo del CUT viene messo fuori concorso: teatro e fatto politico dovevano coincidere. Il CUT, dunque, mette in scena Orazi e Curiazi: anche loro sono capaci di portare uno spettacolo politico. Uccellacci uccellini era poco politico per i seguaci del ’68 tedesco, ma non senza alcun riferimento alla politica (diversamente da quanto dichiarato da Sciacco). Dall’Aglio ricorda l’incontro con Pier Paolo Pasolini e il permesso concesso dallo scrittore al CUT di utilizzare la sceneggiatura originale del film; l’idea di trasporre l’opera in spettacolo teatrale è di Giorgio Belledi. Uccellacci uccellini viene poi proposto come saggio finale di un corso di recitazione, con la regia di Le Moli e portato al Festival di Zagabria e a Torino.
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L’ Amleto di Marowitz

 

Nel 1966 Marowitz, allievo e assistente di Peter Brook, propone una versione rivoluzionaria dell’Amleto: tocca le strutture del testo, non la superficie della vicenda. Per la prima volta in un Festival viene chiamata una compagnia professionale.
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Paragone tra passato e presente

Dall’Aglio riflette sulla propria esperienza personale di direttore a 24 anni di un Festival molto complesso e in cui circolava una grande quantità di denaro e fa un paragone col presente. Oggi la stessa opportunità non verrebbe mai offerta a un ragazzo: innescherebbe uno scontro politico fatto di accordi sottobanco.
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Il FITU si trasforma

Dal 1966 al 1970 il festival passa da puro momento culturale alla ricerca di nuove realtà teatrali.

 

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Gli anni del cambiamento

La trasformazione del FITU inizia tra il 1965 e il 1966. Dall’Aglio ricorda che lo spettacolo Fuenteovejuna di Lope De Vega (Teatro Universitario Nazionale di Spagna, Madrid) è costato l’esilio al regista e a mezza compagnia perché il finale non era stato approvato dalla censura franchista. Nel mentre il cambio di direzione del CUT di Parma avviene con l’Ubu re di Jarry e l’ingresso di Oddone Pattini e Chiara Valentini. In questi anni di forte mutamento le compagnie presentano spettacoli politici o d’avanguardia: Armand Gatti del Jeune Théâtre de l’Université Libre di Bruxelles propone Cronache di un pianeta improvviso, il CUT Bari Tuttobeckett (aspettando Godot), Marowitz l’Amleto, la Neue Bühne dell’Università di Francoforte Fuoco dalle caldaie di Toller e Mario Ricci Solomè e Sacrificio di Edilizio. Con L’ispettore generale il CUT di Parma vorrebbe fare uno spettacolo politico, ma la messa in scena tradizionale delude l’aspettativa.
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La direzione del XV FITU

 

Dall’Aglio dirige il FITU del 1967 e ripercorre tutti gli spettacoli della rassegna. La compagnia di Francoforte politicizza un testo tradizionale, il Teatro 38 di Cracovia è una “costola di Kantor”, il CUT mette in scena il Gargantua di Rabelais e Operette morali di Leopardi con un rimando a L’uomo a una dimensione di Marcuse, mentre The Knack della Dramatic Society di Bristol è basato sull’omonimo film di Richard Lester e il Living Theatre propone L’Antigone di Brecht. L’intervistato considera quest’ultimo uno degli spettacoli più emozionanti della sua vita e rammenta la delusione provata rivedendolo nella riedizione del 1978. Varie riflessioni su entrambe le edizioni, messa a fuoco della potente cifra del Living.
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I temi del ’68 negli spettacoli dei teatri universitari

The Brig del Living Theatre consisteva in un’ora di allenamento militare: era uno spettacolo coerente con il ’68. A proposito del’68 e della Guerra in Vietnam anche Vietrock del Teatro Sperimentale Universitario di Zagabria. Anche l’happening di Lebel è coerente con questo clima di contestazione: sale sul palco e invita tutti a seguirlo perché “tutti possono fare teatro”.
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Il teatro-metafora brechtiano

La scelta di portare in scena un teatro politicizzato che non si annullasse nel gesto politico diretto era condivisa con Nancy e con il CUT di Firenze. Brecht parla per primo di questa necessità e contiene gli elementi giusti per fare “teatro-metafora”. Dopo le messe in scena de L’eccezione e la regola – portata soprattutto nelle scuole – il gruppo di Parma allestiva sul posto una mostra sulla questione operaia slegata dalla scenografia, ma con espliciti rimandi al significato dell’opera.
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XVIII FITU

 

FITU 1970: non si accettavano spettacoli non avessero contenuto eversivo e politicizzato. Il CUT propone Orazi e i Curiazi di Brecht con la regia di Flavio Ambrosini.
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Orazi e Curiazi a Rimini

Lo spettacolo del CUT Orazi e Curiazi era nato, però, per essere portato sulle spiagge di Rimini. Il CUT intercettato dalla polizia trova modi alternativi per metterlo in scena: allestire una bancarella sulla spiaggia e recitarlo senza parole. Alla fine dei tre quadri di cui lo spettacolo si componeva era prevista la lettura di brani di Che Guevara e Marx.
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L’abbandono del Regio

Tra la contestazione di Santo Stefano e l’uscita del FITU dal Teatro Regio nel 1969 c’è un legame, nonostante la prima fosse un’iniziativa del movimento studentesco: il rifiuto del teatro borghese. Il CUT aveva già deciso di portare i suoi spettacoli nelle scuole, nelle fabbriche, nelle piazze e di organizzare il FITU altrove.
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Il valore del decentramento

Le recite alla Salamini occupata erano un gesto simbolico, un atto di solidarietà: la compagnia cercava di fare teatro dove la gente potesse andare con più spontaneità e desiderava attrarre un pubblico nuovo, che a teatro non era mai stato. Ricordo di alcune azioni teatrali sullo stile del Living inerenti alla fabbrica Salamini. Per il CUT era importante portare gli spettacoli nelle scuole e nelle fabbriche della città. Il gruppo di Parma recita anche all’Ospedale psichiatrico di Colorno, ma solo dopo l’occupazione e non durante.
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XIX FITU: la scelta del teatro popolare

Nel 1973 il FITU è dedicato al teatro popolare e alla ricerca delle sue identità: Giovanna Marini cantava, il Lokomotive Kreuzberg di Berlino raccontava storie tramite il rock, il CUT con il magnetofono era andato alla ricerca delle tradizioni popolari, c’erano spettacoli di pupi siciliani e maggi drammatici. Dall’Aglio, per quest’edizione, parla di etno-impegno e ricorda il disinteresse della stampa: il teatro di ricerca romano andava per la maggiore, malgrado il FITU proponesse addirittura tre film su Brecht, mai proiettati assieme in Europa.
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Convegno artaudiano e rapporti con la stampa

Forte disinteresse della stampa anche in occasione del convegno su Artaud organizzato al FITU del 1966. Solo due mesi dopo il convegno la rivista “Sipario” pubblica un numero speciale sul Teatro della Crudeltà senza nemmeno menzionare l’evento di Parma. Dall’Aglio sostiene che la stampa non volesse “prendere lezioni dalla provincia”.
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Interview Duration: 01:33:39
Registration Duration: Traccia A 00:49:36 Traccia B 00:44:03
Format: mp3
Type: Audio
Language: Italiano
Subjects:
Original Document Placement: ICBSA, Via Caetani 32, 00186, Roma (www.icbsa.it) Museo Biblioteca dell’Attore, Via del Seminario 10, 16121, Genova (www.museoattore.it) Centro Studi Movimenti Parma – CSMP, Via Saragat 33/a, 43123, Parma (https://www.csmovimenti.org/)
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Citation:

Intervista a Dall’Aglio Gigi, di Becchetti Margherita, Parma, il 01/09/1999, Progetto “La memoria dei teatri universitari in Italia (PRIN 2015. Per-formare il sociale)”, Collezione Ormete (ORMT-07PR-Ab) consultata in URL:< https://www.patrimoniorale.ormete.net/../..>, (data di accesso).

Relation:
Bibliography: Becchetti Margherita, Il teatro del conflitto. La compagnia del Collettivo nella stagione dei movimenti. 1968-1976, Roma, Odradek, 2003. Dall’Aglio Gigi, Il teatro dall’interno della sua pupilla. Within this O, Parma, Nuova Editrice Berti, 2021. Dall’Aglio Gigi, Quattro storie di negri e teatro, Parma, Nuova Editrice Berti, 2021. Gandolfi, Roberta, Nozze d’oro con il teatro: Gigi Dall’Aglio e una diversa memoria della scena italiana, in “Culture teatrali”, n. 30, 2021. https://www.teatrodue.org/gigi-dall-aglio/