Intervista a Mirabella Michele

ORMT-13m

00:00:00 Presentazioni e introduzione.
00:01:15

Un giovane studente di Giurisprudenza, poco motivato alla studio del Diritto

L’intervistatore, Tommaso Zaccheo (TZ), dà inizio all’intervista evocando un articolo dell’intervistato, Michele Mirabella (MM), relativo alla sua partecipazione all’attività del Centro Universitario Teatrale dell’Università degli Studi di Bari (CUT-Bari) e al Festival internazionale del teatro universitario di Parma (FITU).

MM spiega che tutto nacque quando si iscrisse all’Università di Bari, inizialmente alla facoltà di Giurisprudenza, intorno all‘anno accademico 1963-1964, scelta dettata dal desiderio di evitare il servizio militare piuttosto che da un vero interesse di studio. MB evoca la figura di Aldo Moro, suo professore.

00:03:43

Il passaggio alla facoltà di Lettere

MM ricorda che con l’amico e compagno di studi Franco Cassano, incuriosito da alcune studentesse di Lettere, scopri quella Facoltà, la sua atmosfera culturale, il suo Rettore Mario Sansone, “un genio della critica”. Riuscì a cambiare percorso di studi e si impegnò per ottenere la laurea in Lettere sognando poi di iscriversi all’Accademia Nazionale d’Arte drammatica “Silvio D’Amico”.
00:06:16

La nascita di una passione teatrale e la scoperta del CUT

MM spiega di essersi appassionato al teatro grazie ai genitori che lo avevano portato fin da piccolo a vedere spettacoli.

Grazie ad un manifesto affisso presso la Facoltà di Lettere scopre il CUT-Bari, diretto da Egidio Pani. Il gruppo stava provando L’Astrologo di Giambattista Della Porta, spettacolo che ebbe un buon successo.

MB entra a far parte del gruppo ed inizia, così, l’amicizia “quasi morbosa, come quella dei teatranti” con i membri di questo gruppo.

00:08:19

L’importanza della pausa a teatro: breve performance teatrale di Mirabella a beneficio dell’intervistatore

L’intervistato ricorda un insegnamento ricevuto dal teatro di De Filippo, ovvero l’importanza della pausa a teatro: “centro di attrazione di un pathos”. Segue un ricordo degli anni da professionista, che Mirabella racconta interpretandolo con teatralità: come assistente del regista Franco Enriquez, con il quale collaborava per gli allestimenti del Macbeth e della commedia Isabella comica gelosa, viene chiamato a dirigere le prove a tavolino del Macbeth interpretato da Glauco Mauri e da Valeria Moriconi e applica la lezione sull’importanza delle pausa teatrali per la sequenza che si apre con l’annuncio della morte di Lady Macbeth.
00:11:31

Le lezioni di Agostino Lombardo

Sulla complessità del testo shakespeariano, della sua musica e la difficoltà di tradurre le onomatopee del Macbeth. MM ricorda quando l’anglista Agostino Lombardo chiese all’intervistato, allora attore del CUT, di recitare alcune pagine di Shakespeare a favore di alcuni studenti. Lombardo era in pensione, ma in quanto professore emerito talvolta tornava per delle lezioni in Facoltà e i membri del CUT amavano ascoltarlo.
00:14:03

La vitalità del CUT di Bari

Pensando soprattutto all’importante ruolo culturale svolto dai teatri universitari, in Italia e in Europa, l’intervistatore chiede dell’attività del CUT di Bari e dei contatti costruiti da questa realtà.

Per MB, il CUT-Bari era una fucina di talenti, grazie “all’intraprendenza dei pugliesi”, ai quali mancava, però, un talento unico che li guidasse.

L’intervistato considera che furono almeno 200 gli studenti che frequentarono il CUT, dei numeri importanti e aggiunge che la facoltà era guidata da studiosi e professori del calibro di Paolo Chiarini, Mario Sansone, Giuseppe Semerari, Pasquale Villani e Virgilio Paladini, dei quali loro studenti volevano essere all’altezza.

I sei anni nei quali l’intervistato ha frequentato e diretto il CUT sono stati per lui davvero decisivi e tra i suoi compagni di università e di teatro ricorda Maurizio Micheli, Carmela Vincenti e Pino Micol (detto Ciocia), che lavorerà come attore con Maurizio Scaparro.

00:16:40

La sacralità del palcoscenico per Mirabella e il rigore con il quale diresse il CUT

In qualità di regista e di dirigente del CUT-Bari, Mirabella pretendeva che anche chi non aspirava a diventare un professionista fosse all’altezza degli altri membri del gruppo e avesse talento, altrimenti li avrebbe sicuramente cacciati. Si dipinge come rigoroso, per lui il palcoscenico era qualcosa di sacro. Fra gli attori del CUT ricorda Maurizio Micheli, che data la sua bravura entrerà poi nella scuola del Piccolo Teatro della Città di Milano, e evoca il proprio rapporto con Paolo Grassi cui dedicava allora una “veneranda stima”.

Il teatro universitario tutto era, afferma Mirabella, tranne che un “teatro di serie B”; ricorda le parole di Beniamino Finocchiaro per il quale proprio l’Università era il luogo dove si doveva fare teatro.

00:18:03

La“generazione di mezzo” che da un lato fece nascere gli Stabili e dall’altro investì nei teatri universitari

Il suo sentimento è di essere appartenuto alla generazione che aveva superato la cultura del dopoguerra, anche dal punto di vista teatrale, soprattutto rispetto alla “condizione fiabesca” ed un poco ingenua con la quale venivano condotte le “recite” dalle filodrammatiche (l’intervistato si sofferma su un aneddoto circa una filodrammatica parrocchiale ed evoca la figura di Renzo Arbore, amico intimo di MB).

Riprendendo il filo del discorso, l’intervistato insiste sul fatto che la sua sia stata una “generazione di mezzo” che fece, da una parte, nascere i Teatri Stabili e, dall’altra, concepì la partecipazione attiva degli universitari al teatro.

00:20:09

La cultura ideale e materiale del teatro universitario

L’intervistatore riflette sulla specificità del teatro universitario negli anni Cinquanta a Parma, e pensa alla figura di Mario Dall’Argine e all’interesse di Paolo Grassi verso il Festival internazionale del teatro universitario di Parma (FITU), apparentemente simile a quello verso il CUT-Bari che MB ha sottolineato.

L’intervistato ritiene il pugliese Paolo Grassi un esponente di quella cultura antifascista che, dopo gli anni Venti, voleva inventare nuove Istituzioni e sottolinea anche il clima particolare del Sud Italia, affamato di riscatto politico e sociale dopo il fascismo. Fondare un CUT a Bari era un modo per colmare un ritardo rispetto ai CUT del Nord.

Per MM, il FITU era un vero e proprio modello da seguire ma anche un momento ed un luogo dove incontrarsi, ballare, cantare tra giovani studenti universitari; ricordi del dopofestival.

00:22:55

Il ruolo di regista nel teatro italiano degli anni ‘50

 

L’intervistato spiega come per lui sia stato molto facile diventare regista del CUT-Bari: nessuno voleva assumere questo ruolo, in fondo ancora poco noto in Italia. La maggior parte dei membri del CUT preferiva essere attore o scenografo, solo il ruolo del capocomico era conosciuto – MM cita il volume di Sergio Tofano Il Teatro all’antica italiana e l’abitudine di usare una scenografia e dei costumi naturalistici.

La possibilità di interpretare anche criticamente il testo era, per lui e i suoi colleghi universitari, una vera scoperta, anche grazie alla “vitalità di certo teatro” che ironicamente (Eugène Ionesco) o tragicamente (Samuel Beckett) “prende in giro” un certo tipo di teatralità.

00:24:54

La “generazione di mezzo” riuscì a portare il teatro di tradizione a una nuova tradizione

MM rivendica per sé, e la sua generazione, il ruolo di aver saputo traghettare la tradizione teatrale loro precedente verso “una nuova tradizione”, senza essere stati tentati da alcuni grandi capolavori dell’avanguardia che, secondo MB, non potevano fondare davvero una nuova tradizione (cita l’esempio dell’Orlando Furioso di Luca Ronconi e Edoardo Sanguineti).
00:26:04

L’importanza, taciuta, di Pirandello

Per l’intervistato, in fondo, il vero maestro è rimasto Luigi Pirandello, a suo dire maestro segreto di tutti i membri della sua generazione, anche se per paura non si osava affrontare i suoi testi. MM ricorda anche il direttore della sua tesi, consacrata all’opera di Pirandello, Arcangelo Leone De Castris.
00:27:12

 

1965: il CUT-Bari prova Aspettando Godot

TZ nota la presenza più che cospicua dei testi di Bertolt Brecht e di Beckett nel repertorio del CUT-Bari.

MM afferma che Aspettando Godot è il solo testo di Beckett veramente teatrale e rappresentabile, per ciò profondamente tragico e comico. Il tentativo di mettere in scena questo testo nel 1965, con Maurizio Micheli e Giorgio Aldini, fu un’esperienza divertentissima ma fallimentare. La compagnia del CUT si divertì molto a preparare questo spettacolo che non poté realizzarsi per ragioni economiche.

 

00:29:12

 

Mirabella regista dei lehrstücke di Brecht per il CUT-Bari

MM parla della regia de L’Eccezione e la regola, la cui scelta fu suggerita dal germanista Chiarini, come di una prima rappresentazione di questo lehrstück (dramma didattico) “come avrebbe voluto Brecht, lineare, scorbutica” e “privilegiando le critiche sociali” da far sorgere nel pubblico, mentre da Gli Orazi e i Curazi eliminerà “ogni didascalismo”.

L’intervistatore si sofferma sulla particolarità sperimentale dei lehrstücke di Brecht e MM ritorna sull’importanza di Paolo Chiarini e, pensando proprio a lui, ricorda di nuovo la qualità di questi maestri e come la pratica del teatro universitario non fosse affatto slegata dallo studio.

00:31:11

Pedagogia teatrale familiare

Il rispetto e l’ammirazione familiare verso il suo impegno con il CUT nasceva dal suo concreto e profondo impegno nel fare teatro e dalla qualità degli insegnanti che sostenevano il teatro universitario.

L’intervistato sottolinea la spontanea e non scontata forma di educazione al teatro ricevuta in famiglia. Sua madre era una professoressa di Lettere e suo padre un Generale dell’Esercito, la sua famiglia era composta da quattro figli e, in generale, conducevano una vita sobria ma i genitori erano disposti a spendere per andare a teatro e il padre seguiva la sua carriera teatrale.

00:32:13

L’evoluzione della comunità universitaria barese

TZ chiede se l’intervistato si percepisse come parte della generazione che ha frequentato una “Università d’élite” e non ancora una “Università di massa”.

L’intervistato parla piuttosto di “élite culturale”, aggiungendo che, comunque, gli immatricolati dell’Università di Bari erano a suo avviso già molti, più di 6.000 al suo ingresso in facoltà, e un’università come Bologna ne aveva già molti d più.

A posteriori, l’intervistato giudica la sua generazione quella dei “migliori”, affermazione espressa con amarezza pensando alle sue figlie le quali, crescendo, sono sempre più interessate ai suoi racconti e invidiano le esperienze fatte dalla sua generazione.

00:34:17

Le prove di De Filippo

L’intervistato ricorda di aver potuto spiare le prove di Eduardo De Filippo grazie al datore luci Gino Ruggiero. Assistere in quinta alle prove di questo maestro è stato il suo primo contatto con il teatro professionale.
00:35:03

Le prime regie di Mirabella per il CUT

TZ prova a pensare a quale sia stata la prima regia firmata dall’intervistato come regista del CUT e MM spiega che è stata Leonce e Lena di Georg Büchner nel 1966, seguita da Romeo e Giulietta e la peste e poi dallo spettacolo Ragionamento sul potere a proposito del Giulio Cesare di Shakespeare. La messinscena de L’Eccezione e la regola, invece, era uno spettacolo costante nel repertorio del CUT-Bari, un testo ripreso in modo regolare.
00:36:13

Il CUT-Bari a Parma e Nancy e Jack Lang a mangiar pesce a Bari

A partire da una sollecitazione di TZ, l’intervistato spiega che la partecipazione del CUT-Bari al FITU era vissuta come “una promozione”: l’organizzazione del festival parmense, che li aveva selezionati, li accoglieva calorosamente e loro erano davvero felici di partecipare. L’invito al Festival Mondial du Théâtre de Nancy era ugualmente vissuto come un onore dai membri del CUT barese. MM ricorda di aver ospitato Jack Lang o un suo collaboratore a Bari, forse Alain Grenier… Per conferma chiama Pasquale Bellini, suo amico e all’epoca membro del CUT.

 

(Breve interruzione)

00:39:03

Il CUT-Bari a Zagabria e a Belgrado nei secondi anni Sessanta

Intervistato ed intervistatore evocano il nome di Bogdan Jerkovic, importante regista croato che lavorava ai tempi per il CUT di Parma; MM racconta di aver partecipato due volte al festival del teatro universitario di Zagabria, l’International Student Theatre Festival – IFSK, una delle quali con Leonce e Lena, nella seconda versione del ’68-69; ricorda di essere stato anche ad un festival a Belgrado con Lettera di un emigrante, prima degli anni Settanta. Commenta che “Zagabria scimmiottava Parma”.
00:41:10

Bogdan Jerković e altre memorie del CUT-Parma

TZ aggiunge che il CUT di Parma aveva chiesto al regista zagrebese Jerković di collaborare con loro. MM sottolinea che Jerković era un professionista, cosa che destava il malcontento degli altri CUT (“son buoni tutti…”). Lo ricorda come un professionista completo, bravo e “tradizionale”, dotato di humour; però “Uccellacci e Uccellini non andava fatto”.

Sempre relativamente al CUT-Parma, nomina anche il musicista parmense Renato Falavigna e Luigi “Gigi” Dall’Aglio, prima assistente di Jerković, poi regista egli stesso.

 

(Breve interruzione)

00:44:15

CUT-Parma e il “modello della semi-professionalità”

Riprendendo il filo della discussione, ricordando la regia dell’Ubu re di Alfred Jarry, MM parla della personalità artistica di Jerković; afferma che si perdonava al CUT-Parma il fatto di aver reclutato un regista professionista perché avevano saputo creare “il modello della semi-professionalità”. Anche il CUT-Bari chiamò poi Piero Panza a dirigere lo spettacolo Tutto Beckett. Davanti alla possibilità di avere degli spettacoli migliori grazie a dei professionisti, volentieri l’intervistato “si faceva da parte” per lasciare spazio a registi già affermati.
00:45:38

Il CUT-Bari vive il ’68 “con discrezione”

MM spiega che lui e il CUT-Bari hanno vissuto il movimento del “Sessantotto” con “estrema discrezione”, cercando di applicare il massimo “dell’intelligenza politica” e al contempo rifiutando ogni forma di violenza politica. L’intervistato usa il termine chienlit (“baraonda”, “mascherata”), usato da Charles De Gaulle per descrivere quelli che lui giudica gli eccessi di quel movimento.

 

00:46:41

Le tournée del Living in Sud Italia grazie a un accordo fra Università, i CUT e La Gironda

MM non ricorda niente di Jean-Jacques Lebel ma ha un ricordo “nostalgico e reverenziale” del Living Theatre, rivendicando il suo contributo nell’aver portati in tournée a Bari Antigone, Frankenstein e Mysteries and smaller pieces. Restano testimonianze video e fotografie. La tournée fu merito di un accordo tra Università, CUTBari attivi presso diverse realtà universitarie, come il CUT-Bari, e il gruppo teatrale indipendente La Gironda (animato da Giovanni Macchia, che proveniva dal CUT-Bari e Tano Marcellino cresciuto nel CUT-Catania).
00:48:27

La coscienza di aver partecipato ad un “momento storico straordinario”

Il discorso si sposta su una registrazione dello spettacolo Gli Orazi e i Curiazi diretto da Mirabella, creato nel 1968, presentato nel corso di una tournée a Budapest nel 1969 – durante la quale il CUT presentò anche Ragionamento sul potere a proposito del Giulio Cesare di Shakespeare.

Si ricordano le modalità peculiari di scambio di compagnie attivate dal CUT-Bari in tutta Europa. Intervistato e intervistatore accennano anche ai soldi ‘spariti’ donati da Dario Fo ai teatri universitari.

MB riflette dunque sul fatto che la congiuntura storica da lui vissuta è stata “straordinaria”. Ne nacque una generazione di teatranti pensosi e più impegnati, come Glauco Mauri e Valeria Moriconi.

00:51:29
La composizione del CUT di Bari: solo studenti dilettanti?
TZ chiede quale fosse la composizione del CUT-Bari e MM spiega che era composto solo da universitari, eccezion fatta per il suo fondatore, il critico Pani.

TZ commenta le locandine appese alle pareti di casa Miravalla

00:53:11

Estraneità di Mirabella alla contestazione del 1968

L’intervistatore chiede il ruolo e l’implicazione dell’intervistato nelle contestazioni che ebbero luogo a Parma e nel corso del FITU nel 1968. MM spiega di essere stato in fondo estraneo a questo movimento, di averlo solo tollerato, interessato molto più al teatro.

MM ricorda le sperimentazioni teatrali sviluppate in quegli anni come una forma di “divertimento culturale”, utili in fondo solo per poi arrivare a praticare il teatro in modo professionale – citando Silvio D’Amico. Per l’intervistato “il teatro moderno è un teatro di regia”; ricorda l’importanza del lavoro di Giorgio Strehler e di Grassi al Piccolo.

00:55:13

L’inizio della carriera teatrale professionale di Michele Mirabella

L’intervistatore chiede, allora, della sua partecipazione come aiutoregista di Roger Planchon a una versione italiana dello spettacolo I tre moschettieri, presentata nel 1970-1971 con il Teatro Insieme. Per MB questa esperienza coincide con l’inizio della sua carriera professionale, che lo porta in seguito a collaborare con Franco Enriquez.
00:56:35 Conclusione

 



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Interview Duration: 01:30:00

Registration Duration: 00:56:46

Format: mp3

Type: Audio

Language: Italiano

Subjects:

Original Document Placement:



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Citation

Intervista a Mirabella Michele, di Zaccheo Tommaso, Vincennes, il 09/12/2024, Progetto “Il teatro dei festival tra locale e globale (PRIN 2022)”, Collezione Ormete (ORMT-13m), consultata in URL:< https://www.patrimoniorale.ormete.net/interview/intervista-a-mirabella-michele>, (data di accesso).



Relation:



Bibliography:

  • Mirabella Michele, Noi… e io e te, non è lo stesso (Bertolt Brecht, L’eccezione e la regola), in Pani Egidio (a cura di), Attraverso il teatro. Cronache dal CUT Bari negli anni dell’innovazione, Bari, Edizioni dal Sud, 2004, pp. 35-48.