Intervista a Toni Simone

ORMT-11Mg

00:00:00 – 13:42:00 

 

Gli inizi e la scuola 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Racconto delle esperienze prima di arrivare alla Scuola del Piccolo Teatro: la formazione nella provincia romagnola, gli studi di chitarra classica al conservatorio, l’esperienza nell’opera lirica come corista con la regista Gabriella Medetti. L’attività di aiuto tecnico luci al Teatro Bonci di Cesena.  

 

Racconto delle selezioni (monologo dal Risveglio di Primavera di Frank Wedekind).All’inizio Ronconi non aveva fiducia in T.S., si è costruita nel tempo. Per T.S. quello che R.diceva era troppo complesso, era frustrante.  

00:07:30 – 00:10:48 

 

Regista o insegnante? 

Ronconi arriva al Piccolo con le idee chiare sul futuro, non era un insegnante ma era un regista che stava cercando allievi per i suoi spettacoli. Il suo interesse era puramente registico, non pedagogico, gli allievi attori imparavano concretamente quello che lui voleva che loro facessero negli spettacoli. 

 

00:10:48 – 13:42:00 

 

I fantasmi del passato  

Nel 1999 passaggio da Giorgio Strehler a Ronconi: nella scuola c’erano “i fantasmi”. Due metodologie diverse (Enrico D’Amato e gli “strehleriani” da un lato e Ronconi dall’altro). Il bel recitare contro l’artificio, il naturalismo e il rilassamento contro la tensione (gli insegnamenti di voce di Iva Formigoni e Antonella Astolfi versus Ronconi che dice “l’addome deve restare sempre duro”). 

 

13:42:00 – 22:16 

 

Il bisogno di libertà 

Lavorare con Ronconi è come dimenticarsi di sé, offrirsi a un macello. Dopo otto anni, la scelta di interrompere per ritrovare il focus su di sé: T.S. sentiva di guardare il mondo come R., di essere diventato ipercritico, chiuso, frustrato. 

Essere attore di R. era come accettare di essere un colore di una tela di Picasso: essere parte di un capolavoro ma senza libertà.  

T.S. e R. avevano diverse visioni su come impostare il rapporto con il pubblico.  

L’artificio ronconiano iniziava a essere superato. La partitura dell’attore era rigida, R. non aveva fiducia degli attori, solo dei più grandi. 

 

00: 22: 16 – 24:40  

 

Ronconi e gli attori della sua generazione 

 

 

 

 

 

 

 

Trattamento diverso dei grandi attori (cita Mariangela Melato, Massimo De Francovich, Franco Branciaroli, Giulia Lazzarini, Giorgio Albertazzi, Anna Proclemer) perché erano attori della sua generazione, approccio paritario. Le note a loro le dava privatamente, sottovoce, grande rispetto. R. aveva un rapporto particolare con ciascuno, non era “monolitico”.  
 

00:24:40 – 00:31:24 

 

Una sintonia creata con lo studio 

 

 

 

 

T. S. “conquista” Ronconi con il lavoro e lo stacanovismo, lo studio per supplire al fatto che all’inizio non capiva i testi che Ronconi portava a lezione (es. Il candelaio di GiordanoBruno) T.S. si offriva sempre di “andare su” quando R. faceva lezione. R. amava il coraggio, creava competizione, tendeva a disunire. Dal primo giorno di scuola chiedeva di “tirare la parabola lontano” per prepararsi al lavoro futuro.  

 

 

 

 

00:31:20 – 00:43:08 

 

Gli spettacoli negli anni della scuola e I due gemelli veneziani  

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Racconta le esperienze negli spettacoli del Piccolo durante la scuola: R. faceva lo stesso lavoro che a scuola, ma la era tensione molto alta, si irritava, viveva la prova in modo viscerale. Racconti di: La vita è sogno (la prima battuta dello spettacolo); Phoenix (un monologo fatto in modo molto ronconiano, tutto appoggiato); Il candelaio (aneddoto di Popolizio Massimo dietro le quinte:“Simò stringi”).  

 

Rapporto con il pubblico di R.: sapeva che il suo spettacolo si “guastava” davanti al pubblico; detestava che il pubblico ridesse. Es. I due gemelli veneziani con Massimo Popolizio: un Goldoni molto nero in cui R. non voleva che gli attori prendessero le risate.  

L’opera di R. era estetica, l’attore aveva una funzione estetica, non di autonomia, non era interessato al qui e ora con il pubblico che l’attore attiva. Desiderio di controllo totale di R. sulla sua opera.  

 

 

 

00:43:08 – 01:06:18 

 

Un sogno e l’esperienza di assistente alla regia  

Infinities e Il professor Bernhardi 

 

 

 

 

 

VAI A LISTEN AUDIO 00:57 – 01:00 

 

 

 

 

 

 

 

 

A.G. Come l’attività di assistenza alla regia di R. e il lavoro con lui ha influenzato la carriera di regista di T.S.  

T.S. Totale influenza di quello che T. definisce “il più grande regista italiano e europeo, superiore a Strehler”. Parallelismo tra Strehler e R. (poesia versus un teatro “crepato”).   

Racconto di un sogno con protagonista R., fatto la notte della sua morte, che per T. simboleggia il suo lascito: la chiave d’accesso per interpretare i testi. Per T.S., R. “vedeva” i testi come nessun’altro, gli si aprivano dei luoghi (parallelo con Romeo Castellucci). Esempio di Infinities: un copione che aveva “visto” solo lui e che spaventava tutti.  

T.S. diventa assistente di R. Racconto dell’esperienza di Infinities, dove si occupa, non ufficialmente, della stanza numero 3.  

Racconto dell’assistenza allo spettacolo Il professor Bernhardi: il montaggio della scena del consiglio di amministrazione, in cui i movimenti di scena sono la più grande scuola di regia. R. che monta le scene come “posseduto da Dioniso”, necessità di segnare con precisione senza perdere il momento.  

 

Riflessione sull’assenza, oggi, di una modalità di lavoro paragonabile, assenza di complessità in un’epoca di semplificazione.  

Per T.S. R. avrebbe fatto il teatro anche senza fondi. Esempio di Il re in ascolto, di Italo Calvino, fatto a Santacristina, con solo delle sedie di ferro e dieci giovani attori.  

R. abilissimo autore e drammaturgo. Si diceva un interprete di testi, ma per T. era un grande autore, soprattutto dei testi non teatrali.  

 

01:06:18 – fine  

 

La fine della collaborazione 

T.S. Fine del rapporto con R. dopo Il ventaglio: una scelta dura e dolorosa, influenzata dalla giovane età, dettata dalla necessità di libertà e autonomia, dall’insoddisfazione, e dal desiderio di fare il regista.  

Racconto degli spettacoli per le Olimpiadi del 2006 di Torino che per T.S. sono state “la fine”di R.: troppi spettacoli, assenza di cura, rapporti umani che si incrinano.  

[Brano non ascoltabile per tutela privacy]. 

Dopo le Olimpiadi, esperienza de Il ventaglio: emerge il conflitto tra l’attore che fa un ruolo comico goldoniano (Crespino) e l’attore ronconiano, T.S. soffre il personaggio patologico creato da R., perde la voce.  

Racconto della rottura con R., voluta da T.S. con una modalità giovanile che giudica oggi eccessiva. 


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Interview Duration: 01:16:43

Registration Duration: 01:15:50 (01:16:43)

Format: wav

Type: audio

Language: italiano

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Citation

Intervista a Toni Simone, di Gennari Alessia, Milano, il 09/06/2025, Progetto “La memoria dei teatro. Luca Ronconi”, Collezione Ormete (ORMT-11Mg), 

consultata in URL:< https://www.patrimoniorale.ormete.net/../..>, (data di accesso).



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