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Il viaggio di Camion lungo l’Italia, passando per Santarcangelo e Spoleto |
Introduzione. I ricordi di C.T. iniziano con il viaggio di Camion verso sud durante gli anni Settanta, prima verso Catania e poi verso la Puglia, nella cittadina di Maglie per la Festa di San Nicola. Da quella festa sono risaliti alla volta della Romagna [cronologia dei luoghi scombinata, chiarita successivamente, N.d.r.].C.T. spiega che l’intenzione di Camion era sempre quella di provocare, ma la provocazione aveva come motivo primario la conoscenza delle persone che avevano di fronte. Si introduce la figura di Luciano Sorlini, un uomo di grande potenza decisionale nei circuiti teatrali dell’Emilia-Romagna, ma capace di fare compromessi per imporre la calma. Anche per questo arrivati a Santarcangelo Camion ha trovato un pubblico silenzioso, come se si aspettasse delle indicazioni che mai sarebbero venute. C.T. spiega che ripudiavano il teatro di rassegna. Proprio per questo lo studio di Casa di Bambola venne fatto sì a Spoleto, nel 1977, ma non dentro il Festival dei Due Mondi, piuttosto d’inverno, dentro il Teatro Nuovo, al freddo. Venendo dall’avventura di Camion, quella tappa in teatro era fondamentale. |
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Il laboratorio a Spoleto LISTEN AUDIO |
D.O. chiede a proposito di Spoleto, del senso e delle modalità del laboratorio condotto per l’ETI (Ente Teatrale Italiano) senza nessun rapporto con il Festival, in quell’anno diretto da Romolo Valli. C.T. spiega che si trattava di un’indagine della quale le persone erano curiose: il personaggio fuori dal personaggio. Quello che più sconvolgeva era vedere il teatro spogliato, riuscire a scoprire la sua parte nascosta sia a livello strutturale sia a livello concettuale. Se il Festival dei Due Mondi si fondava su certe strutture – materiali e immateriali – del teatro, quel laboratorio le rompeva, e di questo si accorgevano gli abitanti, curiosi di una situazione così radicalmente diversa e lontana dall’estate. |
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A partire dai documenti: Nora e Robinson, non aspettarsi lo spettacolo. LISTEN AUDIO |
D.O. fa chiarezza su alcune date, il discorso torna su Santarcangelo, in particolare nel luglio del 1974, quando Camion porta Nora Nora, sei proprio una donna e Robinson Crusoe. R.S. commenta insieme a C.T. alcune pagine del catalogo del Festival, e una serie di recensioni, una di Sergio Colombo e una di Elio Pagliarini, si aggiunge poi la lettura da una testimonianza di Alberto Gozzi. C.T. spiega meglio il tipo di carico di Camion: l’intera drammaturgia si fondava su numerosissime casse di legno segnate con scritte che stimolavano tutto il processo di immaginazione in merito al loro contenuto.
A partire dall’articolo di Paglierini, che ricorda Robinson come uno spettacolo iniziato con molto pubblico e finito con poche persone, C.T. fa riferimento al fatto che le piazze più legate all’attesa di uno spettacolo avevano reazioni irrigidite, nelle fabbriche invece nessuno si aspettava nnulla e si faceva insieme. In ogni caso il loro interesse non era avere un consenso di piazza, ma conoscere la piazza. |
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Luciano Sorlini |
D.O. chiede in merito al rapporto con Santarcangelo Festival, in particolare con la direzione, a tal proposito R.S. propone una fotografia di Piero Patino, ma C.T. ricorda solo di dispute feroci con Luciano Sorlini, il quale a suo parere decideva le sorti di tutte le compagnie. Ricorda vagamente Patino. Il discorso vira sull’atmosfera del Festival di Santarcangelo. C.T. racconta che si trattava di un’aria che non si addiceva a come loro gestivano Camion, mai pensato come spettacolo da farsi, ma come materiali da offrire, materiali che incuriosivano e dai quali saltava fuori un’azione che non era prevista. Il dispositivo Festival, invece, chiedeva quasi sempre qualcosa di già previsto. |
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Carla Tatò attrice/narratrice e il senso dei Festival |
I Settanta sono anche i primi anni di sperimentazione di un nuovo modo di stare in scena per C.T. Mancando l’interesse per i personaggi, in particolare quelli femminili, il lavoro si concentrava sul tentativo di ribaltarli.
D.O. chiede sulla presenza di Camion in vari contesti festivalieri: Festival di Rovereto, al Festival di Chieri, al Festival di Santarcangelo, all’Estate Romana: nonostante l’ostilità per la modalità festival, resta un’occasione da cogliere in quegli anni, perché proprio in quei contesti passa tutta una sfera di Teatro di Ricerca, e perché c’è uno spazio aperto di dialogo. La differenziazione dello spazio e del pubblico che concedevano i festival era poi utile per scoprire, per comprendere qualcosa. |
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Chiusura sul perché dei territori. |
D.O. chiede a proposito del rapporto tra teatro e territori negli anni Settanta e Ottanta. Si andava lì fare qualcosa “per” il territorio, o “con” il territorio e per se stessi? C.T. spiega la necessità di entrambi i punti di vista, non unicamente quello egoistico, non unicamente quello altruistico, ma insieme. R.S. chiede se questo rapporto con il territorio fosse anche orientato a certe specifiche classi subalterne, come il mondo operaio, guardato con interesse anche dalla politica di sinistra di quegli anni. C.T. specifica che non si trattava mai di un compito istituzionale, burocrate o borghese, erano guidati dalla necessità di un rapporto intimo, personale. |
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Interview Duration: 02:00:00
Registration Duration: 01:40:27
Format: Waw
Type: Audio
Language: Italiano
Subjects:
Original Document Placement:
- ICBSA, Via Caetani 32, 00186, Roma
- Museo Biblioteca dell’Attore, Via del Seminario 10, 16121, Genova
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Citation
Intervista a Tatò Carla, di Morganti Arianna, Luciani Eleonora, Donatella Orecchia, Sacchettini Rodolfo, Roma, Università di Roma Tor Vergata, il 11/06/2025, Progetto “Festival Internazionale del Teatro in Piazza a Santarcangelo di Romagna”, Collezione Ormete (ORMT-15m), consultata in URL: <https://www.patrimoniorale.ormete.net/interview/intervista-a-tatò-carla/>, (data di accesso).
Relation:
Bibliography:
