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00:00:00 L’inizio della carriera di tecnico teatrale
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Ricordi di famiglia e sintetica presentazione. Enzo Neri, suo zio e padre di Piera Neri, custode storica del teatro, è stato il primo macchinista del festival. All’inizio Gian Carlo Menotti prese tappezzieri e falegnami e li trasformò in macchinisti teatrali, con l’aiuto di tecnici che venivano da fuori, soprattutto dal Teatro dell’Opera di Roma. La carriera di O.N. inizia nel 1974, a diciassette anni, quando il direttore tecnico del Festival dei Due Mondi è Renato Morozzi. Comincia come assistente attrezzista (poi diventerà direttore di scena del Teatro Romano di Spoleto, quindi direttore tecnico del Festival dei Due Mondi). O.N. spiega quale era la modalità lavorativa per tutti gli anni Ottanta: d’estate Festival di Spoleto (il lavoro cominciava da aprile) e Festival di Pesaro, a settembre attività al Teatro Lirico Sperimentale di Spoleto, da ottobre tournée con compagnie private fino in primavera (lui ha lavorato per molti anni con Turi Ferro). Questo ritmo garantiva ai tecnici di Spoleto una continuità lavorativa. A metà degli anni Settanta il 60% dei tecnici erano di Roma, o comunque esterni, il resto spoletini. Dieci anni dopo il 90% dei tecnici era spoletino. In tempi più recenti invece un nuovo cambiamento con maestranze esterne. |
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00:12:00 I tecnici di Spoleto |
I punti di riferimento tecnici a metà degli anni Settanta erano, oltre al direttore Renato Morozzi, il direttore di scena, Umberto Capodaglio, e anche Amedeo Frati. Poi c’erano tecnici che provenivano dal Teatro Sistina di Roma e dal Teatro alla Scala di Milano. Negli anni Ottanta si crea una squadra di tecnici spoletini molto solida. L’alta professionalità dei tecnici di Spoleto derivava dall’esperienze che si maturava a contatto con professionisti provenienti da altri teatri. Seguire un’edizione del Festival dei Due Mondi era come assistere dieci compagnie invernali. Grande competenza artigianale anche perché il Teatro Nuovo e il Teatro Caio Melisso sono teatri non motorizzati, tutto perciò viene realizzato con chiodi e cantinelle. |
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00:15:00 Menotti e la squadra tecnica |
R.S.: chiede qual era il rapporto tra la squadra tecnica e Gian Carlo Menotti. O.N. ricorda che il Maestro ascoltava molto, manteneva la calma anche nei momenti più difficili ed era assai sensibile agli allestimenti. Aneddoto sul compleanno di Menotti festeggiato al Teatro Caio Melisso durante uno dei Concerti di mezzogiorno. Ricorda l’atmosfera conviviale e scherzosa. I tecnici venivano pagati bene, anche se il lavoro era molto intenso e con un gran numero di ore al giorno, anche perché durante il festival potevano esserci spettacoli in contemporanea. Per esempio al Teatro Caio Melisso si operava rapidamente di montaggio e smontaggio, depositando le scene anche in Piazza del Duomo per permettere il Concerto di mezzogiorno, l’appuntamento pomeridiano e lo spettacolo serale. Tutte pratiche che negli anni sono andate a modificarsi, un po’ per nuove normative più stringenti per gli allestimenti tecnici, un po’ perché tutto il clima del festival si è trasformato. |
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00:22:00 Gli anni di Giorgio Ferrara |
R.S.: chiede quando ha iniziato ad avvertire cambiamenti nel Festival dei Due Mondi. O.N.: racconta il primo cambiamento con l’arrivo di Francis Menotti. Continua a lavorare come direttore tecnico solo per tre-quattro anni, poi il rapporto si interrompe. Torna al suo ruolo più tardi, con la nomina di Giorgio Ferrara a direttore del Festival dei Due Mondi. Ricorda anche alcuni tecnici del passato come Alberto De Santis, che era falegname, Fausto Sabini, abile costruttore. |
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00:27:00 I luoghi di Spoleto
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R.S.: chiede di parlare dei luoghi di spettacolo di Spoleto. O.N. risponde che attualmente gli spettacoli che arrivano a Spoleto vengono prodotti da teatri europei, che sono meccanizzati e hanno grandi palcoscenici. Il problema del Teatro Nuovo di Spoleto è relativo alle sue dimensioni contenute e al fatto di non essere meccanizzato, a parte alcune recenti modifiche. Perciò le possibilità sono limitate. Nel passato il Teatro Romano è stato dedicato a maratone di danza, curate da Vittoria Ottolenghi. Si sofferma su Rudolf Nureyev, come persona tranquilla, nonostante la notorietà, sempre in allenamento, una sorta di “mito” e ricorda l’ultima volta che venne a Spoleto, quando fu fischiato. Il pubblico si aspettava salti acrobatici invece la perfomance era più minimale, anche perché il ballerino era già avanti con gli anni. Il Teatro Caio Melisso è una bomboniera, un luogo molto suggestivo dalla buona acustica, ricorda in particolare il Così fan tutte con la regia di Giorgio De Lullo. |
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00:34:00 Spettacoli memorabili |
R.S.: chiede quali siano gli spettacoli più significativi su cui ha lavorato. O.N.: Ricorda Madame Butterfly, regia di Ken Russel (1983). Allestimento molto moderno per l’epoca, perché si trattava di una delle prime attualizzazioni di opera lirica. A un certo punto compariva in scena anche una bottiglietta di Coca Cola. Lo spettacolo fu fischiato e Menotti non voleva uscire. L’intervistato precisa che era abitudine di Menotti in occasione delle prime uscire sul palcoscenico a prendere gli applausi assieme al regista. Tra gli spettacoli più significativi O.N. cita A Letter for Queen Victoria (1974), regia di Bob Wilson, al Teatro Caio Melisso, in particolare la scena in cui appariva da una parte una pecora bianca e dall’altra un cumulo composto da cento chilogrammi di ciliegie. La pecora ogni giorno andava lavata. Wilson era estremamente esigente e molto competente su tutti gli aspetti del lavoro. Vengono ricordate, con aneddoti, anche le figure di Romolo Valli, Pier Luigi Pizzi, Giorgio De Lullo. |
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00:45:00 Il concerto finale in Piazza del Duomo |
Rispetto a Piazza del Duomo O.N. si sofferma sull’allestimento a conchiglia, cioè della camera acustica per permettere la diffusione del suono nel migliore dei modi. Fino alla dodicesima fila il suono acustico avvolgeva il pubblico completamente. A seguire veniva costruito un sistema di amplificazione ogni dieci metri. Ricordi su Thomas Schippers. |
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00:52:00 Il Festival di Charelston
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Cenni al festival “gemello” di Charleston e alla figura della Contessa Alicia Spaulding Paolozzi. Descrizione della presenza dei mecenati americani durante il festival di Spoleto, già un po’ invecchiati a metà degli anni Settanta. Dal 1974 al 1990 il rapporto con gli Stati Uniti va decrescendo. Si rievoca la rottura tra il Festival dei Due Mondi di Spoleto e il festival di Charleston. |
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1:04:00 Presenze americane al Festival dei Due Mondi |
O.N. si sofferma ancora sull’atmosfera del passato e sull’importanza che aveva il ruolo produttivo del festival. In particolare sostiene che la differenza grossa, rispetto agli ultimi anni, era la presenza dell’orchestra e del coro provenienti dagli Stati Uniti: già un mese prima dell’inizio del Festival arrivavano cento, centocinquanta giovani americani a Spoleto. |
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1:08:00 Conclusioni |
Riflessioni sull’attualità a Spoleto, la situazione del centro storico, lavori di ristrutturazione dopo i danni provocati dal terremoto. Conclusioni. |
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Interview Duration: 01:40:00
Registration Duration: 01:14:00
Format: mp3
Type: Audio
Language: Italiano
Subjects:
Original Document Placement:
- ICBSA, Via Caetani 32, 00186, Roma
- Museo Biblioteca dell’Attore, Via del Seminario 10, 16121, Genova
Usage and Rights:
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Citation
Intervista a Neri Ottorino, di Sacchettini Rodolfo, Cascina, il 29/10/2024, Progetto “Festival dei due mondi” di Spoleto, Collezione Ormete (ORMT-14o), consultata in URL: <https://patrimoniorale.ormete.net/interview/intervista-a-neri-ottorino/> (data di accesso).
Relation:
- Archivio di Stato di Perugia (sezione Spoleto)
- Comune di Spoleto
- Festival dei Due Mondi
- Casa Menotti. Centro di documentazione Festival dei Due Mondi
Bibliography:
