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Primi ricordi del Festival
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L.M. chiede dei primi ricordi legati al Festival dei Due Mondi.
F.M. racconta che i suoi primi ricordi riguardano la mostra Sculture nella Città, organizzata da Giovanni Carandente. Ricorda in particolare il Teodelapio di Alexander Calder, le opere di Beverly Pepper, Henry Moore e Pietro Consagra, ma ricorda anche che all’epoca non tutti accettavano il connubio tra arte moderna e spazi urbani medievali: nacquero polemiche molto forti, che si protrassero a lungo e che non si erano mai viste prima a Spoleto. F.M. fa riferimento anche alla costruzione della Cupola di Buckminster Fuller, la Spoletosfera, nel 1967. Racconta l’arrivo di un pullman con a bordo un gruppo di giovani americani che l’avrebbero montata, si fermarono e lo invitarono a salire, e lì si trovò per la prima volta a contatto con l’atmosfera dei giovani americani, un’esperienza inedita che associa anche alla scoperta delle droghe leggere. Un’altra mostra che colpì F.M. fu quella di Christo, sempre nel 1967, in cui vennero “impacchettati” alcuni monumenti e tra tutti la fontana in Piazza del Mercato. Anche in quel caso le polemiche furono intense, e l’opera non molto apprezzata dal pubblico. Per quanto riguarda invece gli anni successivi, F.M. ricorda quando Lucio Amelio, nel 1978, affidò a tre artisti – Joseph Beuys, Michelangelo Pistoletto e Andy Warhol – il compito di realizzare delle opere che reinterpretassero le fotografie realizzate a Capri, agli inizi del Novecento, dal fotografo Wilhelm von Gloeden. Intorno al 1980, sempre Amelio curò altri interventi nella città: tra le opere ricorda Daniel Buren, che dipinse di bianco e rosa una scalinata, e Vito Acconci, la cui installazione suscitò scandalo per presunta oscenità, tanto che il vescovo ne chiese la rimozione dopo pochi giorni. F.M. osserva che le arti visive e le mostre di quegli anni lo colpirono profondamente, e in seguito ebbe modo anche di contribuire all’allestimento e alla proposta di alcune di esse. |
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Henry Moore |
L.M. chiede a F.M di raccontare l’episodio del suo primo incontro con la scultura di Henry Moore. F.M. spiega che passeggiando da solo per Spoleto si ritrovò nei giardini del Teatrino delle Sette, sotto il Duomo di Spoleto, e salendo la scalinata e guardando in alto vide questa grande statua raffigurante una figura femminile nuda distesa. Fu un’emozione fortissima perché non si aspettava di trovarla lì, ma anche perché nonostante fosse ancora giovanissimo era molto appassionato di arte contemporanea e custodiva un piccolo libro dedicato a Moore, vedere quindi l’opera dal vivo nella sua città sembrava un sogno.
Solo più avanti, tramite fotografie della mostra, si rese conto che la collocazione scelta era perfetta: la figura, posta su un basamento alla fine della scalinata, aveva alle spalle le linee orizzontali della Rocca, sulla sinistra la linea verticale del campanile. |
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10:01:20 Il teatro |
L.M. chiede quali ricordi siano rimasti più vivi a proposito del teatro a Spoleto.
F.M. racconta di aver visto da giovanissimo Il Principe Costante di Jerzy Grotowski. Aveva sedici anni e credeva di assistere a uno spettacolo teatrale tradizionale; invece, si ritrovò di fronte un allestimento completamente diverso in una remota stanza del Teatro Nuovo, con pochissimo pubblico. L’opera era eseguita in lingua originale, quindi non capì le parole, ma rimase profondamente colpito dai movimenti e dall’intensità fisica della rappresentazione. Ricorda anche Rudolf Nureyev, di cui a Spoleto si parlava molto perché aveva abbandonato la Russia: la cosa destò grande curiosità, anche perché Spoleto era una città di sinistra. Un altro ricordo è quello legato al gruppo della Sierra Leone con le loro danze tradizionali: fecero una sfilata per la città fino alla piazza vicino San Ponziano, dove si misero a suonare e cantare; la scena fu talmente coinvolgente che le auto si fermarono per ascoltarli. L.M. torna sul corpo di Ryszard Cieślak. F.M. racconta di averlo incontrato per caso, mentre teneva in mano il depliant dello spettacolo. Gli fece capire con un gesto che aveva visto l’opera e Cieślak, meravigliato che un ragazzo così giovane fosse andato a teatro, gli firmò il libretto. Ricorda poi Pelléas et Mélisande (1974), con la regia di Gian Carlo Menotti: ciò che lo colpì furono le scene e i costumi, dotate di un gusto Art Nouveau. Racconta anche che talvolta riusciva a entrare gratuitamente, intrufolandosi, ai concerti di Mezzogiorno, poiché nessuno gli chiedeva il biglietto credendo fosse figlio di qualche spettatore. |
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Oltre il Festival |
L.M. riferisce a F.M. che Bruno Toscano ha ricordato di averlo visto ballare da ragazzo aprendo la finestra della sua casa, chiede se quell’immagine appartenga a questo periodo.
F.M. conferma, ma precisa che non era collegato direttamente al Festival, o almeno non in modo diretto. A Spoleto erano arrivati importanti registi per tenere stage e audizioni rivolti a giovani interessati al teatro. In quell’occasione un regista che lavorava per la Regione stava organizzando uno spettacolo con partecipazione di spoletini, insieme a Enrico Mascelloni. F.M. partecipò come danzatore. Ricorda come in quegli anni molti artisti fossero attratti da Spoleto come città d’arte, e che il Festival era stato determinante in questo. L.M. chiede che importanza abbia avuto nella sua formazione. F.M. risponde che da appassionato d’arte è passato, tra i nove e i dieci anni, da una formazione autonoma — fatta di letture senza maestri — al rapporto diretto con le opere. Ricorda la mostra dei giovani artisti americani che seguì quella grande di Carandente: esponevano dodici artisti e tra le opere c’erano alcuni lavori fondamentali per l’arte contemporanea, come “Bed” di Robert Rauschenberg, che suscitò grande scompiglio anche tra gli intellettuali. |
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14:39:57 I cambiamenti e le economie |
F.M. racconta gli ultimi ricordi del Festival, dice di non aver mai partecipato alle letture dei poeti, ma di ricordare bene le polemiche che suscitavano: se ne parlava ovunque, in strada o sui giornali. Fa menzione però delle forti reazioni contro Allen Ginsberg, che leggeva testi con riferimenti a rapporti sessuali, e contro Pier Paolo Pasolini. Ricorda anche Luchino Visconti, e come molti giovani spoletini pensassero di poter diventare attori semplicemente conoscendolo.
F.M. torna a parlare di Sculture nella città, e al fatto che vedere opere d’arte fuori dai musei fu un’esperienza straordinaria per l’epoca, aggiunge poi che il Festival fece qualcosa di molto simile con i concerti in Piazza Duomo. Si conclude con una riflessione sulle operazioni della memoria: anche se a volte in quegli anni mancavano gli strumenti per capire, l’esperienza lasciava un segno profondo; è il ricordo, con il tempo, che aiuta a rielaborare il passato e a comprendere con nuove consapevolezze. Secondo F.M. anche ciò che non si accoglie subito può diventare parte della propria formazione e comprensione del mondo. |
Interview Duration: 01:00:00
Registration Duration: 00:27:48
Format: Waw
Type: Audio
Language: Italiano
Subjects:
Original Document Placement:
- ICBSA, Via Caetani 32, 00186, Roma
- Museo Biblioteca dell’Attore, Via del Seminario 10, 16121, Genova
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Citation
Intervista a Mariani Francesco, di Mariani Anna Laura, Spoleto, il 30/09/2025, Progetto “Festival dei Due Mondi di Spoleto”, Collezione Ormete (ORMT-14s), consultata in URL:<https://www.patrimoniorale.ormete.net/interview/intervista-a-mariani-francesco>, (data di accesso).
Relation:
- Archivio di Stato di Perugia (sezione Spoleto)
- Comune di Spoleto
- Festival dei Due Mondi
- Casa Menotti. Centro di documentazione Festival dei Due Mondi
Bibliography:
