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Prima del Festival dei Due Mondi: la vivacità di Spoleto
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Preliminari. A.L. ricorda di essere entrata in un palco teatrale all’età di tre anni. Appartenente a una famiglia colta di Spoleto, seguiva la stagione del Teatro Lirico Sperimentale. Adriano Belli era stato spalleggiato da un gruppo di spoletini, tra cui il nonno di A.L. L’intervistatrice vuole sfatare una vulgata a proposito della nascita del Festival dei Due Mondi: non è vero che il festival sia nato in una Spoleto “dormiente”, cioè in una provincia oscura, senza vocazione culturale. Al contrario Spoleto aveva una sua vivacità. Ad esempio l’intervistata ricorda, tra gli elementi più importanti: il Centro italiano di studi sull’Alto Medioevo di grande prestigio; il primo cineclub dell’Umbria; il Premio Spoleto; il piano regolatore che garantiva il centro storico. |
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L’indotto generato dal Festival dei Due Mondi |
Alla base di tutto c’è una forte “simpatia” umana tra la città di Spoleto e Gian Carlo Menotti. Il Festival di Due Mondi ha un enorme impatto a livello economico. Spoleto aveva due-tre stabilimenti industriali importanti, che però non risolvevano il problema dell’economia spoletina. L’agricoltura era in crisi. Si intuì, già negli anni Cinquanta, che la cultura poteva avere una funzione fondamentale. La realtà artigianale rapidamente imparò i mestieri che servivano al teatro. |
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La libertà della proposta culturale |
R.S.: chiede, in anni di Guerra Fredda, quanto la percezione che i finanziamenti del Festival provenissero dagli Stati Uniti mettesse in difficoltà l’amministrazione comunale, solidamente guidata dal Partito Comunista. A.L. precisa che l’ideologia vive nella testa delle persone. La fortunata contingenza fu che gli amministratori della città erano in grado di capire l’importanza che il Festival poteva avere per la città. Il panorama culturale si rivelò assolutamente libero, tra mostri sacri e scena “off”. Ad esempio nel 1964, viene rappresentato Bella Ciao, spettacolo che suscita una contestazione feroce da parte della destra italiana, con rotoli di carta igienica gettati sul palcoscenico come stelle filanti. Assai significativa fu anche la presenza dei poeti americani dichiaratamente contro l’establishment. I moralisti disprezzavano il Festival, considerato «un covo degli omossessuali internazionali». |
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I poeti
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A.L. ricorda con molti dettagli l’entusiasmo che si respirava per le strade. Bastava andare in Piazza Duomo per incontrare divi cinematografici, come Marcello Mastroianni, o grandi poeti, come Ezra Pound, dal sorriso mefistofelico, Giuseppe Ungaretti e Pier Paolo Pasolini, a cui regala il libro di poesie in dialetto del nonno, Fernando Leonardi. I poeti erano impegnati in un ciclo di letture pubbliche al Teatro Caio Melisso ed era la prima volta che si sperimentava questa formula. |
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Festival e città: l’arte pubblica |
Menotti era un direttore artistico molto consapevole e seppe lasciare spazio agli spoletini. A.L. racconta delle botteghe in Via de’ Duchi, che venivano affittate durante il Festival a gallerie e antiquari, selezionati da una apposita commissione. L’attenzione all’arte contemporanea trova un suo apice con la celebre iniziativa Sculture in città, su cui l’intervistata si sofferma, rievocando episodi significativi per comprendere il rapporto stretto con la città, grazie anche alla guida illuminata del Sindaco Giovanni Toscano: «non ci fu nemmeno un graffio». |
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Crisi del Festival |
Digressione sulle vicende successive del Festival e analisi dell’inizio del declino, in relazione con l’ingresso della politica nelle dinamiche decisionali, con la rivalità perugina, con l’invecchiamento di Menotti. |
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Spettacoli memorabili
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A.L. sostiene che gli spettacoli più belli del Festival sono di danza e di musica (a parte Orlando furioso e Orestea, con Mariangela Melato, entrambi con la regia di Luca Ronconi). Ricorda come memorabili: il Macbeth di Verdi, regia di Luchino Visconti, prima volta che si utilizzavano i velatini in scena, che permettevano, tramite un’illuminazione molto curata, di creare differenti profondità sulla scena; La traviata di Verdi, sempre per la regia di Visconti, con i palchi tutti ornati da camelie bianche; L’italiana in Algeri di Rossini, regia di Patrice Chéreau, piena di vita e di movimento; la Bohème di Puccini, con la regia di Menotti, spettacolo eccezionale, perché i cantanti giovanissimi sembravano dei bohémienne ed erano diretti con la sapienza di un regista di prosa, ad esempio con grande abilità scendevano a cavalluccio la scala che univa il pian terreno con il primo piano. |
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La danza
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Per quanto riguarda la danza, oltre alla presenza di grandi star come Michail Baryšnikov, Rudolf Nureev, Carla Fracci, l’intervistata ricorda Jerome Robbins, che propose spettacoli dal rigore matematico straordinario e l’utilizzo della musica in maniera completamente diversa da quello a cui si era abituati. Il Festival dei Due Mondi fu anche il primo a proporre spettacoli “etnici”: impressionante la potenza muscolare mostrata dal Balletto Nazionale della Sierra Leone. Di grande impatto furono anche i Balletti Russi. |
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Fogli d’album
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Nella sezione Fogli d’album veniva proposta la miglior produzione drammaturgica off sia europea sia americana. Arrivano tanti giovani attori americani, all’inizio delle loro carriere, per poi affermarsi a livello internazionale. Gli spettacoli erano quasi sempre in inglese. Nel pubblico c’erano molti spettatori americani. A.L. rievoca alcuni momenti di questa iniziativa molto seguita e apprezzata. Approfondisce poi iniziative più recenti come Spoleto scienza, riflette sul declino generale dovuto anche alla mancanza di produzioni. |
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1:20:00 Aggiunta avvenuta il 30/10/2024 telefonicamente su richiesta dell’intervistata: i “suoni” e i “profumi” del Festival |
A.L. approfondisce il legame tra Festival e Spoleto. Descrive dettagliatamente l’atmosfera che si respirava nelle prime edizioni con l’invasione di suoni, provenienti dalle case dove erano ospitati i musicisti, e l’odore di ginestre collocate fuori dai locali. Era letteralmente il “profumo” del Festival che avvolgeva la città. L’atmosfera si creava perché la produzione a Spoleto necessitava di una lunga residenza di artisti e maestranze.
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Il “gusto” del Festival. |
Come testimonianza di gratitudine e di accoglienza verso tutti gli artisti che partecipavano al Festival, il Comune organizzava un grande ricevimento. La particolarità del ricevimento, che si svolgeva nel Palazzo comunale, era l’attenzione ai prodotti tipici del territorio, crostini di cacciagione, prosciutti, vini locali, olio e bruschetta della collina spoletina, tartufi, fagioli e salsicce. Gli americani impazzivano per questi sapori così insoliti per loro. L’estrema eleganza della presentazione si mescolava in modo originale alla rusticità dei prodotti del territorio. |
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L’iniziativa temeraria e generosa di Anna Di Meo |
L’intervistata tiene molto a ricordare un’esperienza originalissima, non direttamente legata al Festival, ma di natura teatrale, che si sviluppò nel 1964, nella campagna spoletina. Anna Di Meo, attrice e frequentatrice da molto tempo della Stagione del Lirico Sperimentale, voleva creare un centro di cultura teatrale a Spoleto, per questo affittò una villa a Collerisana, creando una sorte di “comune” pre-Sessantotto, in cui accoglieva registi, pittori, scultori, attori, musicisti. A.L. fu scelta, tramite provino, come protagonista di Gl’innamorati di Carlo Goldoni, commedia dedicata al nobile spoletino Antonio Ancaiani, e primo spettacolo prodotto da questo gruppo di artisti, con la regia di Piero Faggioni. Lo spettacolo successivo fu Come prima, meglio di prima di Luigi Pirandello, esperienza che A.L. ricorda con estremo entusiasmo. Il tentativo di coinvolgere nel progetto le istituzioni spoletine fallì e l’iniziativa, temeraria, generosa e precoce per quei tempi, si concluse drammaticamente, lasciando però tracce indelebili nei molti partecipanti. |
Interview Duration: 02:00:00
Registration Duration: 01:45:00
Format: mp3
Type: Audio
Language: Italiano
Subjects:
Original Document Placement:
- ICBSA, Via Caetani 32, 00186, Roma
- Museo Biblioteca dell’Attore, Via del Seminario 10, 16121, Genova
Usage and Rights:
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Citation
Intervista a Leonardi Anna, di Sacchettini Rodolfo, Spoleto, il 24/10/2024 e integrazione telefonica il 30/10/2024, Progetto “Festival dei Due Mondi di Spoleto”, Collezione Ormete (ORMT-14q), consultata in URL: <https://patrimoniorale.ormete.net/interview/intervista-a-leonardi-anna/> (data di accesso).
Relation:
- Archivio di Stato di Perugia (sezione Spoleto)
- Comune di Spoleto
- Festival dei Due Mondi
- Casa Menotti. Centro di documentazione Festival dei Due Mondi
Bibliography:
