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Presentazione di Sandro Frontalini e primo incontro con il Festival
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Sandro Frontalini si presenta, è attualmente un dirigente del comune di Spoleto. Nel 1985, per circa dieci anni, è stato amministratore comunale. I primi incontri con il Festival dei Due Mondi li ha avuti da ragazzo. Nato nel 1959 è cresciuto con il Festival, ricorda soprattutto le prime libertà da adolescente, quando fra i giovani della città si inventavano peripezie per spiare gli spettacoli da dietro una siepe o da un balcone privato. Sono gli anni Settanta, andare a teatro non era tra le priorità di una famiglia artigiana, ma la città trasformata faceva gola ai giovanissimi. Su tutto, aleggiava come nume tutelare, il Maestro Gian Carlo Menotti, il duca di Spoleto. |
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Gli anni della contestazione e il savoir faire di Menotti
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E.L. chiede ricordi o racconti a proposito del lungo Sessantotto a Spoleto. S.F. spiega intanto che nei più generali sentimenti della città non è mai mancata una specie di diffidenza nei confronti del Festival, anche se sempre ambivalente, mista a devozione e riconoscimento. C’è stata poi una contestazione più propriamente politica, che il testimone afferma di non ricordare con precisione, ma per entrambe le questioni Menotti è sempre stato molto avveduto. Il Festival è sempre riuscito a restare saldo nella società, e a mantenere il suo obiettivo: l’incontro tra artisti e popolazione. Una delle abilità di Menotti è stata proprio quella di trovare il suo modo per piegarsi all’incontro. |
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00:11:42 Il tessuto urbano di Spoleto che cambia |
E.L. chiede come è cambiata Spoleto da un punto di vista urbanistico. I primi vent’anni del Festival coincidono con il periodo dell’abbandono dei centri storici, visti come degradati e poco funzionali. Anche a Spoleto l’ambizione era avere la casa nuova costruita in periferia. Ma con l’avvento del Festival la necessità di alloggi ha fatto si che il centro, abbandonato in parte dagli abitanti, venisse poi riadattato (un appartamento diviso in due o tre più piccoli da affittare, nuovi ristoranti, strutture ricettive). Il Festival ha sicuramente contribuito a pensare la città in un modo diverso. S.F. fa riferimento a vari eventi: nel 1962 Carandente distribuisce centinaia di sculture per la città, qualche anno dopo Christo impacchetta la fontana di Piazza del Mercato, Daniel Buren dipinge di bianco e rosa i gradini della città coinvolgendo architetti e studenti. Il testimone cita anche la rivalutazione di garage e botteghe dimessi e diventati punti nevralgici del festival (le botteghe in Via dei Duchi o Via Fontesecca). |
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Ricordi di spettacoli
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I primi spettacoli che S.F. ricorda sono quelli all’aperto, generalmente di danza, al Teatro Romano, a volte Piazza Duomo; oppure il concerto finale, ma ascoltato dal Giro della Rocca. Il testimone ha vivi ricordi di Il sogno di un uomo ridicolo, con Gabriele Lavia al Teatrino delle Sei; dei concerti di musica da camera, in alcuni casi ad ingresso libero o si riusciva ad entrare per la distribuzione di biglietti alla cittadinanza per evitare il rischio, dopo qualche anno, di teatri vuoti). Ricorda poi nella Chiesa di Santa Eufemia con Le prediche di Savonarola fatto da Roberto Herlitzka. I balletti, con Rudol’f Nureev o Carla Fracci. |
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A margine del Festival
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E.L. chiede notizie riguardo la presenza di spettacoli off, artisti di strada, gente di teatro che approfittava della notorietà del Festival pur non essendo nel cartellone. S.F. risponde che si trattava di esperienze eccezionali (c’erano ragazzi che suonavano, chi vendeva i propri volumi di poesia), ma non di un modo di fare. Si racconta che Menotti richiedesse un certo silenzio per le strade, era una presenza sicuramente forte, ma non di censura. Secondo S.F. gli artisti non invitati non si disseminavano per le strade per una ragione più semplice: il contesto non era quello giusto, sarebbero stati una scheggia non inserita. |
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00:23:29 Questioni Finanziarie |
Stimolato da E.L. il testimone affronta la questione dei problemi finanziari del Festival e della tensione tra Fondazione e Direzione romana. Secondo S.F. già negli anni migliori Menotti è sempre stato «l’artista che getta il cuore oltre l’ostacolo», soprattutto per le questioni economiche, che poi ricadevano spesso sulle spalle degli enti pubblici come il Comune, garante per i conti del Festival. Uno dei primi ricordi da amministratore comunale (1985) è la disponibilità delle banche locali a concedere prestiti, spesso fatti con anticipi di conto corrente, quindi non troppo strutturati. Poi arrivarono gli anni dell’inflazione a due cifre, e il Festival, come era successo negli anni passati, era spesso a rischio. S.F. fa riferimento al decreto-legge 274 del 10 luglio 1987 che riconosce il Festival di Spoleto come destinatario di un finanziamento da parte del governo. Da quel momento la Fondazione acquista potere, perché è la destinataria di un finanziamento Statale. Il compito resta ancora per anni quello di girare i fondi all’Associazione Festival, ma solo a fronte di una rendicontazione (non sempre perfetta, non sempre con i conti in equilibrio). Il testimone fa poi riferimento ai più recenti interventi dell’amministrazione comunale alla fine degli anni Ottanta (la messa in sicurezza dei conti del festival, la rata di ammortamento del mutuo inserita nei conti dell’Associazione e il pagamento di alcuni organi concessori prima non pagati). |
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00:31.42 La rottura e il nuovo corso |
S.F. parla ancora degli anni dopo il 1987, un periodo di pace prima del “declino”, accenna alla figura di Francis Menotti che dopo la morte del Maestro mal sopporta il controllo pubblico e rivendica il potere decisionale. Sono anni di crisi, il festival andava salvato ma con nuove regole. S.F. parla della lunghissima trattativa con il Ministero e dell’obiettivo di dare una struttura più stabile al Festival, trattativa che però salta dopo molto tempo per le condizioni non accettabili imposte da Francis Menotti. Presa di posizione con la nascita della nuova Fondazione Festival (composta dal Sindaco di Spoleto, un rappresentante della Regione Umbria, un rappresentante dei due principali istituti di credito della città e un rappresentante scelto dal ministero). La vecchia Fondazione era comunque molto a carattere locale, ma la principale modifica statutaria è che la Fondazione viene riconosciuta come organizzatore e gestore del Festival. S.F. ricorda poi il ricorso di Francis Menotti, discusso pochi giorni prima del primo Festival del nuovo direttore artistico Giorgio Ferrara alla Corte d’Appello di Firenze. |
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L’inizio eroico e i problemi di oggi |
S.F. parla dell’inizio eroico con i fondi americani, di una scelta politica e non solo culturale, della necessità di ancorare l’Italia, paese di frontiera, ai valori occidentali. Dal passato il testimone arriva ai problemi odierni, caratterizzati da condizioni diverse, con i fondi pubblici (Minsitero, Regione e Comune) che coprono oltre il 50% del budget e gli apporti invece troppo bassi da parte delle componenti private. Nonostante i tempi siano diversi il segreto iniziale resta quello vincente: agganci con grandi investitori e risonanza mediatica. Oggi il prestigio è rimasto nell’immaginario collettivo, il Festival di Spoleto è un marchio che funziona, ma deve essere rafforzato. |
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Gli anni Settanta e la possibilità di un luogo di cultura |
Ancora sul territorio. S.F. racconta una fase storica vissuta da Spoleto intorno agli anni Settanta. C’è stato un momento in cui la città ha creduto che buona parte dell’economia potesse essere ottenuta a partire dalla cultura (nascono cooperative di restauro nei beni culturali (COO.BE.C e Tecnireco), altre nel settore del teatro (Kaos), o nel settore del restauro dei tessuti e poi ancora del restauro del libro. I motivi vanno ricercati nel contesto. Sono anni di fervore politico, l’Umbria è appena nata e fa parte del nucleo delle regioni rosse di spinta etica, c’è una volontà, una scelta politica che vuole il territorio come protagonista. S.F. cita poi l’impegno e lo stimolo di Bruno Toscano (in quegli anni consigliere regionale) che decide di investire in corsi di formazione in restauro. |
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01:20:00
Conclusioni |
Nei minuti conclusivi S.F. traccia nel dettaglio il profilo sociale, culturale e geopolitico della città di Spoleto. In particolare, il racconto si concentra sulla visione del lavoro e delle possibilità economiche da parte della popolazione. Fin dagli ultimi anni dell’Ottocento Spoleto è la prima città industriale dell’Umbria, con la sua grande miniera che tuttavia entra in forte crisi fino alla chiusura negli anni Sessanta. Le famiglie spoletine sono tradizionalmente legate più a Roma che al resto della regione, molte di queste hanno fatto carriera nella Curia, altre (nobiltà e piccola borghesia) hanno sfruttato le proprietà terriere. Il resto della città ha finito per risentire però la mancanza della piccola impresa che garantiva posti di lavoro. La cultura, sullo sfondo, è sempre stata vista come via di fuga possibile. |
Interview Duration: 02:00:00
Registration Duration: 01:45:17
Format: M4a
Type: Audio
Language: Italiano
Subjects:
Original Document Placement:
- ICBSA, Via Caetani 32, 00186, Roma
- Museo Biblioteca dell’Attore, Via del Seminario 10, 16121, Genova
Usage and Rights:
Per ogni uso del materiale diverso dall’ascolto (al di là di citazione breve) deve essere richiesta l’autorizzazione a ECAD/ORMETE.
Interviews may only be reproduced with permission by ORMETE
Citation
Intervista a Sandro Frontalini, di Luciani Eleonora, Spoleto, Palazzo Mauri, il 23/10/2024, Progetto “Festival dei Due Mondi di Spoleto”, Collezione Ormete (ORMT-14l),
consultata in URL:< https://www.patrimoniorale.ormete.net/../..>, (data di accesso).
Relation:
- Archivio di Stato di Perugia (sezione Spoleto)
- Comune di Spoleto
- Festival dei Due Mondi
- Casa Menotti. Centro di documentazione Festival dei Due Mondi
Bibliography:
