Interviewee: Bramini Sista
Interviewer: Fava Francesca
Giacobbe Borelli Maia
20 Gennaio 2015 – Roma, casa dell’intervistata
1970-2015
Keywords
- Alighieri Dante
- Attisani Antonio
- Barba Eugenio
- Bassignano Ida
- Beckett Samuel
- Brook Peter
- Capitta Gianfranco
- Cuesta Jairo
- De Filippo Edoardo
- De Fusco Luca
- Degli Esposti Piera
- Fersen Alessandro
- Gandolfi Roberta
- Garrone Nico
- Gatti Aurelio
- Grotowski Jerzy
- Gurdjeff Georges Ivanovic
- Ilich Ivan
- Joyce James
- Langer Alexander
- Lorenzoni Franco
- Malina Judith
- Mallarmé Stéphane
- Maraini Dacia
- Mariani Laura
- Mariti Luciano
- Marotti Ferruccio
- Ovidio
- Palermo Giancarlo
- Parvati Baul
- Sachs Wolfgang
- Scalfi Saviana
- Serpa Franco
- Shakespeare William
- Varley Julia
- Weil Simone
- Zambon Lorenza
- Aspettando Godot di Beckett Samuel (regia di Bramini Sista)
- Demetra e Persefone (regia di Bramini Sista)
- Divina Commedia (Paolo e Francesca) di Alighieri Dante
- Felice Sciosciammocca-ovvero della maschera buttata, Scarpetta Eduardo (regia di Giancarlo Palermo)
- Giorni Felici di Beckett Samuel(regia di Cuesta Jairo)
- Hansel e Gretel di Grimm Jacob e Wilhelm
- Hedda Gabler di Ibsen Henrik
- I bambini pensano grande di Lorenzoni Franco
- Metamorfosi di Ovidio
- Mila di Codra, D’annunzio Gabriele/ Maraini Dacia adattamento (regia di Bramini Sista)
- Molly Bloom di Joyce James
- Tramonti d’acqua, regia di Jairo Cuesta
- Accademia d’Arte Drammatica, Roma
- Casa delle Donne del Governo Vecchio, Roma
- Casa Laboratorio di Cenci, Amelia
- Fiera delle Utopie Concrete, Città di Castello
- Festival di Teatro di Gioia
- Festival di Santarcangelo
- Teatro dell’Opera di Roma
- Teatro La Maddalena, Roma
- Università Sapienza, Roma
- Villa di Massenzio, Roma
- Accademia d’Arte Drammatica, Roma
- Casa Laboratorio di Cenci
- Festival delle Utopie Concrete, Città di Castello
- Festival di Santarcangelo
- Living Theatre
- Magdalena Project
- Movimento Cooperazione Educativa
- Odin Teatret
- Repubblica (la)
- Teatro la Maddalena
- Teatro delle Sorgenti
- Teatro Natura
| DESCRIPTION | ||
| 00:00:00 | Preliminari. Consenso dell’intervistata. | |
| 00:01:33
Roma, il rapporto con la madre, la formazione, la vocazione teatrale |
Gli inizi della vocazione teatrale. Bramini illustra la sua “autobiografia mitica” e le sue tappe. Ricorda la travagliata figura materna, borghese, stravagante, che voleva fare l’attrice. Recitava ai figli testi di Shakespeare e di Baudelaire in lingua originale, aveva talento e cultura, affidava ai figli qualcosa di profondo in quei momenti…aveva fatto l’esame all’Accademia ma non era riuscita a fare l’attrice …temperamento artistico ma debolezza psichica, carattere permaloso: “era un carattere difficile”. | |
| 00:05:38
La nonna e i suoi ricordi teatrali: le attrici e la libertà femminile |
Anche la nonna materna, che viveva a Napoli, amava il teatro. La nonna e i suoi ricordi di gioventù raccontati ai nipoti, il teatro di Eduardo, l’ammirazione per le attrici e la loro libertà, i non detti: modelli di libertà femminile, vita diversa dal destino borghese. | |
| 00:07:02
Fare teatro: il primo ricordo. L’esperienza premonitrice del gioco di Hansel e Gretel che diventa spettacolo |
A scuola, dalle suore, il primo ricordo teatrale fu giocando ad Hansel e Gretel durante la ricreazione… le suore chiesero a lei e alle compagne di farne uno spettacolo. Esperienza premonitrice e ricordo forte dell’impatto su di lei dell’esperienza del silenzio e l’attenzione degli spettatori in quella situazione. Appagamento che permane tutt’ora. | |
| 00:10:01
Una ragazzina socievole, una famiglia molto travagliata, le scorribande nelle periferie |
L’angoscia in casa per la malattia psichica della madre e le sue tendenze suicide; i problemi economici del padre; trasferirsi nella periferia romana; la battaglia di sopravvivenza emotiva sua e dei suoi fratelli. I pomeriggi di scorribande all’esterno, nelle campagne e marane, con i ragazzini della periferia. Impressioni atmosferiche, esperienze e stati d’animo. | |
| 00:13:33
Perdersi nel bosco, nella notte, fra favole e sogni. Valore emotivo, archetipico (la favola) e simbolico. Riferimenti alla psicanalisi. Centratura di queste valenze nella pratica di Teatro Natura |
L’intervistatrice interroga questa autobiografia mitica di Bramini, le propone una analogia tra la sua situazione personale e il perdersi nel bosco di Hansel e Gretel… Associazioni: il sogno angoscioso d’infanzia, l’avanzare nel buio, senza luna. L’interpretazione psicanalitica del suo sogno ricorrente: “la forza di avanzare a tentoni nel buio”. Orientarsi con sicurezza, come animali. Tradotto nella sua pratica teatrale di TeatroNatura: camminare al buio, nel bosco, senza paura. | |
| 00:17:03
Nel 1977 l’Accademia e l’Università |
Nel 1977 non riesce ad entrare nell’Accademia d’Arte Drammatica e si iscrive, spinta dal padre, all’Università Sapienza di Roma, Facoltà di Lettere Moderne; amava la letteratura greca e i grandi classici; prenderà la laurea solo molti anni dopo. Ma all’università si facevano ricerche di tipo sociologico e più vicina alle proteste studentesche. Erano anni meravigliosi. Conosce, attraverso il Professor Ferruccio Marotti, il Terzo Teatro, Eugenio Barba, i laboratori di clown, l’idea di ensemble. | |
| 00:20:06
Primo spettacolo di Dacia Maraini e la consapevolezza di sé. Spettacolo con regia di Giancarlo Palermo |
Frequenta per un anno la scuola di Alessandro Fersen, prende contatto con la disciplina e la sua capacità di recitare. Dopo il rifiuto da parte dell’Accademia, comincia a lavorare con la compagnia di Aurelio Gatti e di Giancarlo Palermo. Il primo spettacolo pagato è di Dacia Maraini con la regia di Giancarlo Palermo: Felice Sciosciammocca- ovvero della maschera buttata. Recita con Luca De Fusco. Lavora anche come mimo all’Opera di Roma. Nonostante i primi lavori sente che deve trovare la propria strada da sola. | |
| 00:24:03
1982 anno fatidico |
Nel 1982 il prof. Marotti invita all’Università Jerzy Grotowski ed Eduardo De Filippo. Grotowski, personalità che va al di là del teatro toccando l’essenziale. Non insegna come si deve recitare. Forte istinto di ribellione in quegli anni che appartiene anche a lei. Grotowski, fondatore fra l’altro del Teatro delle Sorgenti, individua in lei un talento comico. | |
| 00:24:36
Incontri importanti: Lorenzoni, Serpa, Grotowski: Il Teatro delle Sorgenti |
Incontra Franco Lorenzoni che aveva appena comprato la Casa Laboratorio di Cenci, ad Amelia in Umbria. Un altro incontro importante è con il professore, ora musicologo, Franco Serpa, che la influenza molto anche come educatore. Con Grotowski conosce l’autenticità dell’essere, in quanto la sua vita non era separata dalla sua ricerca. Il Teatro delle Sorgenti fu un esperimento di ricerca tra antropologia e spiritualità, come sentire qualcuno che parlava proprio a te. Toccava qualcosa di esistenziale, non ti diceva come recitare ma ti domandava cosa fare della propria vita, un’esigenza che passava attraverso il canto, il movimento: uno strumento misterioso. | |
| 00:28:33
Anni ricchi di ribellione, il rapporto difficile con Grotowski, scoperta di un talento comico |
Dentro il teatro di quegli anni c’erano tutta una serie di fermenti, di aspirazioni, un istinto di ribellione che erano dentro di lei. La personalità di Grotowski era molto forte, nonostante lui ammirasse più gli allievi maschi che le femmine. Per lei era difficile accettare questo, anche se si teneva in disparte. Lorenzoni aveva più coraggio. Poi con il tempo, guardandosi indietro, si rese conto che la distanza da Grotowski fu positiva, per non rimanere bruciati dalla sua personalità. Portò al provino di Grotowski il testo di Dante su Paolo e Francesca. Lui scopre il suo talento comico. | |
| 00:33:23
1989 alla Fiera delle Utopie Concrete |
Nel 1989, è alla Fiera delle Utopie Concrete, evento ecologico e culturale di Città di Castello ideato da Alexander Langer, con la presenza di Ivan Ilich e Wolfgang Sachs. Qui presenta con Franco Lorenzoni e Jairo Cuesta Tramonti d’acqua, laboratorio teatrale nella natura. | |
| 00:36:14
Giorni Felici nel bosco; il Teatro Natura; il ruolo della paura e la difficoltà di affermarsi |
In scena Giorni felici di Beckett, sempre con Jairo Cuesta. La paura, l’attesa degli spettatori, immersa nella vera terra di un bosco, le provocano una visione poetica nella quale alberi e rocce che la circondavano sembrava volessero recitare con lei e anche loro aspettassero gli spettatori. Il Teatro Natura richiede un atteggiamento che è contrario a quello dentro il Teatro, perché la natura non è fatta per recitare, è un posto scomodo, un disturbo continuo. Ma non ci si devi alienare dal posto. L’attore sa che sta in mezzo agli alberi, sente gli uccelli, si alza il vento e la battuta deve essere sottolineata dal vento, che è come un partner, un coro. Richiede un lavoro di percezione molto forte che non aveva visto in altri attori che recitavano il mito di Demetra e Persefone in una grotta, senza saperla integrare nella storia. | |
| 00:40:38
Il suo progetto del Teatro Natura, un sogno a oggi non ancora realizzato del tutto |
Iniziava ad avere coraggio nel portare avanti il suo teatro. Il suo progetto era fuori dalle mode di quegli anni, lei voleva creare un circuito teatrale alternativo, non ne aveva le capacità ma solo l’intuizione. Nascevano i parchi nazionali come luoghi in cui la cultura cittadina poteva essere ripensata, luoghi aperti ad esperimenti alternativi civili. Pensava che il suo teatro potesse essere accolto in più parchi, insieme ad altre compagnie teatrali. Sogno non ancora realizzato perché donna e poi perché questi parchi divennero luoghi di potere. Intervento dell’intervistatrice che considera Teatro Natura più adatto all’estero. In Italia c’è un forte degrado rispetto alla natura e forte problema nella cura dei beni ambientali. Il termine Teatro Natura inventato da lei più di 20 anni fa. Ora è un trend, con modalità diverse dalla sua. Combatte contro i pregiudizi. Solo il giornalista Nico Garrone della Repubblica seguiva il suo lavoro. E una volta Gianfranco Capitta. | |
| 00:46:16
La tesi universitaria su Grotowski e la prima opera da regista |
Quando decise di mettersi a lavorare con una sua compagnia doveva risolvere il debito nei confronti del padre, quindi si è laureata a 32 anni con una tesi poderosa sul teatro di Grotowski. Prima di laurearsi crea un gruppo teatrale con insegnanti del Movimento Cooperazione Educativa, con la sua regia mette in scena Aspettando Godot al femminile che venne preso al Festival di Santarcangelo diretto da Antonio Attisani. Fu la prima vera apertura al mondo teatrale. La scena era sotto un vero albero, un ciliegio malato. Dopo questo spettacolo capisce che per salvare il suo gruppo di teatro, che era tutto femminile, doveva starne fuori e gestirlo come regista. | |
| 00:49:00
La ricerca dei testi, la ricerca di se stessa, la misoginia nella società e nel teatro |
Prime riflessioni su testi che fossero ambientati all’aperto e in cui ci fossero personaggi femminili, perché stava indagando su se stessa, senza trovarli. Comincia con Beckett, Giorni felici, in cui è attrice. Scopre la misoginia all’interno della società e della vita quotidiana. Fatto che ha radici sociali ma è legato anche all’inconscio. Lei lo capisce da bambina, da suo padre: lei doveva apparecchiare, il fratello no, nonostante lei fosse la primogenita. C’era un non detto che percepiva, il padre sembrava dire al fratello “Tu sei meglio”. Cosa che non poteva capire e accettare. In teatro si continua a vivere questa misoginia. | |
| 00:53:13
Il lavoro con le donne, il rapporto al femminismo, il collegamento fra esplorazione della natura ed esplorazione della sensibilità femminile |
L’intervistatrice chiede se ci siano state donne che l’hanno influenzata. Pensa alla questione della donna quando Roberta Gandolfi le propose di lavorare a una genealogia che portasse alla legittimazione di quello che faceva. Dacia Maraini la chiama sempre a fare spettacoli al Festival di Teatro di Gioia, però il suo modello di teatro sociale-femminista non le appartiene. Le sembrava di essere dentro un ghetto. Ammirava Saviana Scalfi e chi lavorava nel Teatro della Maddalena, ma lei si voleva formare fuori da tutta quella realtà femminista, e anche esserne all’altezza. Anche lei lavora con donne, fa un lavoro nella natura esplorando la sensibilità femminile. Gli uomini nella sua compagnia non resistono, non per pregiudizio ma forse perché non hanno la stessa sensibilità. | |
| 00:56:52
Come la società tratta la natura, così tratta la donna LISTEN AUDIO |
In relazione al modo di agire in teatro di uomini e donne parla di trasmissione erotica della cultura, ma non in senso sessuale: ti innamori di una ragazza che stai formando e lei si innamora di te che la formi. Creare un teatro fuori dalla società, con la natura, selvaggio ma codificato, cioè non ideologico, ma una trasformazione della percezione. Come la società tratta la natura, così tratta la donna, nello stesso modo, quindi proponendo un’immagine patinata, consumistica, non portatrice di valori che possano trasformare la società stessa. Al momento di scegliere una sede per la compagnia ha preferito un luogo cittadino da cui partire per andare nel bosco, in dialogo e attrito tra città e natura, per esaltarne la mancanza e la necessità. | |
| 01:00:18
Il pubblico del Teatro-natura, la relazione con la società e le sue istituzioni |
Fa pace con la figura del padre perché le ha dato finanziariamente la possibilità di portare avanti il suo teatro. Non si chiude come un’eremita nella natura ma vuole portare il suo messaggio di Teatro Natura all’interno della società. Parte del suo pubblico lo trova nelle campagne, gente che non è mai stata a teatro. Non ha mai potuto fare un progetto che veda insieme l’Assessorato all’ambiente e l’Assessorato alla cultura. Ognuno resta chiuso nel suo settore mentre è la contaminazione tra i settori potrebbe aiutare molto. | |
| 01:03:16
Dacia Maraini e il Magdalena Project |
Ammira Dacia Maraini con il Teatro La Maddalena e Piera degli Esposti che mette in scena Molly Bloom con il testo di Joyce, regia di Ida Bassignano; come altre attrici che creano il Magdalena Project per mettere insieme le donne che al tempo lavoravano con registi-padroni. Ma lei non si sentiva ancora in grado di affrontare queste tematiche. | |
| 01:04:54
Quando il suo progetto iniziò ad essere capito. Sentirsi una pioniera |
Partecipa al festival all’Odin Teatret, chiamata da Julia Varley a recitare sulle dune dei mari del Nord. Essere chiamata e pagata dall’Odin non è solo una soddisfazione ma significa che il suo progetto inizia ad essere capito. Si sente una pioniera, ma ci sono ora persone, soprattutto uomini, che ne vogliono essere pionieri al suo posto, non nominandola. Non concepiscono che una donna debba essere riconosciuta socialmente, la concepiscono solo come maestra dell’anima, non un’autorevolezza professionale. L’esempio di Parvati, cantatrice Baul, e delle sue difficoltà nell’essere riconosciuta dai maestri, solo perché è donna. | |
| 01:07:50
I greci, questioni di genere, maschile e femminile fra natura e cultura |
Aspettando Godot tutto al femminile non fu una scelta ma neppure un caso. Anche nella sua versione delle Metarmofosi di Ovidio c’erano solo donne. I greci usavano attori maschili per impersonare personaggi di entrambi i sessi; era un mondo di soli uomini. Ma è importante che sia possibile anche un mondo di sole donne, non chiuso, così come è esistito un mondo di soli uomini, non omofobo ma culturalmente solo maschile. Discorsi di genere con l’intervistatrice | |
| 01:10:03
Modalità della sua leadership registica |
Lei ha un modo di essere regista suo personale. Il suo prodotto artistico ha un accento femminile. All’inizio non prepara un progetto articolato che le persone devono incarnare. C’è un tema che la tocca e lo mette in comune con le persone che lavorano con lei. Entra nella natura ma non vuole trasformarla, piuttosto ne vuole essere trasformata. Lo spettatore deve percepire una specie d’equilibrio tra l’attore-attrice e quello che accade intorno. | |
| 01:13:10
L’estetica del teatro natura riassunta da una spettatrice di 17 anni |
Una ragazza di 17 anni, con una vita difficile alle spalle, spettatrice dello spettacolo Mila di Codra le disse che nel vedere lo spettacolo aveva visto le piante muoversi nella luce, “forse per i gesti netti degli attori e delle attrici”. Ha riassunto così l’estetica del Teatro Natura. Puoi dimenticare l’attore, dimenticare gli alberi, così vedi emergere un paesaggio. È un entrare e un uscire dalla natura. Discorso antropologico sullo sguardo dello spettatore, da approfondire. Ne avrebbe voluto parlare con Laura Mariani che ha fatto una ricerca in questo senso. | |
| 01:15:13
Spettacoli senza scenografia. A legittimarla è stato il pubblico |
Chi l’ha legittimata è stato il pubblico, più che i critici, e soprattutto le donne perché vedono e sentono, si commuovano, perché notano le cose, un canto, una pausa del testo per ascoltare gli uccelli. Qualcosa dentro, di cui si ha nostalgia, si apre e le donne lo notano. Non ci si deve aspettare una performance, i suoi spettacoli sono fatti di corpi e costumi, senza scenografia. L’azione si basa su quello che viene prima della scenografia, in dialogo con le forme naturali. | |
| 01:18:10
Considerazioni su Antropocentrismo e su cultura greco-giudaico cristiana |
Certi uomini si arrabbiano nei suoi spettacoli, pensando che la natura sia matrigna e che vada addomesticata e non esaltata. In realtà siamo noi che diamo il significato che vogliamo alla natura con il nostro antropocentrismo. Per esempio il verbo riflettere non si poteva concepire se non ci fosse stato uno specchio d’acqua che ci riflette.
I greci dicevano che la natura non è stata fatta né dagli uomini né dagli dei e che un uomo per essere giusto deve osservare la natura e adattarsi a lei. Mentre la cultura giudaico-cristiana è fatta ad immagine e somiglianza di Dio e impone il dominio sulla natura. Divagazione sull’assenza di figure femminili nella religione cristiana. |
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| 01:20:53
Cristianesimo e figure di donne |
Interviene su questo l’intervistatrice segnalando che i Vangeli sono trascrizioni da parte degli uomini di eventi dai quali sono state cancellate le azioni delle donne. Anche la parola “vergine” in origine non vuole dire pura e casta ma indipendente, cioè colei che non è sotto il giogo maschile. Le dee greche nella loro potenza sono caste perché hanno il loro mondo indipendente. Queste immagini del mito la attraggono molto più di testi teatrali come Hedda Gabler. | |
| 01:22:36
Sentirsi femminista, la sua modalità |
Il teatro femminista della Maddalena non la placava, lei cerca il mito, una via verso l’originario. Lorenza Zambon fa un discorso sul teatro natura che è più ambientalista e militante, più razionale e sociale. Lavorano insieme unendo un teatro mitico-nascosto e un teatro più razionale e sociale. Si sente femminista, vuole la rivoluzione, ma non ne parla, la fa, lavorando con le donne. | |
| 01:24:16
Il corpo androgino nel Teatro Natura. |
Discorso sul corpo: il corpo cerca la sua libertà, respira la libertà dell’aperto. Si arrampica sugli l’alberi, corre. Lavorando con le donne, la regista cerca la possibilità di un corpo androgino, aldilà dell’identità sessuale. Il corpo non esiste in sé, è costituito dalla memoria dell’esperienza della persona: vento, mamma che strilla nell’infanzia, amore, sono le esperienze vive e organiche che riaffiorano. Il corpo ti pone nel qui e ora, hai bisogno di energia. Bisogna capire come attingere a questa energia. | |
| 01:27:54
Teatro Natura e teatro di parola |
Il suo è teatro di parola, con musica e canto, è teatro fisico che usa la parola. Vedi le foto degli spettacoli fatti alla Villa di Massenzio. | |
| 01:28:42
Ancora sul rapporto con la mobilitazione femminista negli anni ’70 e 80 e con la cultura femminista |
In università nel 1977, andava alle manifestazioni femministe, ma le istanze femministe sociali le ha sostenute solo a livello politico senza portarle nel lavoro. Forse le portava inconsciamente nel suo teatro. Lei era una femminista, ma non ne parlava e non partecipava ai collettivi della Casa delle Donne del Governo Vecchio. La sua ricerca teatrale l’assorbiva molto. Lei voleva conoscere anche la cultura patriarcale, i grandi autori, grazie alle figure maschili che l’hanno influenzata. Ma leggeva le Filosofe della Differenza. La sua battaglia femminista è dentro il teatro che fa, mostrando che una regista donna ce la può fare nel mondo maschilista del mercato del teatro. Una originale ricerca di dignità dovuta alla sua formazione. | |
| 01:34:14
I suoi riferimenti con le altre artiste non femministe |
Julia Varley che lavora con Eugenio Barba, Peter Brook e Grotowski, poi i seguaci di Gurdjeff sono i suoi riferimenti, Judith Malina e il Living Theatre erano già passati e li considerava troppo ecumenici. Quella di Grotowski invece era una ricerca quasi aristocratica, non sociale, molto spirituale, attraverso la qualità vibratoria dei canti. Il sottotitolo del Teatro delle Sorgenti era “Cosa fai con la tua solitudine?”, si rivolgeva più agli eremiti. Teatro come luogo di ricarica dell’energia. Era in conflitto grande con la società che considerava troppo superficiale. Grotowski ti levava la maschera continuamente: “Parli della rivoluzione o la fai?” Lei si sentiva di farla con il suo teatro, non di parlarne. | |
| 01:38:00
Caratteristiche di un pubblico prevalentemente femminile che la segue all’aperto |
Grotowski aveva lavorato solo per un periodo breve nella natura, con il Teatro delle Sorgenti che poi ha rinnegato; l’intervistata non pensa di aver avuto veramente una scuola a cui ispirarsi. La sua guida era il pubblico, cercava di capire il suo percorso attraverso le impressioni del pubblico. Le cose più interessanti le sono arrivate dalle donne, dal loro stupore. Le donne sentono possibile un dialogo tra il mondo della natura e della cultura. Vedono il nesso e non la separazione. Esempio di Beckett. Lei vuole sviluppare con il suo teatro una sensibilità anche ecologica ai nessi tra l’uomo e la natura e tra la cultura e la natura. Questa la sua provocazione. | |
| 01:42:18
Da Teatro e Natura a TeatroNatura |
Quando all’inizio il suo teatro si chiamava Teatro e Natura, era più tranquillizzante. Ma poi mette insieme le due parole, ora è TeatroNatura, perché vuole capire l’intrecciarsi di questi due mondi nell’organicità del movimento. La questione è percettiva. Esempio dell’albero vero di Aspettando Godot visto dal pubblico a lungo, per il tempo dello spettacolo. Come diceva Mallarmé, l’albero è un essere vivente come te, mentre tu lo vivi come una cosa morta, un oggetto, non ti dai il tempo di guardarlo veramente. Luciano Mariti parla di “teatro delle atmosfere”. Concetto di Genius Loci. | |
| 01:46:43
Il ritorno del silenzio; cambiare la percezione |
Da bambina ha capito che il silenzio dell’attenzione era la condizione in cui voleva stare. E Grotowski la conquistò con il silenzio, oltre che con le sue straordinarie parole. Lui chiedeva tre giorni di laboratorio in silenzio assoluto. Dopo tre giorni il mondo è tutto diverso e si aprono dei canali percettivi che non pensavi di avere. È un cambiamento della percezione e un’apertura all’ascolto che gli attori dovrebbero fare. | |
| 01:48:46
Omofobia e differenza sessuale |
L’omofobia rivela la struttura misogina alla base della società. Tutta la nostra cultura è basata sulla misoginia ma in modo molto inconscio. Scardinare una base così non è facile. Una battaglia enorme da cominciare nell’educazione e con l’esempio su come uscire dal muro della divisione dei ruoli. Libro di Franco Lorenzoni I bambini pensano grande: come agire nella scuola contro la stratificazione culturale della differenza sessuale. Non la scardini con il pensiero ma con un cambiamento percettivo, attraverso una formazione costante del corpo al TeatroNatura. Come diceva Simone Weil non bastano le belle idee e la battaglia politica per la giusta causa. Differenza nella sua compagnia teatrale dell’atteggiamento di ragazze e ragazzi. Per le donne fare l’attrice è una scelta di vita. | |
| 01:58:23 | Saluti e formula di rito. | |
Interview Duration: 01:58:23
Registration Duration: 02:00:31
Format: wav
Type: Audio
Language: Italiano
Subjects:
Original Document Placement:
- ICBSA, Via Caetani 32, 00186, Roma
- Museo Biblioteca dell’Attore, Via del Seminario 10, 16121, Genova
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Citation:
Intervista a Bramini Sista, di Fava Francesca, Roma, il 20/01/2015, Progetto “Donne di teatro a Roma ai tempi della mobilitazione femminista (1965-1985)”, Collezione Ormete (ORMT-04e), consultata in URL: < https://www.patrimoniorale.ormete.net/interview/intervista-a-bramini-sista/>, (data di accesso).
Relation:
Bibliography:
- Cappelli Amaranta e Lorenzoni Franco (a cura di), La vocazione teatrale del paesaggio in “La nave di Penelope”, Giunti, 2003.
- Galli Francesco, Un teatro nel paesaggio. Fotografare O Thiasos Teatro Natura,Titivillus, 2007.
- Giacobbe Borelli, Maia, a cura di, Il teatro nel paesaggio di Sista Bramini e il progetto “Mila di Codra”, Editoria&Spettacolo, 2015.
- Minerva Luciano e Drago Ilaria, a cura di, Il senso del respiro, Castelvecchi Editore, 2020.
- Mazzaglia Rossella, a cura di, Teatri altri. Dallo spazio al paesaggio della scena italiana, Cue Press 2024.
- Varley Julia, Perché Magdalena,“Teatro e Storia”, 2007, n. 28.
- Gandolfi Roberta e Acquaviva Franco, Agire il paesaggio, teatri, pensieri, politiche del ‘luogo’, “Ricerche di s/confine”, dossier 1/2013.
- Cirese Luca, Ecologia in scena: compie trent’anni la Compagnia O Thiasos TeatroNatura, «Natura in città», 2022, n. 3.
- Budriesi Laura (a cura di), La metamorfosi nel teatro vivente | l’Ovidio post-antropocentrico di Manuela Infante e di O Thiasos TeatroNatura
- Budriesi Laura (a cura di), Animal Performance Studies, Accademia University Press, Torino 2022.
