Intervista a Bogdan Lew

ORMT-13l

00:00:00 Presentazioni e introduzione.
00:01:38

Una citazione dal volume di Lew Bogdan e Pétra Wauters

L’intervistatore, Tommaso Zaccheo (TZ), inizia il dialogo leggendo e commentando un passaggio del libro scritto dall’intervistato, Lew Bogdan (LB) con Pétra Wauters, Comme neige au soleil, che ripercorre la storia del Festival international du théâtre universitaire de Nancy (futuro Festival Mondial du Théâtre). Il brano sottolinea l’importanza della rete dei festival universitari di teatro – in particolare a Wroclaw, Parma, Zagabria e Poznan per la sperimentazione teatrale della seconda metà del Ventesimo secolo.
00:05:15

La conoscenza diretta o indiretta di Bogdan dei festival di teatro europei della seconda metà del Novecento

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TZ chiede dunque a LB di parlare della sua esperienza in quanto frequentatore e animatore di questi importanti festival universitari di teatro europei.

L’intervistato ha ben conosciuto i festival di teatro universitario di Wroclaw e di Nancy mentre ha molto sentito parlare del festival di Erlangen (Studententheaterwoche di Erlangen) quando era direttore dello Schauspielhaus di Bochum. Conferma che è stata persa memoria di questi festival universitari: furono, secondo lui, dei momenti e dei “territori” nei quali i giovani poterono costruire un teatro nuovo dopo la profonda distruzione della Seconda Guerra mondiale. Ricorda l’importanza dello Studententheaterwoche, Erlangen, negli anni Cinquanta (Festival Internazionale dei Complessi Universitari di Erlangen), dove  registi quali  Peter Stein o Claus Peymann hanno mosso i loro primi passi.

00:08:07

Il festival di Zagabria (IFSK)

LB ricorda anche l’Internacionalni Festival Studentskih Kazališta (IFSK) – il Festival del teatro universitario di Zagabria – “un festival mitico nella Jugolsavia di Tito”, di cui non ha fatto esperienza diretta ma con il quale è entrato in contatto  per sentito dire, perché nel corso dei viaggi che ha compiuto negli anni Sessanta si parlava molto delle realtà più interessanti.
00:08:49

 

Il festival di Wroclaw e il ricordo di Josef Shaina

 

Ha invece frequentato direttamente e in modo continuativo il festival di Wroclaw, facilitato dal fatto di essere di origine polacca, figlio di un’insegnante e di uno slavista. Lo ricorda come luogo di resistenza culturale e politica (“résistance par le théâtre”): malgrado la forte chiusura e le rigidità materiali e culturali imposte dall’ortodossia staliniana, in Polonia esisteva anche un teatro d’avanguardia che, addirittura, si nascondeva in seno alle strutture culturali ufficiali, come quello dello scenografo e artista figurativo Josef Shaina, sopravvissuto ad Auschwitz, che faceva un teatro appena tollerato dal regime, per pochissimi spettatori, rivoluzionario in termini estetici, perché trasgrediva i codici del realismo socialista, e critici, poiché denunciando il totalitarismo nazista parlava di fatto anche di quello sovietico.
00:11:07

Ancora sul festival polacco, luogo di “resistenza sottotesto”

Al fermento culturale di Wroclaw non partecipavano solo gruppi di teatro  universitari ma anche altri in via di professionalizzazione e in cerca di forme sperimentali e di strategie per criticare il regime senza essere scoperti.

LB ricorda a che punto il popolo polacco sia “entraîné à la résistance” in ragione della sua travagliata storia contemporanea; i modi di questa resistenza erano da leggere nei “sous-textes” degli spettacoli presentati da questi gruppi.

LB ha frequentato il festival polacco nel corso dei primissimi anni Settanta. A Wroclaw l’atmosfera era viva e stimolante malgrado il fatto che piovesse spesso, tutti si rifugiavano sotto le tende o nei teatri.

00:13:45

Gli inizi della carriera di Bogdan: dall’Africa a Nancy

LB aveva cominciato la sua carriera di organizzatore teatrale con un  lavoro di due anni in Niger, occupandosi di teatro africano, poi, entrato in contatto con Jack Lang, iniziò un lavoro di scouting teatrale in Polonia, a Wroclaw, Varsavia, Cracovia… per il festival di Nancy che durò dal 1971 al 1973; in seguito entrò nel “premier cercle” della direzione del festival.
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Un festival a Berlino EST negli anni Settanta e la censura

LB racconta di aver seguito un festival di teatro organizzato a Berlino-Est, nella DDR degli anni Settanta (ma non ne ricorda il nome nonostante qualche ipotesi dell’intervistatore).

Nel corso di questo festival di teatro della DDR, LB assiste anche a degli spettacoli che non erano allineati alla linea politica ufficiale, rischiosi vista la rigidità ideologica di quel paese. Era accompagnato da una traduttrice che, evidentemente, era stata inviata dal Partito Socialista unificato della Germania-Est (SED), e che gli sconsigliò fortemente di vedere uno spettacolo giudicato troppo lontano dalla linea ortodossa comunista. Rientrato a Nancy, Lang gli consigliò di non insistere a contattare questa compagnia così tanto invisa al regime.

00:19:33

Quando Lang cercò di avere il Teatro della Taganka a Nancy… E  la diffusione di teatri sotterranei nell’Europa del Patto di Varsavia

Un atteggiamento simile, Lang lo avrà anche quando il festival cercherà di far venire la troupe moscovita del Teatro della Taganka con la propria versione dell’Amleto per la regia di Jurij Ljubimov (e il celebre attore che recitava Laerte). Viaggiando ne paesi del blocco sovietico LB scoprirà poi l’esistenza diffusa di un “teatro sotterraneo” che nasceva contro ma letteralmente in seno alle strutture culturali ufficiali della Russia sovietica e dei paesi del patto di Varsavia. Wroclaw rappresentava il “réceptacle” di questo fermento teatrale. TZ e LB ricordano le opere di grandi maestri, quali Michail Čechov, salvati dalla distruzione da reti clandestine.
00:22:50

Il Teatro 38 di Cracovia e la scoperta di Grotowski fra Nancy e Parigi: ricordi di Akropolis e il contributo di Josef Shaina

A una domanda di TZ, LB ricorda di essere entrato in contatto anche con la troupe del Teatro 38 di Cracovia, una compagnia che ha marcato, dice TZ, anche un altro testimone della vita di questi festival, Franco Perrelli. La conversazione si sposta su Jerzy Grotowski, che frequenta il festival di Nancy dal 1963 (ma porterà un suo spettacolo solo più avanti) e sulla sua introduzione in Francia grazie a Raymonde Temkine. LB non frequentava ancora il festival di Nancy nei primi anni Sessanta, era un  giovanissimo allievo del “Centre de la Rue Blanche”, una scuola parigina che si trasferirà a Lione e diventerà l’attuale ENSATT, quando vide uno spettacolo di Grotowski a Parigi, al Théâtre de l’Épée de Bois (intervistato e intervistatore fanno confusione con  Apocalypsis cum figuris, si trattava invece di Akropolis). Lo spettacolo metteva in scena l’orrore di Auschwitz: Bogdan ricorda distintamente il suono degli stivali in legno degli attori, sbattuti a ritmo di marcia sul palco, e spiega che questa idea scenica arriva direttamente da un’intuizione di Josef Shaina, che collaborava con Grotowski.
00:28:33

L’incontro con Grotowski a Parigi nei primi anni ’60.

L’intervistato evoca la figura e l’abbigliamento di Grotowski e racconta un aneddoto. Giovane ventenne, a Parigi, LB lo avvicina rivolgendosi a lui in polacco, ma Grotowski gli risponde in modo freddo e scostante, quasi certamente avendo preso questo giovanotto che parlava in polacco per un provocatore oppure per una spia del regime. LB, mortificato, in seguito non cercherà più di contattare Grotowski.
00:30:33

Gli studi all’Institut d’Études théâtrales (IET) e il servizio civile in Africa

LB ricorda la sua formazione universitaria in seno all’Institut d’Études théâtrales, diretto da Bernard Dort. Conosce Lucien Attoun, segue i corsi di Françoise Kourilski e dell’architetto e scenografo Christian Dupavillon, nel cui corso realizzò un lavoro circa la struttura scenica dei drammi medievali, apprezzato al punto che Dupavillon ne parlò a Lang. Parte poi per l’Africa nel 1965, effettuando un service civique per evitare il servizio militare, e rientra a Parigi nel 1967. Il dialogo si sposta sulle personalità che hanno frequentato l’IET in quegli anni, come Patrice Chéreau e Jean-Pierre Vincent, entrambi allievi di Bernard Dort, e sullo straordinario fermento dell’ambiente universitario parigino di quegli anni.
00:35:29

Il carattere artigianale dei festival degli anni Settanta e Nancy come piazza per una visibilità internazionale in Europa: il caso di Boal

TZ chiede a LB di spiegargli cos’hanno rappresentato, secondo lui, i festival ai quali ha partecipato, a partire soprattutto della dicotomia costitutiva dei festival di teatro, al contempo momenti festivi e manifestazioni sempre più caratteristiche del modo di produrre e di diffondere le opere teatrali. LB conferma quanto oggi i festival si siano “industrialisés”, mentre in precedenza erano molto più “artigianali” e sottolinea, riguardo a Nancy, i viaggi alla scoperta delle troupes teatrali del mondo intero. Il festival era importante per quelle compagnie che venivano in Europa in cerca di una visibilità da spendere anche nel loro contesto nazionale; era il caso delle troupes latino-americane, quali la troupe di Augusto Boal, Arena [Teatro de Arena]. Menziona anche il Festival di Caracas, in Venezuela
00:38:01

“Le génie de Lang” a Nancy: approccio anomalo, collettivo e partecipato, alla progettazione (la prospection, lo scouting).

LB riconosce a Lang, nonostante le tante cose che lo dividono da lui, la genialità del saper usare le settimane del festival a Nancy per  sondare  il migliaio di attori del mondo intero lì presenti, per sfruttare le conoscenze di ognuno e ragionare insieme, sulla base di confronti, informazioni e sondaggi approfonditi, quali realtà teatrali invitare per l’edizione successiva: un’opera di “prospection” [scouting] profonda ed originale, collettiva, cooperativa, alternativa ai canali del teatro istituzionale. Si trattava di modalità anomale rispetto alle consuetudini di scouting di altri festival (fra cui Parma, che LB ricorda molto ben organizzata negli anni Settanta). Certo, negli anni Settanta Nancy aveva  anche dei corrispondenti, quali Franco Quadri, che era un’enciclopedia vivente, o Bernard Dort per la Germania, e anche qualcuno per l’Inghilterra, ma questo coinvolgimento informale degli artisti dei 4 capi del mondo nella prospection era unico.
00:42:34

Jack Lang come operatore culturale: “uno stratega” con “un fiuto straordinario”; il suo legame con Paolo Grassi

LB valuta che Lang sia radicalmente cambiato nel momento in cui è entrato in politica. Prima, era un uomo geniale “che sapeva distribuire, un distributore di compiti, funzioni e impulsi”, era uno “stratega” del teatro, con “un fiuto straordinario” per immaginare quali potessero essere le persone giuste per raggiungere anche paesi chiusi e difficili come, ad esempio, la Romania degli anni Settanta. E suggeriva, “poi era a te fare la sintesi” dei suoi suggerimenti.  LB lo ricorda anche come “formidabile pedagogo”, e gli deve molti insegnamenti, in termini di volontà (“niente è impossibile”) e di intelligenza strategica.
TZ evoca anche la venuta di Paolo Grassi – un operatore culturale che si definiva un “poeta dell’organizzazione” – al Festival di Nancy nel 1967; lui e Lang erano della stessa parte politica, questo era importante, conferma LB, aggiungendo che Lang era molto sensibile all’autorità morale e intellettuale di Grassi.
00:46:05

Le feste e l’amore fra la gente, ingrediente centrale del festival di Nancy

 

Al festival di Nancy, lo spazio-tempo condiviso dove ci si incontrava, si interagiva con compagnie sconosciute, si scambiavano punti di vista, si faceva l’amore, era intensificato dalla dimensione della festa, del fare festa, e Lang  insisteva perché questa dimensione vibrasse: le camere degli hotel erano aperte, le persone si amavano e imparavano ad amarsi. L’intervistato ricorda anche gli hotels pieni e riservati con un anno di anticipo.
00:47:53

Il rapporto con l’Italia e con Walter Le Moli negli anni Settanta e successivi; l’Amleto della Compagnia del Collettivo

TZ nota che questa dimensione dell’incontro e dello scambio struttura anche la memoria dei testimoni del FITU degli anni Sessanta e Settanta e chiede a LB se ha dei ricordi degli scambi con gli italiani in particolare. LB spiega di essere stato molto vicino a Walter Le Moli e di averlo conosciuto al momento di attività organizzate a Salsomaggiore nel quadro dell’Istituto Europeo dell’Attore [Institut Européen de l’Acteur] e racconta un aneddoto del loro primo incontro. Sottolinea anche la sorpresa alla scoperta dell’Amleto realizzato alla fine degli anni Settanta dalla Compagnia del Collettivo, per LB “un véritable choc”.
00:52:20

Ancora l’Amleto del Collettivo/Teatro Due e l’Orlando Furioso visti in Francia

L’intervistato ricorda anche gli spettacoli portati a Nancy da Giuliano Vasilicò e la versione dell’Orlando furioso di Luca Ronconi e di Edoardo Sanguineti, che vide nel corso di una tournée alla Cartoucherie di Vincennes. Quest’ultimo spettacolo, dice, fu una rivelazione dal punto di vista delle possibilità sceniche, mentre l’Amleto della Compagnia del Collettivo/Teatro Due fu per lui una rivelazione in termini di coerenza e coesione della troupe, del modo in cui riuscivano a recitare un grande classico su una scena praticamente nuda, semplicissima; era magico, al punto che assistere allo spettacolo in italiano non era un limite. LB ricorda anche Luigi “Gigi” Dall’Aglio.
00:54:27

Spettacoli italiani a Nancy, anni Settanta:

Le 120 giornate di Sodoma e Il Gorilla Quadrumàno in Lorena

TZ chiede a LB se abbia dei ricordi più specifici della troupe del Collettivo di Parma oppure dei momenti di incontro con troupes o organizzatori di festival italiani a Nancy. LB era allora orientato verso il continente africano e non ha memorie relative ai primissimi anni Settanta, ma ricorda, a Nancy, Le 120 giornate di Sodoma per la regia di Giuliano Vasilicò e anche Il Gorilla Quadrumàno, spettacolo per il quale il festival di Nancy, nel 1975, organizzò anche delle esperienze di incontro a carattere etnografico nei villaggi della Lorena con la troupe studentesca guidata da  Giuliano Scabia, un’esperienza forte a livello umano e culturale oltreché su un piano teatrale, scambi che l’intervistato ricorda davvero emozionanti.
01:00:00

Ricordo di Santarcangelo di Romagna nei primi anni Ottanta

TZ chiede allora a LB se abbia mai partecipato al Festival Internazionale del Teatro in Piazza di Santarcangelo di Romagna. L’intervistato spiega di aver visitato la città romagnola una sola volta, negli anni Ottanta, ma al di fuori del festival, grazie all’amica Maria Perchiazzi, in compagnia anche di Andrès Neumann, che aveva lavorato con Lang a Nancy in seno al Centre universitaire international de formation et de recherche dramatique (CUIFERD) insieme con Jorge Carozzino. Non ricorda precisamente le persone incontrate, si trattava probabilmente di qualcuno molto vicino al direttore di quel festival, Roberto Bacci, se non addirittura di Bacci stesso.
01:03:24

Un aneddoto su Grotowski a Venezia

LB fa una parentesi e racconta un aneddoto su Jerzy Grotowski. Invitato a Venezia, l’artista polacco, alla ricerca di spiritualità, chiede di essere ospitato su un’isola semi-deserta della laguna, dove è presente una sola chiesa e che di notte si svuota completamente. La notte però, ha dovuto abbandonare l’isola perché i ratti la stavano per invadere.
01:05:19

Il CUIFERD struttura d’accoglienza e di solidarietà internazionale

LB menziona il lavoro compiuto da Maria Perchiazzi per portare in Italia Martha Graham e da Andrès Neumann per far scoprire Pina Bausch. In qualità di direttore del festival di Nancy, dunque anche del CUIFERD, nei primi anni Settanta, LB ha permesso a Neumann, a Carozzino e a sua moglie [Carmen Prieto] di rifugiarsi in Europa  per sfuggire alla persecuzione del regime uruguayano, pagandoli con delle borse di studio finanziate dall’Università di Nancy. Queste azioni di solidarietà internazionale furono una vittoria di Lang.
01:08:11
L’internazionalismo di Lang a Nancy e i suoi rapporti con i festival internazionali del teatro universitario europeo negli anni ‘60

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TZ: la vocazione alla solidarietà internazionale era costitutiva del Festival di Nancy?  Come si iscriveva nella cornice delle politiche d’accoglienza francesi dell’epoca?
LB risponde affermativamente, un organismo come il CUIFERD aveva per missione poter invitare, tramite borse di studio, artisti in formazione del mondo intero, dal Giappone agli Stati Uniti, per sviluppare una specie di “melting pot del teatro”. Riflessioni di TZ sul diverso tipo di ‘internazionalismo’ del FITU, legato alle politiche del PCI e alla geo-politica italiana.  L’internazionalismo di Nancy, dice LB, all’inizio è “l’internationalisme de Lang”, orientato verso il Sud globale e l’America Latina, più che verso l’Europa di festival quali Zagreb, l’IFSK, e i festival polacchi di Poznan e di Wroclaw. Poi sfuma considerando che in realtà anche questi ultimi interessavano molto a Lang, che sperava di poter entrare in contatto con le realtà teatrali dell’Unione sovietica, però non vi riuscì.
01:14:10

La maggiore ambizione di Lang a Nancy: “rompere la cortina di ferro”

Dialogo sulle politiche di internazionalizzazione, diverse e contraddittorie, della cultura di sinistra europea negli anni Sessanta e Settanta. LB si rende conto, retrospettivamente e influenzato dal dialogo, che Lang difficilmente stabiliva contatti con paesi dominati dai partiti comunisti o dove questi erano forti. Preferiva stabilire rapporti con l’Olanda, oppure con la Spagna perché era una dittatura “à bout de souffle” e la  “grande ambizione” di Lang era rompere la ormai debole “cortina di ferro” che divideva l’Europa. Ambizione mai realizzata, tranne che per il passaggio di troupes ufficiali come quella di Georgy Tovstonogov, un uomo di teatro ben visto dal regime ma “tout à fait fréquentable” e di gran talento.
01:17:53

Il “principe de la prospection” e alcune considerazioni sulla casualità dei contatti con le realtà teatrali straniere

La prassi esplorativa dei paesi stranieri adottata dal festival di Nancy si strutturava sul rifiuto di accettare passivamente le compagnie presentate o proposte dalle Istituzioni nazionali e LB seguiva la linea culturale decisa in modo collegiale dai membri di Nancy.

L’intervistato, oggi, è cosciente di quanto poco o nulla lui e gli altri addetti alla programmazione sapessero delle realtà dei paesi che frequentavano. Spesso si muovevano guidati solo da flebili indizi su alcune o anche una sola personalità o realtà teatrale da contattare. Quado LB andò in Romania non conosceva quasi nessuno, solo successivamente sarebbe entrato in contatto con Petrika Ionesco e con Lucian Pintilie.

01:19:21

Scouting in Mozambico, l’incontro con Marcelino Dos Santos

LB spiega che l’istinto e l’empatia erano centrali nel modo di fare scouting a Nancy, c’era una buona dose di aleatorietà: Evoca un episodio avvenuto a Dar Es Salaam dove incontra il rivoluzionario Marcelino Dos Santos, senza sapere inizialmente affatto chi fosse, grazie ad una troupe legata al FRELIMO [Frente de Libertação de Moçambique]. Dos Santos era interessato al teatro come mezzo di alfabetizzazione delle masse, non foss’altro che per ragioni legate ad esigenze militari.
01:21:20

Lo scouting a Nancy orientato alla “sincerità”, ricordi di Peter Zadek e della troupe del Maggio di Buti

La discussione verte ancora sui criteri dello scouting suo e di Lang: “cercavamo la sincerità delle pratiche teatrali”, la loro autenticità, non per forza la “grande qualité” artistica. LB ricorda, ad esempio, che la scoperta di Peter Zadek e del suo teatro fu significativa per il livello e la novità del suo lavoro, ma evoca la ben più forte emozione da lui provata davanti ad una ammirevole Medea cantata creata da un gruppo di teatro italiano composto da contadini, la Compagnia del teatro del Maggio di Buti, realtà che era completamente al di fuori della vita teatrale e non chiedeva neanche un cachet. Breve interruzione.
01:26:36

I fondi archivistici perduti a Nancy e un ricordo di Caroline Alexander

LB spiega che, all’inizio, la rete internazionale del Festival di Nancy riguardava le realtà universitarie. Intervistato e intervistatore deplorano la perdita pressoché totale degli archivi, LB ricorda interi armadi pieni di corrispondenze con “tutte le Università del mondo”, nella prima fase del Festival, poi con informatori della cultura teatrale, critici di teatro non solo francesi, ad esempio Caroline Alexander, un’importante corrispondente per il mondo teatrale belga con la quale LB lavorato spesso. Anche Alexander aveva del resto fatto parte di una troupe di teatro universitario.
01:31:38

Cambiamenti del Festival di Nancy fra anni Sessanta e Settanta: la composizione del pubblico e l’evoluzione da festival di compagnie amatoriali a professioniste

TZ chiede a LB se abbia percepito trasformazioni nella frequentazione del festival di Nancy in qualche modo legata alla trasformazione delle Università, che dalla metà-fine degli anni Sessanta cessano di essere elitarie.
L’intervistato dice di non aver davvero vissuto questo cambiamento, anche  perché la sua carriera è iniziata in Africa, ma certamente  ha  percepito la differenza fra le prime edizioni del Festival, animate dai teatri universitari, e le successive: ad esempio nelle prime edizioni i direttori di palco, responsabili della tecnica, erano degli studenti delle scuole di architettura o degli ingegneria quasi del tutto volontari, mentre nel corso degli anni Settanta il Festival ha dovuto progressivamente rivolgersi a dei tecnici professionisti.
Il pubblico di Nancy, ricorda LB, inizialmente era composto principalmente da universitari, poi nel corso degli anni Settanta sarà composto al 60 per cento da abitanti della regione di Nancy e il restante 40 per cento da persone di altre regioni di Francia o da stranieri, un pubblico ormai “minoritairement étudiant”.
01:36:30

Convegni e conferenze a Nancy e diffusa fame di cultura teatrale

Anni in cui “ci si coltivava collettivamente”, propone TZ, chiedendo se Nancy organizzasse anche convegni e conferenze: LB risponde positivamente, lo si faceva anche nel corso dell’anno, per rispondere a una fame di cultura teatrale molto viva e accesa – ricorda anche la ricchezza degli scambi durante le riunioni del gruppo dei “prospecteurs” , “ci si riuniva in conclave, si cercava l’oro”, e il livello degli scambi avuti con Dort o con Attoun.
01:39:38

La partecipazione a uno spettacolo sperimentale nel 1968, Pétrole, e un ricordo di Brook

L’intervistato racconta la sua partecipazione, nel 1968, alla creazione di uno spettacolo sperimentale dal titolo Pétrole, preparato da Michel Boudon e nel quale recitava anche un attore della troupe di Peter Brook, Sylvain Corthay. Il regista inglese, che in quel periodo era riuscito ad installare il suo atelier nei locali del palazzo del Mobilier National, passò delle ore con questa giovanissima troupe, benché fosse già una star del teatro contemporaneo, e invece seguì il loro lavoro e diede suggerimenti. “Non credo sarebbe possibile oggi”, dice LB.
01:41:43

I momenti festivi, il dopo-festival per gli attori e le attrici, “melting pot umano”

TZ chiede a LB di tornare sui momenti di vera e propria festa organizzati a margine del festival e se anche il pubblico vi partecipasse.
L’intervistato spiega che quei momenti erano pensati solo per i membri delle troupe presenti ma, di fatto, vi partecipavano anche altri, ogni attore poteva portare qualcuno di esterno e l’accesso non è mai stato negato a nessuno: c’era musica, di danza, si parlavano tutte le lingue, un “melting pot umano”.
01:43:51

Il festival come luogo di produzione e volano per nuove costellazioni teatrali

I dirigenti di Nancy volevano anche che il festival potesse produrre degli effetti duraturi. L’ambizione di LB era intercettare le “costellazioni” di gruppi di teatro che andavano formandosi nel giovane teatro mondiale e di dar loro, a Nancy, i mezzi per lavorare insieme e produrre nuove creazioni.
01:46:20

Le co-programmazioni fra Nancy e altri festival o reti di distribuzione teatrale. Aneddoti su Festival of Fools e l’argentino Carlos Trafic

TZ chiede se anche a Nancy, come al FITU, vigesse la pratica di organizzare delle co-diffusioni con altre istituzioni per permettere alle troupes di frequentare il festival.

LB spiega che questo principio era presente da subito al festival di Nancy (“c’était l’idée de Lang”). Negli anni Settanta era ancora una pratica “artigianale” che si è progressivamente professionalizzata. La collaborazione con altri festival – come con quelli di Namur e di Amsterdam – era centrale.
Successivamente, entrano in gioco altre figure e altri professionisti dello spettacolo come André Gintzburger, importante per la venuta del Teatro Campesino, per esempio.
Un altro festival con il quale collaborarono fu il Festival of Fools di Amsterdam, grazie al quale sono entrati in contatto con Carlos Trafic (aneddoto relativo a questo artista). Negli anni Settanta Nancy era piuttosto “au cœur du réacteur”: il festival francese permetteva la circolazione di nuove realtà teatrali verso gli altri festival.

01:50:33

Il festival di Nancy di Lang e il suo modello opposto e speculare: il Festival d’Automne di Michel Guy a Parigi.

TZ chiede a LB di reagire alla sua impressione di come questi festival negli anni Settanta fossero luoghi nei quali vivere il teatro come una pratica quotidiana collettiva e se avessero dei modelli del passato al quale si riferivano.
Per l’intervistato, i festival di teatro degli anni Settanta, sia quelli universitari che quelli del teatro professionista, hanno acquisito una struttura e delle specificità nel corso delle edizioni: non c’era un’idea prestabilita di festival che poi si cercò di realizzare.
Il Festival d’Automne à Paris (FAP) rappresenta un contro esempio rispetto a Nancy, perché – afferma LB – il festival fondato da Michel Guy, incentrato sulla diffusione di creazioni “haut de gamme”, era nato esplicitamente in reazione alle produzioni e alle idee di teatro propugnate da quello di Nancy: “nous, on pensait pas gamme”.
Intervistato e intervistatore aprono una parentesi circa la specificità delle relazioni con politici conservatori, il cui rapporto era spesso più semplice che con certi politici di sinistra, ed evocano la Scène nationale di Valenciennes e il sindaco Jean-Louis Borloo.
LB spiega anche a che punto Guy detestasse personalmente Lang e racconta un aneddoto.
01:57:28

Il Festival di Nancy: l’ambizione di un Théâtre des Nations in provincia

A partire da una sollecitazione di TZ, l’intervistato spiega che a un certo punto si voleva fare del festival di Nancy il nuovo Théâtre des Nations ma spostato dalla capitale, Parigi, per decentralizzarlo in provincia. Se ne discusse anche con Jean-Louis Barrault ma questo progetto, “aux yeux du pouvoir une hérésie insupportable”, non poté mai realizzarsi.
02:00:00

Nancy da Festival internazionale universitario a Festival Mondiale

Rispondendo ad una domanda di TZ a proposito della particolarità del teatro universitario, LB racconta di aver iniziato a partecipare a Nancy nel momento in cui questo festival cambia nome, da Festival international du théâtre universitaire diventa Festival Mondial du Théâtre de Nancy. L’intervistato ha vissuto, a partire dal 1971, la progressiva e lenta professionalizzazione delle troupes del teatro universitario, e del festival di Nancy in particolare.
Se alla fine degli anni Settanta Nancy si professionalizza, altri festival come quello di Avignone o come il Fringe di Edimburgo, hanno ripreso parte della missione, propria a Nancy, di scoperta e di diffusione di troupes internazionali.
Lang ha avuto un grande appoggio da parte dell’Università di Nancy affinché il festival avesse un rilievo internazionale, e LB ricorda la figura del rettore Paul Imbs.
Inizialmente, Lang diffidava delle troupes francesi, la sua opinione muta però appena scopre il talento della troupe di Patrice Chéreau (LB e TZ discutono su quali pièces Chéreau e Vincent abbiano portato a Nancy, in che anno e a partire da quali influenze).
02:07:31

Il legame con Walter Le Moli e con il Teatro Due di Parma; la progettazione dell’Institut Européen de l’Acteur

 

LB risponde ad una domanda di TZ spiegando che il legame con Walter Le Moli e la Compagnia del Collettivo, che diventerà il Teatro Due, inizia dopo aver assistito alla versione dell’Amleto nei primissimi anni Ottanta. In questa occasione immaginano di dare vita ad una “succursale dell’Actor Studio in Europa” anche con Gigi Dall’Aglio e collaborando con Dominique de Fazio – un allievo di Lee Strasberg. Questo progetto doveva inglobare anche il Théâtre de la Forge a Parigi, vi collaborò anche l’artista Augusto Fernandes; si voleva dar vita ad un Institut Européen de l’Acteur di grande livello, un progetto che fu in parte realizzato in modo itinerante ma ebbe vita breve. Lang aveva dato il suo accordo per la sua implantazione definitiva a Nancy, avrebbe dovuto rimpiazzare il CUIFERD, ma non vi fu un seguito (l’episodio è legato alla rottura di LB con Lang).
02:11:27

La fine della collaborazione con Jack Lang e il prosieguo della carriera di Bogdan negli an ni Ottanta

L’intervistato precisa di essere stato direttore del Festival Mondial du Théâtre de Nancy fino al 1980, nel frattempo è stato direttore artistico dello Schauspielhaus di Bochum dal 1975 al 1979. Evoca anche la costruzione di un centro di ricerca sull’arte dell’attore, sempre legato alle attività pluriennali dell’Institut Européen de l’Acteur, a Lectoure, dove ha potuto far lavorare 300 attori-stagisti e invitare personalità quali Sydney Pollack, Robert “Bobby” Lewis e Dominique de Fazio.  Il centro ha ospitato molti maestri russi appartenenti alla scuola del GITIS, l’Istituto Statale dell’arte del teatro [Государственный Институт Театрального Искусства], di Mosca – LB cita i nomi di Natalia Zvereva, Leonid Heifetz, di Oleg Kudryashov e di Anatolij Vasil’ev. LB ricorda anche il lavoro, iniziato nel 1986 e compiuto con Francis Gendron, direttore del Centre d’Action culturelle di Montreuil, per realizzare un simposio sull’arte e l’eredità di Stanislavskij, che, all’epoca della “Perestroika”,  lo portò spesso a Mosca.
È solo in questo momento che riesce ad entrare in contatto con delle troupes di teatro sconosciute in Europa prima della “Perestroika” (ricorda in particolare la pièce di Vladimir Majakovskij La Punaise messa in scena da Kudryashov nel 1988, che pio dopo Nancy ha fatto tournee europee).
02:17:20

Il rapporto con Jack Lang

Tornando alla sua relazione con Lang, LB spiega che Il fondatore del festival di Nancy lo ha tanto formato dal punto di vista teatrale quanto deluso da quello umano non appena diventò un politico di professione; a tal proposito, cita il volume Docteur Jack et Mister Lang di Nicolas Charbonneau e Laurent Guimier.
02:19:17 Conclusione

 


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Interview Duration: 03:30:00

Registration Duration: 02:19:47

Format: mp3

Type: audio

Language: francese

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Citation

Intervista a Bogdan Lew, di Zaccheo Tommaso, Vincennes, il 09/11/2024, Progetto “Il teatro dei festival tra locale e globale (PRIN 2022)”, Collezione Ormete (ORMT-13l), consultata in URL:< https://www.patrimoniorale.ormete.net/interview/intervista-a-bogdan-lew>, (data di accesso).



Relation:



Bibliography:

  • Lew Bogdan, Wauters Pétra, Comme neige au soleil. Le Festival mondial du théâtre, Nancy, 1963-1983, Paris, l’Entretemps éditions, 2018.