Intervista a Sardo Lucia

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Preliminari

Introduzione e apertura dell’intervista
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L’esordio al Teatro di Ventura: la rinascita attraverso la scena

L’esordio artistico di Lucia Sardo avviene nel 1979 a Treviglio grazie all’incontro con il laboratorio teatrale del Teatro di Ventura capitanato dal regista Ferruccio Merisi. Sardo, ai tempi, aveva raggiunto “il capolinea dell’infelicità”: viveva in Lombardia insieme al suo fidanzato e conduceva una vita “disastrata” nella quale sia il piano sentimentale che quello lavorativo la portavano a stare continuamente male psicologicamente e fisicamente.
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La scoperta del corpo: il training come liberazione

 

 

Sardo rimane colpita dalla dimostrazione pratica degli allievi di Merisi che si alternano in una serie di esercizi, rapita dai loro corpi e dalle loro voci e decide, dietro sollecitazione di Silvio Castiglioni e pur non essendone del tutto convinta, di iscriversi e di frequentare il loro laboratorio. Nell’arco di pochissimo tempo, Sardo comincia a sentirsi meglio e decide di lasciare il suo ragazzo, il suo lavoro da applicata di segreteria in un istituto agrario e diventa un’attrice del Teatro di Ventura. Pur essendo rimasta senza soldi, senza fidanzato, senza casa, Sardo dichiara di essere diventata, grazie al training fatto per un anno in sala, la ragazza più felice della terra perché poteva finalmente riappropriarsi del proprio corpo saltando, cantando, ballando, urlando, correndo, libera da pregiudizi.
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Da Treviglio a Santarcangelo di Romagna: la gestione del Festival

Successivamente il Teatro di Ventura si trasferisce da Treviglio a Santarcangelo di Romagna; diventa, infatti, il gruppo del Festival di Santarcangelo che Sardo, insieme agli altri componenti del gruppo, organizza e dirige per sette anni. Il Teatro di Ventura era un gruppo di Terzo Teatro: Ferruccio Merisi si era preparato con Eugenio Barba e con l’Odin Teatret a Hostelbro; Remo Vigorelli era andato a fare delle ricerche in Sardegna e Silvio Castiglioni si era occupato di Grotowski. All’inizio non disponevano di una sala e si allenavano in discoteca; poi sono stati ospitati dalle Canossiane di Treviglio.
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La disciplina del Terzo Teatro e il rigore del training

Al Teatro di Ventura si lavorava dieci ore al giorno, domenica compresa. La giornata cominciava sempre con venti km di corsa al mattino, rigorosamente scalzi, per sbloccare il diaframma. Poi si entrava in sala e si lavorava la voce e il corpo attraverso il training: esercizi fisici, impulsi, movimenti plastici, acrobatica, biomeccanica. Sardo racconta che, grazie al training, scopre “la vibrante intesa di tutti i sensi in festa” (citando la canzone L’ombra della luce di Franco Battiato) e di avere un’energia inesauribile. Il lavoro del Terzo Teatro, infatti, le fa scoprire il suo centro: il Tan Tien.
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L’amicizia con Franco Battiato tra radici comuni e ricerca spirituale

La profonda amicizia di Sardo con Battiato. Erano legati da profondo affetto (Sardo lo considerava come un fratello maggiore) e avevano vissuto vicissitudini simili: entrambi erano partiti da piccoli paesini della Sicilia per approdare al Nord e lì avevano conosciuto Gurdjieff (di cui Peter Brook era stato seguace e di cui Sardo aveva letto Incontri con uomini straordinari).
 

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Un film sulle origini: la felicità degli anni di formazione

Sardo ricorda che ai tempi, pur essendo una ribelle per natura, è stata un’allieva modello che si è sottomessa con gioia ai suoi maestri. Uno di loro, Enrique Pardo, le ha fatto scoprire, infatti, il significato della parola “sottomissione”, ossia scoprire la missione sotterranea. Sardo sta scrivendo un film proprio sui suoi esordi teatrali per raccontare della felicità di quegli anni di formazione, del futuro radioso che intravedeva, della fiducia totale che riponeva nei suoi maestri Merisi e Castiglioni, della sensazione che con il teatro si potesse cambiare il mondo.
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L’incontro con Eugenio Barba e l’Odin Teatret

Inizialmente conosce il mito di Barba e legge il suo libro sull’Odin Teatret mentre frequenta il Teatro di Ventura; poi lo conoscerà dal vivo ad Holstebro dove rimarranno ospiti per una settimana. In quell’occasione, il suo gruppo gli presenta un loro spettacolo al termine del quale Barba ha abbracciato solo Sardo e Merisi l’ha ringraziata dicendole: “grazie Lucia, sei l’unica che ha fatto lo spettacolo; i tuoi compagni ti hanno lasciato da sola”. Sardo ricorda poi di aver prestato casa a Iben Nagel Rasmussen per un mese: proprio lì, a Santarcangelo e davanti ad una granita al limone preparata da lei, nascerà l’amore di Rasmussen con César Brie.
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La pedagogia dell’ascolto: trasmettere l’unicità dell’allievo

Il training, racconta Sardo, le ha salvato la vita ed emerge ancora oggi nelle lezioni che tiene presso l’Accademia sua e di Marcello Cappelli. Ogni allievo è unico e irripetibile: pur facendo fare a tutti loro gli stessi esercizi, Sardo riesce a percepire e a tirare fuori la fragranza unica e irripetibile di ognuno di loro perché dal modo in cui si muovono capisce ogni cosa.
00:57:31 L’Accademia di recitazione Sardo-Cappelli L’Accademia di recitazione di Lucia Sardo e Marcello Cappelli offre agli allievi una formazione che deriva direttamente dal Terzo Teatro. Cappelli ha un approccio più severo, Sardo più morbido: i loro metodi sono complementari.
01:03:23 Gli shock addizionali: esperienze limite tra training e iniziazioni Sardo condivide tre esempi di shock addizionali (uno dei concetti chiave introdotti da Gurdjieff e poi ripreso anche da Battiato nella canzone Shock in My Town) che ha vissuto. Il primo è  avvenuto mentre faceva un training con i bastoni e sentiva di non stancarsi mai; il secondo è avvenuto durante una corsa notturna in campagna con Castiglioni durante la quale ha lanciato un urlo spaventoso e ha cominciato a tremare, finché il suo maestro non l’ha presa sulle sue spalle perché non riusciva più a camminare; il terzo, infine, si è verificato grazie al gruppo polacco Gardzienice che al termine di uno scambio di canti le fa provare l’esperienza di iniziazione col metodo Dervisci facendola girare vorticosamente su sé stessa e facendole tirare fuori delle urla infernali.
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Esperienze di baratto in Sicilia e Calabria

Sardo racconta di due baratti. Il primo, nei primi anni Ottanta, in occasione di un festival organizzato vicino Sciacca e nel quale ha conosciuto Mimmo Cuticchio: barattavano canzoni della tradizione siciliana con le anziane del luogo che poi offrivano loro da mangiare e da bere. Il secondo lo ha fatto insieme a Marcello Cappelli, in Calabria, ad Aprigliano, dove hanno organizzato un piccolo festival teatrale e hanno fatto uno scambio con la gente del paese che regalava loro cibo, proverbi, detti.
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La memoria mancante: il materiale documentario del Teatro di Ventura

In conclusione, Sardo racconta il dispiacere di non possedere nessun materiale fotografico o videografico del periodo in cui faceva parte del Teatro di Ventura. Invero, Merisi dovrebbe possedere i materiali ma non li ha mai voluti condividere. Tra questi, Sardo ricorda che dovrebbe esserci il filmato di uno spettacolo che hanno provato per due anni interi con 6/7 ore di prove al giorno e che era stato montato dopo aver lavorato con Katsuko Azuma, danzatrice giapponese che aveva fatto parte dell’ISTA di Barba.
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Conclusione

Saluti finali e ringraziamenti.


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Interview Duration: 02:00:00

Registration Duration: 01:34:32

Format: mp3

Type: Audio

Language: Italiano

Subjects:

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Citation

Intervista a Sardo Lucia, di Giudice Doriana, Catania, Laboratorio di recitazione Lucia Sardo & Marcello Cappelli, il 04/11/2025, “Il Terzo Teatro in Sicilia: memorie e fonti orali (TISC-1d), consultata in URL:<https://patrimoniorale.ormete.net/interview/intervista-a-sardo-lucia/>(data di accesso).



Relation:



Bibliography: