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Gli esordi nel teatro e l’ingresso alla scuola
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Nel 1999 ingresso alla scuola del Piccolo per fuggire da Casale Monferrato, una provincia segnata dalla vicenda della fabbrica Eternit. Esperienza teatrale al liceo, come corso curricolare (l’insegnante è Maria Paola Casorelli, docente anche di Roberto Bolle, che era concittadino). Dalla prima lezione capisce che il teatro è una bolla salutare.
Fa il provino al Piccolo solo come spalla alla migliore amica, l’amica non viene presa ma Ronconi la vuole provinare. Non lo conosceva prima. |
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La vita è sogno e la scoperta di un metodo |
La scuola inizia subito con la partecipazione a La vita è sogno. Racconto del primo giorno di lezione: è allo Strehler, durante una prova di Massimo Popolizio che fa il monologo di Sigismondo. Nello spettacolo non aveva battute, era coro, ma è servito perché non aveva mai visto intorno a sé un mondo come quello e ha incontrato grandi attori. Come coro sta tanto in scena, ferma ad ascoltare: è come stare in un documentario a puntate su un metodo.
Per Picello era un metodo lontano da sé, artificioso e intellettuale, anche se stimolante, fisicamente difficile da abitare, ma Ronconi amava trovarsi davanti a persone che non volevano assecondarlo, erano attratte e cercavano di avvicinarsi a quello che lui voleva.
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00:09:36 – 00:21:49
Il lavoro sui personaggi: gli strani esseri di Infinities e Pornografia
VAI A LISTEN AUDIO (00:18:25 – 00:20:56)
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Racconto del lavoro con Ronconi su ruoli di donne vecchie.
In Infinities nei panni della “vecchia che non moriva mai”. Ronconi aveva un metodo “anti teatrale”, non voleva caratterizzarla con parrucche e trucco, ma lavorare su quello che lei era: sul suo sguardo, sulla sua voce, una vecchia che torna bambina. Ronconi la faceva lavorare su quelli che chiamava “strani esseri”, si divertiva con lei. V.P. cita un’intervista in cui R. riflette sull’attore e la necessità di abbandonare la propria identità, creata a partire dal giudizio degli altri. Per R. “è più benefica una reale falsità che una supposizione di realtà”. Lavoro sugli “esseri”, non scaturisce da un’imitazione ma da un pensiero, R. non era bravissimo sul fisico, non dava indicazioni sul corpo. In Pornografia fa un personaggio di una donna vecchia che non si alzava dalla poltrona, le indicazioni di R. sono di non guardare il compagno di scena (Paolo Pierobon) ma di vedere la sua aura e di cercare la voce e il corpo di un rapace, le dà indicazioni sul respiro. Sui personaggi V.P. faceva una ricerca figurativa (famiglia di pittori) a seguito delle immagini che R., ineguagliabile lettore, le dava. Lavoro sul trucco di R.: non doveva far assomigliare al personaggio, ma trasformare in altro, in mostruoso, non brutto ma contraddittorio, qualcosa che non riesci a riconoscere, quindi per questo inquietante. Nel personaggio di Pornografia R. le dà come riferimento una statua, per metà intatta per metà sgretolata: gambe giovani, busto viso e capelli invecchiati con il trucco. Lavoro sul mostruoso che aveva già fatto con Maria Paiato (ndr in Celestina). Nel personaggio di Infinities il calco (esperienza claustrofobica) era stato fatto sulla sua faccia, era lei da vecchia.
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| 00:21:50 – 00:23:59
Lavoro sulla contraddizione
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A.G. chiede di commentare un appunto pubblicato in Quaderno delle lezioni di Luca Ronconi, sul tema del lavoro dell’attore sulla contraddizione.
V.P. ne Il panico, è impegnata nella “coreografia della morte del padre”. Ronconi le fa fare dei cortocircuiti, tra ironia e lutto, che creano il mostruoso, fa emergere l’essenza del personaggio, non l’emozione o personaggio in sé.
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00:23:59 – 30:55
Ironia e riconoscimento reciproci
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A.G. chiede che ruolo ha il divertimento nella sua relazione con Ronconi. V.P. Alla base del suo rapporto con R. stava l’ironia e probabilmente l’aver intuito alcune sue difficoltà.
Racconto di una sera in cui non si presenta allo spettacolo La vita è sogno. R. non la manda via dalla scuola, capisce che lei aveva bisogno di stare lì. R. aveva un riguardo particolare con lei, es. in Pornografia lei recita nuda e le fa fare delle prove senza i colleghi presenti. Quella nudità non la fa imbarazzare sul palco, si sente inserita in un quadro. Riflessione sulla nudità in scena. Ronconi apprezzava in lei il suo mettersi a servizio, con piacere, senza dire no, senza paura. C’era una ricerca comune. |
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| 00:30:57 – 00:36:50
L’aura e l’angelo custode
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Strategie messe in atto da R. per aiutare Picello a far fronte a un eccessivo coinvolgimento emotivo nel lavoro attoriale. In Pornografia le suggerisce di parlare “all’aura” di Pierobon.
Racconto della morte atroce del personaggio, che la faceva soffrire. Per costruirla lei fa riferimento a Franny e Zooey di Salinger, suggeritole dall’insegnante Maria Consagra, anche se a Ronconi non piaceva il riferimento.
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| 00:36:50 – 00:41:11
Un corpo scisso |
A.G. chiede del lavoro sul corpo di R.
Lavoro di Ronconi portava a una musicalità della parola (che spesso gli allievi registravano ma che era difficile da riprodurre) che scindeva in due, trasformava in burattini. V.P., essendo sempre stata “storta e spostata”, aveva un corpo già predisposto alla frammentazione e quindi risultava più organica. Racconta la costruzione della scena della “coreografia della morte del padre” in Il panico. Ronconi caccia il coreografo e fa fare la coreografia a V.P.
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| 00:41:11 – 00:46:52
La libertà dell’attore; non compiacersi |
A.G. chiede qual era lo spazio per la libertà dell’attore con Ronconi. V.P. Ronconi le concedeva libertà di intenti in prova ma non nelle repliche.
Racconto delle prove della prima scena de Il panico, dove lei è in scena con Pierobon ma non deve guardarlo, quindi si segna addirittura le assi su cui deve stare. R. creava una geometria di spazi che l’attore non poteva cavalcare con la sua indole. Un giorno riproduce tutto come sempre ma con consapevolezza e felicità perché R. il giorno prima le ha detto brava: lui ferma la prova e davanti a tutte le dice di non autocompiacersi, altrimenti lui avrebbe fatto sipario. R. era severo e metteva l’ansia quando si spazientiva, urlava.
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| 00:46:52 – 00:54:15
La pausa e il ritorno |
A.G. chiede della lunga pausa tra la scuola e gli spettacoli con R.
V.P. racconta di una carriera molto varia, R. la seguiva ed era divertito dal suo sperimentare. La richiama dopo aver letto Il panico, perché il ruolo era giusto per lei e perché aveva fatto “un sano percorso” al di fuori dei teatri ufficiali. In quell’occasione le dice di chiamarlo Luca, ma lei lo chiamerà sempre Maestro, anche se gli dà del tu. Il rapporto con R., non affettivo.
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| 00:54:15 – 01:02:20
La messinscena di testi non teatrali |
A.G. chiede cosa ha appreso dal lavoro di messa in scena di testi non teatrali
P.V. Ronconi le fa scoprire molti romanzi (tra cui Ada o ardore di Vladimir Nabokov). Non parlava di recitazione epica o brechtiana, è difficile spiegare cosa intendesse, fa l’esempio di Lolita in cui c’era il doppiaggio delle battute dell’attrice che faceva Lolita da parte di Galatea Ranzi (V.P. fece da controfigura per l’attrice che faceva Lolita alle prove, perché era minorenne). Lavoro di sovrapposizione di strati con cui R. trasponeva i romanzi. Un lavoro impossibile da fare senza la sua guida e da imitare. Racconto di Pornografia, in cui Ronconi era molto stanco e fece un lavoro meno puntuale, affidando agli attori il passaggio dal virgolettato alla prima persona (non tutti erano in grado di farlo in modo consapevole per V.P., alcuni imitavano).
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| 01:02:20 – fine
L’eredità di Ronconi
VAI A LISTEN AUDIO (01:02:28 – 01:04:05) |
A.G. chiede quale è l’eredità che Ronconi le ha lasciato.
V.P. Ronconi le ha insegnato a leggere e a segmentare il testo, a saperlo tagliare e sintetizzare, a capire a cosa dare più importanza. Le ha insegnato a distaccarsi dal parlato e dalla grammatica concentrandosi sulle domande che il testo pone. Ronconi insegnava a cercare “gli illeciti” del testo, ciò che è nascosto dietro alle parole del testo, ciò si desidera far emergere, non quello che tutti capiscono. Voleva incuriosire, non era mai pretenzioso. “Illecito” non era pornografico, ad esempio in Pornografia non c’era nulla di sessuale, era tutto immaginato. Non era “illecito” ma era possibile, e faceva paura. R. le diceva di non avere pudore, di andare a fondo. Non c’è niente dell’eredità di Ronconi che V.P. ha dovuto lasciar andare, ha sempre lavorato con persone che stimavano R. e rispettavano il suo background. R. andava a vedere i suoi lavori con Emma Dante e Societas Raffaello Sanzio, le diceva che faceva bene a farli, di considerarli un’esperienza, senza attaccarsi a nessuna famiglia. Ronconi si innamorò della Cocotte che P. portò al provino (ndr da Cocotte, poesia di Guido Gozzano), la definì “cristallina”, come la sua risata, la aiutò a riconoscere una sua femminilità non standard, semplicemente non esplicita perché non consapevole.
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Interview Duration: 01:18:06
Registration Duration: 01:18:06
Format: wav
Type: Audio
Language: Italiano
Subjects:
Original Document Placement:
- Museo Biblioteca dell’Attore, Via del Seminario 10, 16121, Genova
- Archivio storico e biblioteca del Piccolo Teatro di Milano , Largo Paolo Grassi 2, 20121, Milano
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Citation
Intervista a Picello Valentina, di Gennari Alessia, Milano, il 09/07/2025, Progetto “La memoria dei teatro. Luca Ronconi”, Collezione Ormete (ORMT-11Mo), consultata in URL:< https://www.patrimoniorale.ormete.net/../.., (data di accesso).
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Relation:
Bibliography:
