Intervista a Palumbo Gioacchino

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La folgorazione grotowskiana e le radici orientali

L’interesse di Gioacchino Palumbo per il teatro si sviluppa per caso in seguito alla visione dello spettacolo Apocalypsis cum figuris di Jerzy Grotowski nel 1975 alla Biennale di Venezia. Palumbo ai tempi era uno studente di architettura che aveva appena trascorso un anno sabatico in India: lì aveva studiato le discipline orientali (come il Kathakali) che ritrova poi in quello spettacolo che gli fece scoprire un universo teatrale a lui completamente sconosciuto. Da lì, verrà invitato a partecipare a diversi seminari tenuti da Grotowski.
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L’incontro con Pierfranco Zappareddu: nomadismo tra Sardegna, Spagna e Paesi Baschi

Gli esordi teatrali di Palumbo coincidono con l’incontro con Pierfranco Zappareddu e Diego Furlan (Odin Teatret). Palumbo segue un loro seminario a Firenze e poi entra a far parte della loro compagnia itinerante che cerca luoghi – per dirla alla Pasolini – non omologati, diversi, al di fuori della cultura dominante. Avevano una sede centrale in una fabbrica di mattoni a Modena dove vivevano assieme e facevano training, ma l’idea era quella di preparare gli spettacoli prendendo spunto dalle esperienze di viaggio. Si spostano così in Barbagia (Sardegna), in un paesino sperduto dell’Andalusia (Spagna), nei Paesi Baschi (Pirenei), in Macedonia, in Svizzera alla ricerca di culture che avessero mantenuto un minimo di identità e autonomia.
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La formazione accademica: il DAMS di Bologna

Fondamentale per la formazione e la scoperta della vocazione teatrale di Palumbo (appassionato di letteratura, cinema e fotografia) sarà anche la frequentazione del DAMS di Bologna, presso il quale si laureerà, dove conosce Umberto Eco, Luigi Squarzina, Giuliano Scabia, Gian Vittorio Baldi, Adelio Ferrero.
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La nascita del Teatro del Molo 2: da Firenze a Catania

La nascita della compagnia di Palumbo a Firenze risale alla fine degli anni Settanta: a quei tempi provavano in un grande stanzone di una casa di campagna. Contestualmente, comincia a proporre dei laboratori in Sicilia che suscitano talmente tanto interesse che nel 1991 Palumbo decide di aprire una sede a Catania.
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Il simbolismo del Molo: approdo e partenza verso l’ignoto

Da quel momento in poi l’attività laboratoriale in Sicilia ha messo radici e si è molto diramata. Dopo un periodo di sei anni in cui si giostravano tra le due sedi, in Toscana e in Sicilia, Palumbo decide di impiantarsi a Catania come prima sede fissa e così inizia la storia del Teatro del Molo 2. Il nome deriva dal fatto che la prima sede – sebbene non sia durata moltissimo – fosse vicina al porto. Il molo rappresenta per Palumbo un’estensione verso l’infinito: sia un punto di approdo, di ritorno, di nostos, sia un punto di partenza verso lo sconosciuto, l’ignoto. Il numero due indica il fatto che quella di Catania fosse la seconda sede (la prima era Firenze).
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Quarant’anni di pedagogia: tecnica, training e creatività

Dal 1981 Palumbo tiene dei laboratori annuali aperti a tutti, vantando così più di 40 anni di laboratori continuativi e di produzione di spettacoli. Il laboratorio negli anni si è sempre evoluto, ma c’è sempre una parte più tecnica (sulla voce, sul corpo, sulla presenza, sulla relazione) e una parte più creativa (si parte da un testo o da un materiale filmico, un racconto letterario o un testo teatrale e ci si sperimenta) con l’idea di non avere un modello fisso perché ognuno deve trovare un proprio linguaggio, un proprio stile. La parte dedicata al training deriva da quello di Eugenio Barba e di Jerzy Grotowski che Palumbo aveva potuto imparare personalmente avendo seguito i seminari di Grotowski per cinque anni e avendo fatto esperienza, per tre anni, con attori che venivano dall’Odin Teatret.
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L’Odin Teatret a Catania e il baratto con l’Opera dei Pupi dei Fratelli Napoli

L’incontro di Palumbo con Eugenio Barba avviene durante gli anni in cui frequentava il gruppo Domus de Janas (“casa delle streghe” in sardo) di Pierfranco Zappareddu. Successivamente lo incrocia nel novembre 1995 durante la settimana di residenza artistica dell’Odin Teatret a Catania nella quale il Teatro Stabile organizzò diversi seminari (grazie anche all’aiuto di Palumbo nell’organizzazione dell’evento) e un baratto di Barba con la Marionettistica dei Fratelli Napoli e con gli allievi dell’INDA di Siracusa. Era la prima volta che Barba veniva a Catania e vedere il teatro istituzionale (Teatro Stabile di Catania) collaborare con l’Odin Teatret (non istituzionale), faceva sperare in una possibile collaborazione tra le due realtà.
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Sperimentazione didattica: il metodo del laboratorio al Teatro Stabile

Palumbo è stato docente di recitazione del Teatro Stabile per più di 20 anni e coordinatore didattico della Scuola d’ arte drammatica dello stesso. La sua piccola “rivoluzione” è stata quella di portare all’interno della Scuola la sua materia che si chiamava “tecnica di laboratorio” che comprendeva il training (la parte più tecnica) insieme a quella più creativa (il montaggio delle improvvisazioni).
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L’influenza di Eugenio Barba e il metodo dell’improvvisazione

I primi spettacoli del Teatro del Molo 2 (tra questi, in particolar modo, il primo: Europa dopo la pioggia) erano ortodossi rispetto agli spettacoli dell’Odin Teatret che costituivano i modelli che aveva Palumbo quando era ancora un giovane regista che imparava il mestiere: come, ad esempio, Come! And the Day will be Our di Eugenio Barba.  I periodi di prova di questi spettacoli erano molto lunghi (9 mesi circa) e prevedevano la costruzione dello spettacolo a partire dall’improvvisazione.
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Il teatro dei luoghi: dal mito greco alle storie del territorio

Dopo una prima fase di ricerca legata al corpo e al training, Palumbo si interessa anche al lavoro sulla parola e si avvicina alla drammaturgia del Novecento (Beckett, Sarah Kane), al teatro greco classico con le sue rivisitazioni (ad esempio, due testi di Christa Wolf: Cassandra e Medea) e a quello che definisce “il teatro dei luoghi e delle storie”, ossia il teatro che parte dal luogo. Tra questi, ricorda uno spettacolo realizzato ad Aci Castello per dieci anni consecutivi coinvolgendo attori professionisti, abitanti del luogo e dodici cavalli; uno spettacolo sul mito di Ulisse realizzato al porto di Aci Trezza in gemellaggio col porto di Itaca e uno spettacolo realizzato in un mulino delle campagne interne della Sicilia. Palumbo avverte che in Sicilia il suo lavoro fosse più necessario rispetto ad altre zone e si spossasse meglio con le sue urgenze, i suoi bisogni e le sue battaglie, pur riconoscendone le difficoltà (ma anche le soddisfazioni).
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L’eredità del Terzo Teatro in Sicilia

Che fine ha fatto oggi il Terzo Teatro? Esiste ancora in Sicilia? È possibile ancora metterlo in pratica? Secondo Palumbo, più che il Terzo Teatro in quanto modello di spettacolo, sono ancora validi e operanti alcuni principi dello stesso: ad esempio, quello di fare un teatro vivente che parta da esigenze vere e personali che diventano poi collettive. Inoltre, lavorare con lo stesso gruppo è molto importante ma il gruppo può anche cambiare, a seconda dei progetti.
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Il laboratorio teatrale come spazio di ricerca e di analisi del testo

Dal 1981, ogni anno, Palumbo assiste a delle scoperte durante i suoi laboratori che diventano veri e propri spazi di ricerca nei quali – rispetto agli spettacoli – il tempo delle prove è molto più dilatato (cominciano ad ottobre e terminano a giugno). Il metodo di Palumbo prevede il coinvolgimento della persona nella sua totalità. Il testo, infatti, viene analizzato e scavato attraverso l’azione che implica il coinvolgimento della testa, del corpo e del proprio bagaglio interiore. Come si entra nel testo di uno spettacolo? Dipende dal gruppo ma anche dal regista e dalla natura del testo. Le prove sono una grande avventura: l’idea è quella di avvicinarsi al personaggio attraverso delle esperienze in cui ci si possa mettere in gioco attraverso delle improvvisazioni.
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La bottega teatrale come alternativa alla formazione tradizionale

Un attore si può formare o in una scuola o frequentando diverse botteghe teatrali. Oggi, infatti, ci sono tanti giovani aspiranti attori e registi che cercano vie alternative al teatro tradizionale.  I laboratori di Palumbo presso il Teatro del Molo 2 sono frequentati, da più di 40 anni, da aspiranti attori (con lui si sono formati attori come Donatella Finocchiaro e Giovanni Calcagno) e non.
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Conclusione

Ringraziamenti e saluti


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Interview Duration: 01:00:00

Registration Duration: 57:07

Format: Waw

Type: Audio

Language: Italiano

Subjects:

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Citation

Intervista a Palumbo Gioacchino, di Giudice Doriana, Casa di Palumbo Gioacchino, il 24/07/2025, “Il Terzo Teatro in Sicilia: memorie e fonti orali (TISC-1b), consultata in URL:<https://patrimoniorale.ormete.net/interview/intervista-a-palumbo-gioacchino/>(data di accesso).



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