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Amato Mannocchi racconta gli esordi del Festival |
Amato Mannocchi racconta la sua storia con il Festival. L’assessorato all’età di 26 anni (turismo, sport e cultura), la collaborazione con i giovanissimi santarcangiolesi, in particolare l’attenzione per lo sport nell’universo femminile, la grande riforma della proloco (in quegli anni ancora un controaltare dall’amministrazione comunale composta da membri non più giovani). Il gruppo di giovanissimi che si forma a Santarcangelo (volontarie e volontari, intellettuali, giovani politici) sente il desiderio di raccogliere quel flusso di novità (oltre che di turismo) che inondava la costa romagnola. Da qui parte l’idea del Festival Internazionale del Teatro in Piazza, l’accordo con il sindaco Romeo Donati e l’incontro con il regista Piero Patino (chiamato da Flavio Nicolini). A.M. ricorda il primo Festival, il contratto con Secondo Casadei e la sua musica leggera che poco convinceva Donati, ma anche il grande successo delle compagnie polacche. Il testimone ci tiene a sottolineare lo shock culturale subito da Santarcangelo, le rimostranze, le diffidenze, la freddezza, insieme però alla convinzione del gruppo di essere nella giusta direzione. Chiude il racconto con la chiusura del primo Festival e il desiderio di cercarne subito altri: Amato Mannocchi, Giuseppe Tassinari e Alfonso Marchi si recano ad Agrigento, al Festival Internazionale del Mandorlo in Fiore. Al ritorno sono convinti della loro strada, del cambiamento e della riforma che desiderano per Santarcangelo. |
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Ancora sulla diffidenza |
G.G.C. chiede qualcosa in più sull’iniziale diffidenza di Santarcangelo. Secondo A.M. Santarcangelo è stata diffidente fino agli anni Ottanta. La maggioranza non l’ha sentito come proprio. Porta un esempio: c’era bisogno di fondi e si cercava di coinvolgere commercianti e artigiani attraverso incontri con il direttore Pietro Patino, che però in modo prepotente faceva intendere «noi vi portiamo la cultura, voi siete ignoranti». Vengono nominati anche altri paesi limitrofi (Longiano, San Mauro) e le campagne. |
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Il racconto di Mario Ottaviani |
Mario Ottaviani racconta la sua esperienza a partire dall’8 luglio 1971, l’anno in cui viene assunto in Comune sotto la supervisione di Tassinari Giuseppe, ragioniere capo che gestiva le finanze e aveva bisogno di personale giovane per gestire il Festival sul punto di nascere. M.O. racconta diverse questioni: la macchina organizzativa tutta sulle spalle dell’amministrazione comunale, il tentativo di rendere appetibile al pubblico un Festival diverso, l’affetto e la stima per Romeo Donati e l’appoggio indiscusso che il sindaco aveva da parte del Partito Comunista Italiano (PCI). Anche M.O. parla della diffidenza della comunità, in particolare per quei camping, ritenuti promiscui, allestiti per ospitare i giovani provenienti da tutta Europa. Il testimone si sofferma più a lungo sull’avversione politica dell’amministrazione (sia quella interna al partito sia quella esterna, in particolare da parte del movimento cattolico). |
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Costanti e varianti del Festival |
G.G.C. chiede dei cambiamenti dopo l’arrivo di Roberto Bacci. A.M. risponde per primo dicendo che dal suo punto di vista non ci furono poi grandissimi cambiamenti, perché le idee su cosa doveva essere il Festival restavano le stesse. La diffidenza continuò, anche da parte di alcuni di quei giovanissimi che aveva avuto intorno e che si allontanarono. Santarcangelo, conferma A.M., è un paese fortemente cattolico prima ancora che comunista, e questo ha creato resistenze. Si fa poi riferimento agli anni in cui Santarcangelo dei Teatri si trasforma in associazione con più comuni, con un consiglio di amministrazione il cui presidente è sempre stato il sindaco di Santarcangelo. A.M. ricorda il sostegno da parte del mondo della cultura, e quella volontà di differenziarsi soprattutto dal Festival di Spoleto, concorrente più facoltoso, votato soprattutto alla lirica e benvoluto dal ministero e dalla stampa di destra (filo cristiana e filoamericana). Il testimone, assessore fino al 1980 insieme al sindaco Romeo Donati, conferma che era volontà del partito che il Festival rimanesse saldo. |
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Economie |
Sollecitati da G.G.C. i testimoni ricordano l’abitudine di frequentare altri Festival, in gruppi organizzati sia con Piero Patino sia più tardi con Roberto Bacci: era importante capire cosa facessero gli altri e i motivi del successo o dell’insuccesso. Il discorso si sposta sul problema economico interno. Fin dai primi anni capitava che tante attività di un piccolo comune venissero un po’ lasciate da parte durante il Festival, l’ennesimo motivo che rendeva il Festival l’argomento principale dell’opposizione. A.M. ricorda poi il tentativo di mascherare molte spese, perché dichiarare tutto l’importo con il quale si sosteneva il festival nei primi anni significava metterlo a rischio. Allestire il palco, racconta divertito il testimone, non era quindi rendicontato nelle spese per il festival ma nella manutenzione della piazza. |
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Pratica della diversità |
R.D.R chiede ai testimoni ricordi di una cittadinanza più entusiasta. M.O. parla di lenta assuefazione alla cultura e alla novità. Il Festival non era solo profitto, era un aiuto sia per la cultura sia per la vita sociale del cittadino. Capire che non fosse solo svago, come l’intrattenimento offerto dalla televisione, non è stato sempre facile per la maggioranza, ma grazie alla presenza anche scomoda di questo Festival si è creata a Santarcangelo un’educazione specifica alla diversità e all’accoglienza. |
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00:51:35 L’atmosfera e l’arte a Santarcangelo |
Sollecitati da G.G.C. i testimoni riflettono sull’atmosfera del Festival. A.M. ricorda di Piazza Ganganelli piena di persone, provenienti anche dalle campagne, tutte in attesa di partecipare e curiosare. Santarcangelo, spiega il testimone, è sempre stata viva, anche prima del Festival. Si parla poi dei rapporti tra teatranti e cittadinanza, ma anche di tutta la fioritura di artisti e artiste santarcangiolesi (il pittore Pino Boschetti, i poeti, come Raffaello Baldini o Tonino Guerra, ma anche i più famosi di oggi come Fabio De Luigi). |
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Conclusione |
G.G.C. chiede quando si avviava la macchina del Festival e in quanti la portavano avanti. Tra giovanissimi più centrali i testimoni ricordano circa un centinaio di persone, con i volontari e le volontarie si arrivava anche al doppio. Erano gli operai che allestivano piazze, c’erano gli impiegati, la polizia municipale, tutta Santarcangelo si adoperava da giugno fino ad agosto. L’intervista si chiude con i ricordi sfumati di spettacoli e di luoghi. A.M. ricorda Mistero Buffo con Dario Fo e Franca Rame al Parco Cappuccini, che lo impressionarono per la loro foga. Entrambi ricordano le grandi folle, ma il loro impegno nell’organizzazione li fa essere meno concentrati sugli spettacoli. |
Interview Duration: 01:40:00
Registration Duration: 01:24:59
Format: Waw
Type: Audio
Language: Italiano
Subjects:
Original Document Placement:
- ICBSA, Via Caetani 32, 00186, Roma
- Museo Biblioteca dell’Attore, Via del Seminario 10, 16121, Genova
Usage and Rights:
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Citation
Intervista a Mannocchi Amato e Ottaviani Mario, di Di Renzo Rebecca, Govi Cavani Giulia, Studio di Amato Mannocchi, Santarcangelo, il 01/11/2024, Progetto ““Festival Internazionale del Teatro in Piazza” a Santarcangelo di Romagna”, Collezione Ormete (ORMT-15f), consultata in URL: <https://patrimoniorale.ormete.net/interview/intervista-a-mannocchi-amato-e-ottaviani-mario/>,(data di accesso).
Relation:
Bibliography:
