Intervista a Gimbo Elio

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Preliminari

Introduzione e apertura dell’intervista
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Il teatro come scelta politica: l’eredità di Giorgio Gaber

Il primissimo incontro di Gimbo con il teatro è mediato dalla televisione. Alla fine degli anni Settanta viene colpito dalla straordinaria immediatezza degli spettacoli di teatro-canzone di Giorgio Gaber a tal punto da decidere, insieme a Salvatore Zinna, di andare a conoscerlo dal vivo a Milano. Da quella esperienza casuale deriva la prima intuizione: “fare teatro è un altro modo di determinare una linea politica” (quello che molto più tardi scoprirà nelle parole di Eugenio Barba: “Il teatro è politica con altri mezzi”).
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Critica al sistema: le scuole come fabbriche di “salariati dello spettacolo”

Dopo il primo esperimento con i testi di Gaber arriva l’idea di iscriversi ad una scuola di teatro e di provare a costruire la propria mitologia personale attraverso il percorso di apprendistato. Da una fase in cui – anche se prematuramente – l’imprinting iniziale col teatro è di natura fortemente personale, si passa ad una fase in cui diventa un allievo – uno come tanti – di una scuola. Si determina la frattura tra quello che Gimbo pensava fosse il teatro (“politica con altri mezzi”) a quello che in realtà si trova davanti: un sistema di apprendistato che mira a costruire l’aspirante attore come un “salariato dello spettacolo” che, per tutta la vita, sarà destinato ad avere rapporti subordinati con un Teatro Stabile, con una compagnia privata, con un regista, con una cooperativa teatrale.
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La scuola del Teatro Stabile di Catania e il monito di Giuseppe di Martino

Il ricordo più vivido del periodo di apprendistato presso la Scuola del Teatro Stabile di Catania è quello legato al provino sostenuto con Giuseppe Di Martino, presso il Teatro Angelo Musco. Alla domanda di rito “Lei perché vuole fare teatro?”, Gimbo risponde: “Per cambiare il mondo”. Di Martino ribatte: “Giovanotto, se va bene sarà il teatro a cambiare lei… e non il contrario”.
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Dall’apprendistato teatrale all’associazionismo

La fase di apprendistato teatrale dura pressappoco dieci anni e comprende il conseguimento del Diploma presso la scuola del Teatro Stabile di Catania e diversi anni di spettacoli per scuole elementari e medie, estraniato da qualsiasi circuito decisionale, sia rispetto allo spettacolo sia rispetto alla distribuzione. Dopo anni a “timbrare il cartellino” presso lo Stabile o nelle compagnie private, Gimbo comincia a frequentare gli ambienti nei quali ex allievi dello Stabile (come Roberto Lombardo) cominciano a proporre iniziative personali.
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L’impegno civile: la nascita di Fabbricateatro e il legame con Pippo Fava

L’esperienza di Fabbricateatro arriva dopo quella fase in cui Gimbo impara che c’è una via – quella dell’associazionismo – per cui ci si può immaginare di istituzionalizzare il camminare con le proprie gambe, a patto di dotarsi di strumenti utili. Fatidico sarà l’incontro, nell’estate del 92 (l’estate delle stragi di Falcone e Borsellino), tra il primo nucleo di Fabbricateatro – attori diplomati al Teatro Stabile e scenografi dell’Accademia di Belle Arti – ed Elena Fava, figlia del giornalista Pippo Fava, che cercava un gruppo di giovani attori che cominciasse a lavorare sui testi del padre. Per quel giovane militante di sinistra, si consolida la sua precoce ma ostinata relazione tra il fare teatro e l’impegno politico. In quegli anni di ricerca sul campo si stabiliscono, inoltre, delle relazioni e delle pratiche che sono tutt’ora presenti nel lavoro di Fabbricateatro. “Se uno mi chiedesse di cosa sono più orgoglioso rispetto alla mia carriera teatrale, risponderei: essere riuscito a rimanere fedele agli ideali di gioventù”, afferma Gimbo prendendo in prestito le parole di Enrico Berlinguer.
 

00:27:12

Il percorso accademico: da Brook a Grotowski e Barba

Insieme all’attività teatrale, continua l’impegno e lo studio universitario di Gimbo fino ad approdare, all’inizio degli anni Novanta, alla Laurea in Lettere presso la Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università di Catania con una tesi sul teatro fuori dai teatri e su Peter Brook (relatore il Prof. Fernando Gioviale). Da lì comincia a scoprire un nuovo mondo e scopre Jerzy Grotowski ed Eugenio Barba.
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L’incontro con la voce di Eugenio Barba

L’incontro con Eugenio Barba avviene grazie alla sua scenografa di allora, Giusi Gizzo, che gli aveva prestato la cassetta di una registrazione di una conferenza che Barba aveva tenuto all’Università di Perugia. La cassetta cominciava con una lunga pausa e poi una citazione di un pensiero di Erilke: “chi ha incontrato la bellezza è destinato alla morte”. Gimbo sbobina la cassetta in modo esauriente e rimane colpito dalla voce di Barba e dalla sua capacità di essere eccezionalmente chiaro, semplice ed esaustivo nell’affrontare questioni tecniche. Sempre Gizzo gli segnala che a Fara Sabina, al Teatro Potlach, si terrà un seminario per registi tenuto da Barba e lo incoraggia a presentarsi.
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La rivoluzione del metodo: il seminario di Barba a Fara Sabina

Nel 1994 Gimbo si iscrive al suddetto seminario per registi di Barba e parte per Fara Sabina. Lì osserva come si possa improvvisare a partire da materiali forniti dagli stessi attori ai quali il regista dà un tema da sviluppare. Quello che succede in quella settimana lo cambierà totalmente. Quando torna, infatti, convoca tutti gli attori di Fabbricateatro e dice loro: “adesso vi devo insegnare un metodo di composizione che noi non conosciamo. Fin qui abbiamo sbagliato tutto”. Durante quella settimana con Eugenio Barba e Julia Varley, Gimbo scopre come si fa il regista (“era come una bomba atomica che mi esplode nel cervello”) e si rende conto del modo in cui loro usavano l’improvvisazione.
00:40:31

L’esperienza dell’ISTA a Scilla e l’Odin Teatret a Catania

Da quel momento in poi, Gimbo non ha mai smesso di seguire Barba. Dopo Fara Sabina, Barba comincia a pensare allo sviluppo dell’ISTA (International School of Theatre Anthropology) e pensa di aprirne una sezione al Sud Italia. La sede sarà il Castello di Scilla e verrà scelta da Gimbo insieme ad un ragazzo calabrese presente a Fara Sabina, Claudio La Camera. Gimbo ricorda, inoltre, che nel novembre 1995, Barba e l’Odin Teatret verranno a Catania per una settimana di soggiorno.
00:49:00

“Correzioni teatrali dello spazio urbano”: l’incontro con la Marionettistica dei Fratelli Napoli

Nel 1995 Gimbo va a Scilla per partecipare ad una full immersion dell’ISTA e lì Barba gli comunica che, grazie a Piero Sciotto e al suo contatto con Antonio Di Grado, Assessore alla Cultura del tempo, ha la possibilità di venire a Catania per una settimana di residenza artistica. Gimbo conosceva già Di Grado perché l’anno prima gli aveva finanziato un progetto teatrale su uno spettacolo che si intitolava “Sud” e che rappresentava la prima occasione in cui sperimentare l’ideazione di spettacoli con la logica attori e pupi (in collaborazione con la Marionettistica dei Fratelli Napoli). Nascono così quelle che Gimbo definisce come “correzioni teatrali dello spazio urbano”.
01:01:25

Il malinteso del misticismo e l’influenza orientale

Gimbo racconta del malinteso in merito al misticismo di Barba derivante, innanzitutto, dall’apprendistato con Grotowski che, da regista, pretendeva di restituire sacralità all’atto teatrale. In tal senso, alimentano l’equivoco anche le influenze che Barba apprende nei teatri orientali (teatro indiano in particolare) per poi portarle in Europa. Nel 1963, infatti, Barba attraversa l’India e trova una scuola di danzatori di kathakali scoprendo tecniche distanti anni luce da quelle dell’attore occidentale.
01:10:30

Il Terzo Teatro come ancora di salvezza

“La definizione di Terzo Teatro mi ha salvato la vita”. Il Terzo Teatro ha rappresentato per Gimbo una delle sistematizzazioni barbiane a cui è più grato. Gli ha consentito, infatti, di dare un indirizzo alle proprie confuse aspirazioni e ai propri confusi bisogni di capire chi fosse.
01:12:45

Visioni teatrali post-barbiane: reti etiche e nuovi Big Bang

Secondo Gimbo, oggi non possiamo parlare di un teatro, ma di teatri. Il teatro del futuro, in un’epoca post barbiana, lo immagina come il risultato di un altro piccolo Big Bang dopo il quale si determineranno ulteriori formazioni di realtà più piccole che condivideranno la stessa base etica, politica ed esistenziale delle precedenti e che sentiranno il bisogno di intrattenere relazioni con realtà esterne. Gimbo porta l’esempio della sua attuale collaborazione con Alfredo Guglielmino, leader di Cartura, il quale non ha una filiazione diretta con Barba ma condivide la sua stessa inclinazione e il suo stesso atteggiamento politico nei confronti del mestiere dell’arte. Gimbo conclude affermando che il teatro, come sottolinea sempre Barba, ha come specificità di essere l’unica arte di relazione perché per fare teatro si ha sempre bisogno di qualcuno (diventando, così, “fabbricatori di relazioni sociali”). È anche in virtù di ciò che, probabilmente, il teatro non morirà mai.
01:21:28

Conclusione

Saluti finali e ringraziamenti


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Interview Duration: 01:30:00

Registration Duration: 01:21:49

Format: mp3

Type: Audio

Language: Italiano

Subjects:

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Citation

Intervista a Gimbo Elio, di Giudice Doriana, Fabbricateatro, Catania il 23/07/2025, “Il Terzo Teatro in Sicilia: memorie e fonti orali” (TISC-1a), consultata in URL:<https://patrimoniorale.ormete.net/interview/intervista-a-gimbo-elio/>, (data di accesso).



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