Intervista a Vigorelli Remo

ORMT-15i

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Remo Vigorelli racconta i primi ricordi di Santarcangelo

R.V. elenca una serie di precisi primi ricordi a proposito del Festival e della città di Santarcangelo. A partire dai ristoranti (Rugantino e L’Osteria P3) dove si trovavano gli attori meno facoltosi, fino alla nota Piazza delle monache, dove arrivano (lui e Silvio Castiglioni) accompagnati nel 1977 da Massimo Montanari, geometra comunale appena assunto. Il testimone racconta anche il modo in cui il Teatro di Ventura arriva al Festival per la prima volta con Il detto del gatto lupesco, uno spettacolo di tradizione giullaresca con testi medioevali originali. Ricorda l’alchimia con il pubblico, la stessa dell’anno successivo con la grande edizione del 1978. Di questa edizione R.V. ricorda la prima serata dedicata al fuoco con un rappresentazione di teatro Kathakali, ma anche tutte le altre serate, fatte di incontro tra culture diverse (cita il Teatro Campesino, l’Akademia Ruchu dalla Polonia, il Teatro di Parma). Continua il racconto passando per il 1979, quando il Teatro di Ventura partecipa come organizzatore e non come gruppo artistico, sempre sotto la direzione di Roberto Bacci; il 1980, con la rappresentazione di Il medico per forza, fino al gennaio del 1980 quando il gruppo si trasferisce in fissa dimora a Santarcangelo per l’Istituto di Cultura Teatrale (ITC)
 

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Fare teatro come atto politico

L.D. chiede al testimone pareri sul concetto di Anti-Festival e del senso politico alle spalle del tipo di teatro praticato dal gruppo. Il testimone risponde che il Festival del 1978 non è stato particolarmente politicizzato, la politica c’era in quanto atto di vitalità artistica e creativa. Il testimone fa riferimento a una fotografia che ritrae il Teatro di Ventura nella piazza del mercato e ne racconta il contesto. Nel 1978 “politica” era piuttosto l’azione: intervenire nel pieno della vita cittadina e portare il teatro dove nessuno poteva aspettarselo era un atto radicale, soprattutto in un paese come Santarcangelo sprovvisto persino di un edificio teatrale.
 

00:15:39

La nascita del Teatro di Ventura

 

 

A.M.L. chiede notizie sulla nascita del Teatro di Ventura. R.V. precisa il senso e l’origine del nome, “Teatro di Ventura”. Parla poi del suo personale momento di innamoramento con il mondo del teatro: la visione di Min fars Hus dell’Odin Teatret nel 1972. Il testimone passa poi al racconto dei primi anni del gruppo (a partire dal 1974 fino al 1976 circa): i primi allenamenti presso gli istituti religiosi, gli unici a concedere spazi (in cambio della pulizia); il viaggio di  Ferruccio Merisi e Renata Molinari a Holstebro e il legame sempre più saldo al loro ritorno; il tempo al Centro di Ricerca Teatrale (CRT )di Milano e poi l’esigenza di distinguersi dalle sue linee operative; infine il trasferimento a Treviglio dove nascono i primi spettacoli e si definisce il gruppo più ristretto.
00:26:43

Ancora sul passaggio al 1978

A. M. chiede notizie a proposito del passaggio di testimone tra Piero Patino e Roberto Bacci. R.V. risponde di essere sempre stato più marginale, rispetto a Ferruccio Merisi e Silvio Castiglioni, per quanto riguarda i rapporti politici o istituzionali. Dopo aver raccontato il suo incontro e il rapporto con Romeo Donati e con Piero Patino, spiega la diversità del 1978: si era potenzialmente allo stesso tempo attori, organizzatori e spettatori. Il testimone torna di nuovo sull’esperienza del Teatro di Ventura durante la serata del fuoco con una pratica meno visibile ma incisiva con l’uso delle candele. Fa riferimento anche al suo lavoro, in quegli anni, di addetto all’inventario dei materiali e degli attrezzi di scena per il gruppo, un ruolo che forse, spiega, ha in qualche modo condizionato la sua esperienza e il suo futuro.
 

 

00:39:00

Tipi di pubblico e ricordi di spettatore

 

Stimolato da A.M. il testimone approfondisce il discorso sul pubblico, in particolare sulla grande folla che si riversava in città anche unicamente attraverso il passaparola dal centro fino alle campagne, le periferie e i centri vicini come Rimini. R.V. ricorda, nel 1978/1979, uno stupore bambino anche per quegli intellettuali più abituati al teatro, che si immergevano in quel momento dentro un’esperienza mai vissuta prima. Passa poi ai ricordi da spettatore, in particolare racconta uno spettacolo del 1979 del gruppo spagnolo Commedians, una battaglia di diavoli e angeli a colpi di fuochi artificiali bianchi e rossi che sfrecciavano tra il pubblico. Subito dopo nello stesso posto ci sarebbe stato Dario Fo. R.V. commenta poi il cambiamento del pubblico dopo il 1980, sempre più selezionato, più critico, e in parte più politicizzato.
 

00:42:59

Relazioni con gli altri gruppi e altri ricordi

 

 

R.F. chiede informazioni a proposito dell’incontro con gli altri gruppi e l’esempio di una “giornata tipo” del 1978. R.V. spiega che con alcuni c’erano già stati incontri (fa riferimento all’Atelier Internazionale del Teatro di Gruppo organizzato dal Teatro Tascabile di Bergamo e diretto da Eugenio Barba, svoltosi a Bergamo nel 1977). Si sofferma poi sul posizionamento anarchico-proletario del Teatro Di Ventura, a volte genuinamente avverso ai gruppi più finanziati e stabili (come il Piccolo Teatro di Pontedera, che aveva un ruolo trainante perché tra i più evoluti a livello organizzativo). Restava però una fratellanza operativa, un vero scambio. Il testimone ricorda il profilo della facciata della Chiesa Collegiata di S. Michele Arcangelo ricoperta di lumini e collega alcuni eventi del Festival a esperienze santarcangiolesi del secolo precedente.
00:51:35

La fine del teatro e la necessità di ritrovare sé stessi

Il testimone fa riferimento a considerazioni e scelte di natura personale varia, la fine del teatro e la necessità di ritrovare sé stessi, la libertà sessuale degli anni ’70 e ’80, la passione per l’antropologia, le ricerche sulla cultura sarda nel 1974 con Eugenio Barba e Ferdinando Taviani.
01:02:25

Gli anni dell’Istituto di Cultura Teatrale

Si affollano diversi argomenti, in particolare a proposito dell’Istituto di Cultura Teatrale. R.V. spiega la scelta di intraprendere questo percorso anche dovuta alla sicurezza economica che garantiva la scrittura annuale; accenna poi la difficoltà di bilanciare il doppio binario della proposta, tra arte e organizzazione di cultura teatrale, fa riferimento agli incontri organizzati per le scuole e gli insegnanti durante l’anno e fuori dal festival (cita Bruno Munari e l’Odin Teatret). In quegli anni si sviluppa però anche il loro spettacolo La questione della primavera, e l’iniziativa itinerante Maestri e Margherite, possibile grazie ai finanziamenti regionali importanti e diffusa in diverse città con la collaborazione di diversi gruppi (cita il Teatro Nucleo).
01:11:12

Conclusione

In conclusione, si fa riferimento, sotto stimolo di L.D., ai motivi della rottura del Teatro di Ventura. Per R.V. non è facile rispondere, e lo fa soprattutto sottolineando la parzialità del suo punto di vista: il testimone lega la fine della storia del gruppo anche al suo disincanto e alla scelta di allontanarsi dal teatro, nel 1984, per la difficoltà di sostenere un teatro che faceva le spese del grande dissidio fra Democrazia Cristiana (DC), Partito Comunista Italiano (PCI), e Partito Socialista Italiano (PSI). Nel 1985 il Teatro di Ventura si sarebbe sciolto, a tal proposito R.V. parla dei dissidi generazionali e crisi interpersonali durante la tournée europea. L’intervista si conclude con riflessioni sulla necessità e la difficoltà del cambiamento, ma anche sulle nuove imprevedibili strade percorse da Remo Vigorelli dopo il suo allontanamento dal teatro.



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Interview Duration: 01:45:00

Registration Duration: 01:31:44

Format: Waw

Type: Audio

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Citation

Intervista a Vigorelli Remo, di Ferraresi Roberta, Leone Alessia Maria, Lucarelli Davide, Morganti Arianna, Santarcangelo, Teatro Lavatoio,  il 01/11/2024, Progetto “Festival Internazionale del Teatro in Piazza”, Collezione Ormete (ORMT-15i), consultata in URL: https://patrimoniorale.ormete.net/interview/intervista-a-vigorelli-remo/ (data di accesso)



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