Intervista a Turci Mario

ORMT-15h

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Presentazioni e l’attesa del Festival

 

Presentazione. C.C. chiede al testimone un’impressione sull’atmosfera di attesa del Festival, ieri e oggi. M.T. spiega che la risposta cambia a seconda del tipo di Festival, della direzione artistica e del periodo. Con Piero Patino significava una novità per tutti, un’ipotesi di benessere, con Roberto Bacci l’attesa era più densa, dai giovani era vissuta come un’occasione per incontrare il mondo, per chi viveva a Santarcangelo significava vedere le scalinate del paese popolate con ragazzi e ragazze che dormivano per strada, la paura della droga e della sporcizia, alcuni non vedevano l’ora che finisse. Oggi la situazione è cambiata, quasi non ci si accorge, se non si è interessati, che c’è il Festival. Non irrompe nella vita, non è scomodo. Quello di Roberto Bacci era un progetto di invasione, Santarcangelo doveva essere scossa, interrogata, c’erano fuochi, gli attori si presentavano dalle finestre: era impossibile non parlarne. Dopo gli anni della sperimentazione la situazione è diversa, nonostante l’ultima edizione sia stata politicamente impegnata, utile e interessante, i biglietti da tempo finiscono presto, è un festival per gli addetti ai lavori, la città quasi non ha la possibilità di entrare in gioco.
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I due periodi di Santarcangelo

Per M.T. l’obiettivo del tempo era quello di portare il teatro negli spazi. T.Z. chiede se sia successo solo dopo Bacci o anche con Patino. Secondo M.T. fin dall’inizio è stato un Festival per la città non nella città, un teatro politico nel senso di comunione, cura, interesse per i luoghi. Anche se con Bacci i modi di applicare cambiano, il bisogno è quello di fare del teatro un atto sociale. M.T. parla di tre periodi del Festival: il primo, con l’influenza dalla sinistra del tempo, con un certo interesse per rapporto tra arte e politica del quale si discuteva anche dentro il Partito Comunista. Un teatro non scomodo, che provocava curiosità. Poi c’è stata, a partire da Bacci, l’invasione del teatro nelle piazze. Anni culturalmente importantissimi per Santarcangelo, «non era più acqua tiepida, era fuoco e vino». [dimentica di citare il terzo, che riprenderà in seguito, N.d.r.].
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Teatro da raggiungere, teatro nella città.

C.C. stimola una discussione sul teatro da raggiungere (quello di oggi) e il teatro nella città (quello di ieri). M.T. risponde che i giovani di un tempo erano fortemente condizionati dalla politica, il teatro era qualcosa che capitava nel percorso, non lo si andava a cercare, ma ti invadeva.
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Isole e città

T.Z. si interroga a proposito del clima di violenza politico, molto forte durante la fine degli anni Settanta: fino a che punto il Festival di Santarcangelo era un rifugio da quella realtà per chi da giovanissimo sceglieva il teatro? M.T. risponde approfondendo il concetto di isola, così come il rapporto tra corpo-spazio-territorio: dormire in piazza, stazionare in giro, era un modo per liberarsi, rassicurarsi, ri-colonizzare i luoghi. Il discorso vira sulla nozione di contemporaneità.

T.Z. stimola M.T. sul concetto di isola e di città a Santarcangelo. Per rispondere il testimone approfondisce il termine “isola” anche un punto di vista diverso: durante quest’ultimo periodo [il terzo dei tre periodi menzionati in precedenza, N.d.r.], Santarcangelo è un’isola, ma con l’accezione di solitudine, perché chi organizza, chi fa arte, non riesce nonostante gli sforzi a radicarsi nella città. Oggi chi abita a Santarcangelo non viene interrogato dal Festival, c’è distacco, prima c’era una vicinanza anche violenta.

 

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Quattro immagini

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T.Z. chiede quali siano le sue immagini del Festival durante il 1978. M.T. ne propone 4. La prima è uno spettacolo allo Sferisterio, durante i primissimi anni del Festival, preceduto dal discorso di Piero Patino e del Sindaco Romeo Donati, nel 1973: La Congiura dei Pupazzi, un grande palco, con uno sfondo bianco, le luci di scena, e una platea immensa. La seconda immagine è al Campo Sportivo di Santarcangelo, uno spettacolo di Dario Fo [Mistero Buffo, N.d.r.], c’erano solo le luci intorno al palco, il resto era al buio, fatta eccezione per il blu delle volanti della polizia. Terzo ricordo, illuminato a giorno, lo spettacolo del Living Theater incontrato a un angolo della città: una fiumana teatrale, di gente, trampoli, movimento e colori dal basso verso l’alto, con la preoccupazione e la gioia di non sapere dove andare. L’ultima immagine, la paura di grandi sfere di fuoco che precipitavano dalle scalinate di Piazza delle Monache, durante la Serata del Fuoco nel 1978.

 


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Interview Duration: 02:00:00

Registration Duration: 01:38:21

Format: Waw

Type: Audio

Language: Italiano

Subjects:

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Citation

Intervista a Turci Mario, di Cacciari Chiara e Zaccheo Tommaso, Santarcangelo, il 01/11/2024, Progetto “Festival Internazionale del Teatro in Piazza a Santarcangelo di Romagna”, Collezione Ormete (ORMT-15h), consultata in URL:< https://www.patrimoniorale.ormete.net/interview/intervista-a-turci-mario/ >, (data di accesso).

 



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