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Presentazione dei testimoni |
S.F. chiede a testimoni di presentarsi e raccontare brevemente la loro vita. Marco Pozzi abita a Castellarano, in Emilia Romagna, con la sua famiglia. È chimico alla Kerakoll. Suo fratello minore, Luca Pozzi, vive in Toscana, a Pietrasanta, sempre con la sua famiglia. È venditore di impianti per ceramica. |
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L’ inizio come maggiarini |
S.F. domanda ai fratelli l’inizio dell’esperienza come maggiarini. M.P. racconta che ha debuttato nell’anno 2000, a Romanoro, con Il Conte d’Altavilla, nella parte del buono Libano; anche se in realtà, ammette, cantava già da bambino, iniziando a soli dieci anni. Da allora non ha mai smesso di cantare. Marco canta da una vita e vari stili, fra cui il Maggio. L.P. inizia nel 1998 per il centenario della zia Beatrice Pozzi, cantando come paggio. Continua fino al 2006, quando si ferma, per poi ricominciare nel 2022. |
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Vivere il Maggio con gli occhi di un bambino: i ricordi dell’infanzia |
M.P. racconta della bellezza del Maggio visto con gli occhi di un ragazzo/bambino, spiega infatti che quando si inizia, da giovani, si preferisce stare con i coetanei per una questione di facilità nel fare amicizia. L.P. parla dei ricordi legati all’assistere al Maggio sin da piccoli, a cavallo fra gli anni Novanta. Spiega come i bambini restino molto affascinati dal mondo del Maggio con i suoi scudi, le spade e gli elmi. Altri ricordi, soprattutto con la Compagnia Val Dolo, sono quelli legati alle gite. Il Maggio, spiega L.P., era proprio una cosa della comunità. Qualcosa che adesso manca. M.P. continua ammettendo che soprattutto manca il pubblico tanto vasto di una volta. Questo perché prima i bambini venivano portati dappertutto nonostante naturalmente un bambino potesse annoiarsi vista la lunga durata del Maggio. Una volta «ti buttavano in mezzo». A questo proposito racconta che con dieci anni dovette fare la parte di Narciso nel Maggio La mano destra, proprio perché avevano bisogno di un bambino, a Gragnanella. Continua informandoci di quando fosse comune per la compagnia Val Dolo fare degli “scambi culturali” e recarsi in Toscana per cantare. |
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Il Maggio e lo scambio culturale in altre regioni |
S.F. chiede chiarimenti circa gli “scambi culturali” delle compagnie maggistiche. M.P. risponde che si andava in Toscana: le compagnie emiliane andavano in Toscana e quelle toscane venivano in Emilia Romagna, un vero e proprio scambio culturale. Aggiunge poi che il Maggio è prettamente dell’Appennino Tosco-Emiliano, pertanto si cantava a Gragnanella, Buti, e in Emilia Romagna a Cerredolo, Farneta, Romanoro, Morsiano, Novellano, Cervarolo, Gazzano, Pietravolta, Costabona, Rovolo, Val d’Asta «… c’erano compagnie sparse in ogni dove, purtroppo quello è andato un po’ a perdersi perché è cambiato il mondo in quel mentre.» Il Maggio, afferma, «è un retaggio di un mondo che non c’è più». Il suo massimo successo difatti lo ebbe negli anni Cinquanta, dopo la guerra, perché si aveva bisogno di vedere qualcosa di bello mentre si ricostruiva l’Italia. |
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Le cene del Maggio nei ricordi di Luca Pozzi |
S.F. si rivolge a L.P. circa i suoi ricordi d’infanzia. L.P. ricorda con piacere quel che avveniva dopo il Maggio: le cene. Tradizione che si è un po’ persa e che, afferma L.P., voler riportare nuovamente in vita. Durante le cene partivano le sfide canore. Pozzi ricorda Arnaldo Fontanini cantare Pavarotti a cappella durante una di queste cene, un ricordo «impressionante». |
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L’amicizia nelle compagnie maggistiche: il fondamento del Maggio |
L.P. ribadisce poi la bellezza dell’essere giovane, quando tutti erano dei ragazzi. Racconta di quando il leader della Compagnia dei Giovani di Romanoro, Mirco Tazioli, fece cantare tutti i ragazzi del posto e in seguito creò la compagnia. Alla fine si trattava di un gruppo di amici, nasceva così e ci si divertiva molto. M.P. segue il filo del discorso asserendo che effettivamente quel che è venuto a mancare nella Compagnia Val Dolo è proprio la magia che si creava tra gli amici, a causa del fatto che molti sono andati via o sono venuti a mancare. Spiega poi che l’importanza è anche (e soprattutto) nell’avere un leader, poiché costituisce il collante della compagnia. Nella Compagnia dei Giovani di Romanoro avevano Mirco (Tazioli) e nella Val Dolo Viviano (Chesi). Di base però c’è sempre l’amicizia, ribadisce L.P. «eravamo tutti amici e a loro volta i nostri figli sono diventati amici.» |
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Ricordo di Viviano Chesi |
I fratelli Pozzi concordano sulla bravura di Viviano Chesi come leader, considerandolo come “un colonnello”, “colui che faceva giocare la nazionale”, un “commissario tecnico”, che ha sempre fatto gli interessi dello spettacolo, senza favoritismi. L.P. dichiara: «Per me era una persona unica… una persona che manca veramente tanto!» Concordano sul fatto: ciò che più manca alla Val Dolo è proprio lui come persona. |
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Il Maggio tra rivalutazione culturale, pubblico e modifiche necessarie ai nuovi tempi |
M.P. continua riprendendo il discorso sulla volontà di recuperare la tradizione della cena, ricoinvolgere la comunità, portare i bambini ad assistere al Maggio e pertanto i genitori e in generale di aumentare il pubblico. Afferma che adesso il pubblico del Maggio è un pubblico anziano e che quindi si spera sempre in un rinnovo. L.P. non è d’accordo. Nomina la grande rivalutazione culturale del Maggio realizzata in Toscana, soprattutto a Buti. Lì, ci informa, si produce un Maggio diverso: il Vangelo secondo Matteo, ripreso da Pasolini, che coinvolge tutto il paese. Una cosa seria e molto impegnata. A Querceta anche c’è stata una serata di recupero e valutazione. È anche vero, afferma Luca, che la Toscana accede a più fondi della Comunità Europea rispetto all’Emilia Romagna. Inoltre insiste sulla necessità di alcune modifiche rispetto al Maggio: non più durare tre ore e deve essere più teatralizzato, lavorando di più sulla scena. |
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Diverse tonalità del Maggio |
M.P. ci informa che il tono del canto del Maggio può variare: nelle compagnie più antiche, i maggiarini cantavano generalmente in Do maggiore, mentre i fratelli Pozzi, con la Compagnia dei Giovani di Romanoro, preferiscono la tonalità di Si maggiore. La maggior parte delle compagnie odierne, tuttavia, opta per il Si bemolle, poiché questa tonalità risulta più comoda per cantare numerose quartine di seguito, permettendo una maggiore facilità nell’esecuzione. |
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Ancora sulle cene, sorta di «terzo tempo» dei Maggi |
F.S. chiede nello specifico delle cene del Maggio. M. P. ci informa che la cena veniva offerta dall’organizzatore dell’evento. Si cenava tutti assieme: pubblico e maggiarini, si beveva molto vino e c’erano sfide di canto. Afferma L.P. che la cena era una sorta di «terzo tempo» dove tutti facevano amicizia. |
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Apprendistato di un maggiarino |
F.S. chiede ai fratelli di parlare del loro apprendistato come maggiarini: come hanno imparato e chi gli ha trasmesso le abilità e competenze che posseggono. M.P. Parla di una base famigliare, di «orecchio». Aiuta ovviamente il fatto di avere qualcuno più anziano, in famiglia, e soprattutto accenna all’importanza di essere umile nell’apprendere e nel lasciare l’altro insegnare. Poi il resto si apprende con l’esperienza e diventa quasi un automatismo. |
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Le famiglie di maggiarini, di generazione in generazione |
F.S. chiede come è stato crescere in una famiglia di maggiarini. M.P. afferma che chiaramente il Maggio fa parte della loro vita da quando sono nati. L.P. ci dice che la tradizione del Maggio, in questa zona d’Italia, è un qualcosa di «fisiologico» dall’Ottocento. «Noi siamo la quinta generazione!» Racconta di come a invogliarli, oltre alla famiglia e in particolare al padre Mauro Pozzi e anche a Viviano Turrini, sia stato il leader Mirco Tazioli che, di fatto, ci dice L.P., fu il fautore della rinascita del Maggio fra i ragazzi più giovani. M.P. Parla del fatto che cantare non è facile poiché è proprio «rimettersi al giudizio degli altri», le prime volte si ha sicuramente paura, pertanto è una cosa che si fa se ci si sente di farla. Non deve essere un impegno, il Maggio è una festa. |
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Il primo Maggio cantato |
F.S. chiede del primo Maggio da loro cantato. Per M.P. è stato Il Conte d’Altavilla nel 2000 e per L.P. Lo Stagno della morte, nel 1998. |
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Cosa significa appartenere alla tradizione del Maggio |
F.S. chiede ai fratelli Pozzi cosa significa appartenere a una tradizione come quella del Maggio. M.P. afferma che significa «far parte di qualcosa più grande di te», ma che più di tutto è stare in una compagnia di amici in generale. Riferisce che non è tanto la tradizione il fattore più rilevante, quest’ultima infatti è fatta per cambiare, afferma. Ciò che resta è invece l’amicizia: «questo è il bello del Maggio.» |
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I tanti luoghi del Maggio |
F.S. chiede se il Maggio sia legato a un luogo specifico. L.P. risponde che, per lui, il posto più bello era casa di Pillo (Aldemiro Toschi), durante la festa della Befana. M.P. concorda, sottolineando che il Maggio non è mai stato legato a un solo luogo, ma si spostava. Ricorda l’emozione di quando si andò al Conservatorio Peri-Merulo (Istituto Superiore di Studi Musicali di Reggio Emilia e Castelnovo ne’ Monti), così come il matrimonio di “Fischio” (Paolo Costi), e ancora quando Arnaldo Fontanini, in gita a Siena, cantò dalla torre sopra la piazza del Palio. Quel momento rappresentava il Maggio, che non può essere confinato in un luogo specifico. Inoltre, il bisnonno Leonildo Pozzi cantò per la regina d’Italia, Margherita, moglie di Umberto II. |
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Gli oggetti del Maggio: l’elmo e lo scudo |
F.S. chiede se ogni fratello Pozzi possieda un elmo personale. M.P. risponde che l’elmo è quello di famiglia, un pezzo storico appartenente alla guardia civica del Duca Leopoldo II di Toscana, risalente circa al 1850. L’elmo di Arnaldo Fontanini proveniva invece dai corazzieri francesi. La maggior parte degli oggetti, spiega M.P., risale al 1850 ed è di grande valore, simile a pezzi da museo. I fratelli Pozzi discutono alcune differenze, come il fatto che l’elmo utilizzato nel Maggio della tradizione cristiana del 1700 non ha il “pennacchio” da carabiniere, ma delle fettucce di cotone. L.P. aggiunge che anche lo scudo è cambiato: oggi è in alluminio, mentre una volta era in ghisa. |
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Ricordo di Arnaldo Fontanini |
L.P. ricorda Arnaldo Fontanini come un “mito”, evocando il suo modo di cantare nel Maggio, specialmente nel ruolo di Miedo. Nonostante la sua statura fosse nella media, la magia del Maggio e la postura che assumeva lo facevano sembrare altissimo. «Faceva effetto!» sottolinea L.P. M.P. conferma che, infatti, venivano spesso affidati a Fontanini ruoli da gigante. Entrambi concordano sulla straordinarietà di Fontanini come maggiarino, riconoscendo la sua bravura indiscussa, anche se interpretava sempre i ruoli del “cattivo”, come in Miedo o in Marzo ‘44. Era uno dei migliori, capace di dare consigli preziosi agli altri su come interpretare al meglio le proprie parti. |
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I ruoli nella compagnia |
F.S. chiede informazioni sui ruoli all’interno della compagnia. M.P. spiega che lui e Roberta (Dieci) erano gli organizzatori, ma che Mirco Tazioli, il leader, era colui che decideva le parti per tutti, e questo sistema era più comodo. F.S. chiede quante persone fanno parte della compagnia al momento. M.P. risponde che sono 14 quelli che cantano, ma ci sono anche altri membri che fanno comunque parte del gruppo, pur restando “fuori” dal canto, come il padre Mauro Pozzi, che si occupa della parte musicale. M.P. aggiunge che ci sono ruoli importanti anche per chi non canta, come chi porta da bere durante l’esibizione, i suonatori, il vinaio e il buffone. Raccontano poi quanto si divertivano quando un maggiarino doveva interpretare una parte femminile e interagire con un altro uomo. In quei momenti, non si riusciva a restare seri. Ormai, queste tradizioni sono superate, e anche le donne possono cantare nel Maggio. L.P. riflette poi sulla figura del buffone, che oggi non esiste più. Era un ruolo difficile, poiché il buffone doveva improvvisare quartine per far ridere il pubblico. Dopo gli anni Cinquanta il buffone è andato sparendo. |
Interview Duration: 01:06:18
Registration Duration: 01:09:22
Format: mp3
Type: Audio
Language: Italiano
Subjects:
Original Document Placement:
- ICBSA, Via Caetani 32, 00186, Roma
- Museo Biblioteca dell’Attore, Via del Seminario 10, 16121, Genova
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Citation
Intervista a Pozzi Marco e Pozzi Luca, di Fontanini Silvia, Castellarano (RE), il 14/04/2023, Progetto “I Maggi drammatici: la Compagnia Val Dolo”, Collezione Ormete (ORMT-16e), consultata in URL:< https://patrimoniorale.ormete.net/interview/intervista-a-pozzi-marco-e-pozzi-luca/ >, (data di accesso).
Relation:
Bibliography:
