Intervista a Stella Piccioni

ORMT-11Mf 

00:00:00 – 00:07:18

Ronconi: uno di famiglia

 

 

S.P. Racconto degli inizi in teatro e dell’arrivo alla Scuola del Piccolo Teatro; racconto del provino; l’innamoramento per la scuola e per il lavoro di Ronconi, prima sconosciuto.

Ronconi come “uno di famiglia”, come un nonno. Sentimenti contrastanti, tutti insieme: affetto, paura, amore, odio, terrore, felicità. Poteva essere violento e burbero, direttissimo nel dire quello che vedeva. Scioccante ma anche amorevolissimo. Senza filtri.

R. insegnante e R. regista lavoravano nello stesso modo.

 

00:07:18 –

00:14:04

Concomitanza tra corpo e parola e stratificazione

 

S.P. Racconto delle esperienze formative negli spettacoli del Piccolo e nelle sue regie.

L’opera seria di Ranieri De’ Calzabigi (2007) e “l’inizio di tutto”.

Concomitanza necessaria e fondamentale di corpo e parola.

A.G. chiede come Ronconi portasse gli attori a “comprendere col corpo”.

S.P. “Lui era il corpo, lui era la voce. Faceva da modello”.

Il testo come mondo magico di mille possibilità infinite, tra cui sceglierne una.

La stratificazione: ogni giorno di prova una possibilità diversa, che progressivamente entrano nel corpo e nella testa. Il personaggio, come gli esseri umani, è fatto di pensieri contrastanti.

 

00:14:04 – 00:20:46

La libertà dell’attore e del corpo

 

 

 

 

 

 

A.G. chiede come avveniva la scelta di una tra le tante possibilità; quale spazio c’era per la libertà dell’attore

S.P. Visione di Ronconi impositiva ma anche estremamente libera. L’esempio di altri attori: gli attori bravi con lui erano quelli liberi, a cui lui stesso lasciava libertà, sapeva a chi lasciarla.

Dava una struttura precisa, una scatola, in cui l’attore poteva liberarsi. Dopo il debutto abbandonava lo spettacolo all’attore.

Racconto da L’opera seria: grande costrizione, poi la testa si spegne e il corpo prende sopravvento, ma è un corpo con tutte le informazioni. Si va insieme nella stessa direzione, che non è l’unica ma è giusta.

Racconto del lavoro con Maria Consagra: partitura fisica, prossimità al lavoro ronconiano rispetto all’approccio al testo, scomposizione fisica, stesso risultato.

 

00:20:46 –

00:25:40

Gli altri insegnamenti tecnici della scuola

 

00:25:40 –

00:32:33

Ronconi falegname; organicità

 

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A.G. Relazione del lavoro di Ronconi con gli altri insegnamenti “tecnici” della scuola

S.P. In Ronconi consapevolezza dell’importanza della tecnica ma anche talvolta contrasto con gli altri insegnanti. Marise Flach, Maria Consagra, Maria Abbondanza allineati con R. nella costruzione di un corpo attivo, foglio bianco.

La vocalità richiesta da R. andava invece in una direzione diversa rispetto agli insegnamenti della scuola e tradizionali. Richiedeva sforzo e ricerca sulle voci, forte investimento vocale, perché la lingua andava modificata. Voce difficile da sostenere, però allineata al corpo.

R. era un artigiano, un falegname del linguaggio che guidava l’attore istintivamente.

Racconto del lavoro su Girotondo di Arthur Schnitzler e sulle sue indicazioni sul lavoro fisico.

Capacità di osservazione di R., palestra di ascolto e reazione.

Lezioni che venivano registrate per “copiare” i suoi suoni. Aggettivo ronconiano è sciocco, imitare non aveva senso. Bisogna davvero scegliere in ogni momento, consapevolmente, e rendere “naturale”, o meglio reale. Rendere organico.

00:32:33 –

00:37:48

Un teatro viscerale

 

S.P. Teatro di R. definito non emotivo, ma il suo lavoro era molto emotivo, fatto di amore nella bellezza, di strazio, contemporaneità delle emozioni, effetto distaccato ma dentro pulsa tutto. La scelta poi è dello spettatore. Accennare e non dimostrare le emozioni.

Ricorda di lui “le facce e i testi”, l’emozione e l’empatia nel rifare un testo.

Scuola come luogo di grande emozioni.

Ricordo di Ronconi che fa Il re in ascolto (da Sotto il sole del giaguaro) di Italo Calvino.

Ogni cosa con R. era viscerale, non era possibile sedersi e stare a proprio agio. Tutto molto difficile nei termini di investimento personale e immaginazione. La sua cultura nutriva il suo mondo di immagini. Indagine umana.

 

00.37:48 –

00:45:25

Ronconi padre putativo

 

 

 

S.P. Partecipazione all’incontro “Tale padre, figli d’arte, discepoli e padri putativi” a Palazzo Reale (Milano). R. che dichiara che ha imparato l’esperienza di padre dal teatro. R. si prendeva cura, con anche la violenza di un padre.

Si creavano “simpatie”; da maestro avrebbe dovuto avere un’attitudine diversa.

Punto di condivisione tra Ronconi e Piccioni: le Marche come terra di origine e scelta. Rapporto semplice e diretto. Reverenza. Intorno un contesto molto “cerimonioso”. S.P. dice “ci siamo intuiti”.

S.P. scrive una lunga lettera dopo Il panico Rafael Spregelburd, sul loro rapporto e sulla bellezza dello spettacolo.

S.P. dice “Mi ha dato accesso alle chiavi del teatro”

 

00:45:25 – 00:56:30

Trasformazione; l’attore a lungo termine

 

A.G. chiede come si è declinata la pedagogia empirica di Ronconi nello specifico con S.P.

S.P. Trasformazione fisica. “R. ha visto in me una bellezza che corrispondeva alla mia vera natura”. R. le ha dato consapevolezza di sé e della propria sensualità, attraverso i personaggi che le venivano assegnati (donne forti, di carattere).

Per R. l’attore era a breve o lungo termine: S.P. dice che l’ha spinta a immaginarsi a lungo termine, a cercare di durare nel tempo.

Creava anche concorrenza.

 

00:56:30 – 01.01:00

Scelte testuali e profondità; dare movimento al pensiero

 

 

S.P. è stata critica con il teatro di R. e le sue scelte a un certo punto della sua carriera, ma ora capisce l’importanza di mettere in scena testi complicati (es. Il silenzio dei comunisti di Vittorio Foa, Miriam Mafai, Alfredo Reichlin; Itaca di Botho Strauss), perché c’è bisogno di profondità di pensiero, di ricerca, di studio. Coraggio e supponenza di R. nel metterli in scena, mosso da una necessità di riflettere sulla società.

Capacità “cinematografica” di R. nel fare teatro, direzionare lo sguardo dello spettatore.

Esaltante essere parte di questa capacità di dare movimento al pensiero.

 

01:01:00 – 01:09:57

“Tradimento” necessario

A.G. chiede cosa P. ha “tradito” dell’insegnamento di R.

S.P. Necessità di destrutturare per trovare un proprio linguaggio. A scuola si è sentita “un foglio bianco senza testa né corpo”, non c’era libertà.

Necessità di fare esperienza di un livello più concreto e realistico del teatro. Il teatro oggi è sempre più “piccolo”, cinematografico. Per rimpicciolire però è necessario arrivare da un principio più grande (quindi importanza della sua formazione).

Necessità di scardinare gli atteggiamenti fisici assorbiti a scuola (i disequilibri, la fisicità di R. stesso) e di trovare il proprio modo. Anche R. spingeva l’attore in questa direzione. Racconto della visione del Sogno di una notte di mezza estate di Shakespeare e del lavoro di Fausto Russo Alesi sul personaggio di Bottom, cui R. lasciò la libertà di essere in scena con il suo corpo e il suo modo. Piccioni ha cercato di fare lo stesso.

Ossessione per i troppi significati di un testo, ha dovuto scardinare anche quella.

 

 

 


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Interview Duration: 01:09:57

Registration Duration: 01:09:57

Format: mp4

Type: audio

Language: italiano

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Citation

Intervista a Piccioni Stella, di Gennari Alessia, Scuola del Piccolo Teatro di Milano, il 12/05/2025, Progetto “La memoria dei teatro. Luca Ronconi”, Collezione Ormete (ORMT-11Mf), consultata in URL:< https://www.patrimoniorale.ormete.net/../..>, (data di accesso).



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