| 00:00:00 | Presentazioni e introduzione |
| 00:00:36
Primo incontro e prime esperienze con il CUT |
L’intervistatrice, Roberta Gandolfi (RG), chiede all’intervistato, Silvio Di Fazio (SDF), di raccontare in che modo è entrato in contatto con il Festival Internazionale del Teatro Universitario (FITU) di Parma.
SDF spiega di avere iniziato a frequentare i corsi di teatro offerti dal Centro Universitario Teatrale (CUT) di Parma all’età di 17 anni, dunque intorno al 1968. Con lui quell’anno frequentavano anche suoi coetanei poi entrati stabilmente a far parte del gruppo teatrale universitario e di lì a breve Compagnia del Collettivo, come Tania Rocchetta, anche lei nata e cresciuta nella zona di Parma denominata dei “Prati Bocchi”, come il testimone. Non appena entrato nel CUT, interpreta un ruolo ne Gli Orazi e i Curiazi di Bertolt Brecht che il gruppo cominciò a montare nel quartiere popolare di “Montanara”, per poi portare lo spettacolo in tournée nelle spiagge della Romagna. |
| 00:02:40
Il FITU: ricordo della performance di Jean-Jacques Lebel e di Alvin Curran
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In qualità di membro del CUT, SDF partecipa anche ad almeno due o tre edizioni del FITU. La prima di cui ha memoria si svolse presso il Teatro Regio di Parma, dove assistette all’happening di Jean-Jacques Lebel ideato con il musicista Alvin Curran, il quale aveva “sonorizzato tutte le superfici” del palcoscenico grazie a vari strumenti sonori, con cui gli spettatori, che erano saliti sul palco, erano inviati ad interagire; poi venivano “incatenati e, con un sacco da bottegaio, incappucciati” per essere infine condotti fuori dal teatro e investire lo spazio urbano. L’intervistato ricorda divertito di essere stato tra coloro che guidavano gli incappucciati e il resto del pubblico fuori dal Regio. Ricorda anche che, in luogo di un imponente cartello di divieto di fumare, Lebel aveva fatto scrivere: “Vietato vietare”. |
| 00:05:44
Gli anni del teatro-tenda e Di Fazio fotografo ufficiale del FITU: le sue fotografie negli archivi parmensi. |
SDF ricorda anche la presenza della troupe Neue Bühne della Goethe Universität di Francoforte.
Aggiunge che dopo il 1968, il FITU non usò più il Regio per due anni perché il festival fu organizzato in uno spazio effimero, affittando un “Teatro Tenda”; in quegli anni lui fu il fotografo ufficiale del FITU In questo spazio ricorda di aver assistito ad un’altra performance di Alvin Curran. L’intervistato deplora la perdita di fotografie da lui realizzate in quegli anni e RG afferma che con buona probabilità queste foto sono depositate presso l’archivio del Teatro Due; Giulia Govi Cavani (GGC) aggiunge che alcune sono presenti anche presso l’archivio del Comune di Parma. Intervistato e intervistatrici discutono della possibilità di valorizzare il suo lavoro fotografico di quegli anni. |
| 00:08:31
In viaggio col CUT nei festival europei: un aneddoto da Wrocklaw, in Polonia. |
RG chiede come abbia iniziato a praticare la fotografia.
SDF spiega che in quegli anni, molto giovane, era stato influenzato dal film Blow-Up di Michelangelo Antonioni e racconta un aneddoto legato sia alla sua passione per la fotografia che alle tournées del CUT. Presente al festival di Wroclaw quando il gruppo teatrale parmense presenta L’eccezione e la regola, aveva chiesto alla guida che il governo polacco aveva loro affidato di portarlo in un negozio di macchine fotografiche per acquistare un apparecchio della marca Exakta, dal prezzo molto vantaggioso. Il giorno dopo, però, gli apparecchi erano tutti spariti, evidentemente la guida aveva informato le autorità polacche filo-sovietiche del suo desiderio di fare foto e li avevano ritirati.
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| 00:11:49
La formazione autodidatta, la scelta di non fare il fotografo di professione
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Spiega di essere stato un fotografo quasi del tutto autodidatta, anche se aveva ricevuto lezioni da un suo amico, assistente di Oliviero Toscani. Per due anni ha lavorato come fotografo di moda e di matrimoni a Parma (per le aziende Fragorni e Torraca, e alcune sue foto sono state pubblicate sulla rivista «Vogue»), ma queste attività, le uniche che permettevano di guadagnare con la fotografia, non gli interessavano. |
| 00:13:16
Gestore del Garibaldi Pub a Parma negli anni Settanta: concerti e performance |
L’intervistato ricorda che, mentre stava cercando un luogo dove aprire uno studio di fotografia, si imbatte in un locale di 240 metri quadrati in strada Garibaldi, proprio davanti al Complesso della Pilotta. In questo luogo interrato, precedentemente un centro scommesse, decide di aprire un locale jazz, una cave, che chiama il Garibaldi Pub. Il testimone afferma che il locale apre alla fine del 1972 e nel corso della serata di inaugurazione si esibisce Massimo Urbani, eccellente sassofonista paragonato a Charlie Parker, purtroppo morto molto giovane. SDF ricorda anche le esibizioni fino a notte fonda di Angelo Campori, le performance teatrali di Lucia Poli, gli spettacoli di una compagnia di Roma di cui ricorda solo il nome di uno dei membri, Gianfranco Varetto (ndr., si tratta con ogni probabilità del Teatro Autonomo di Roma). SDF prese anche parte a delle performance poetiche con Adriano Spatola, con Corrado Costa e con Didi Bozzini, poi evoca i concerti di Juan Carlos “Flaco” Biondini. |
| 00:16:05
Il movimento e il teatro omosessuale a Parma e altri ricordi del Garibaldi Pub |
L’intervistato spiega di aver ospitato un gruppo, poi diventata una compagnia teatrale, composta solo da omosessuali maschi, di cui faceva parte anche Mauro Coruzzi, in arte “Platinette”.
RG chiede quali siano stati gli anni di attività del locale e l’intervistato risponde che il Garibaldi Pub era aperto dal 1972 al 1976 (ndr., più avanti nel corso dell’intervista SDF si correggerà indicando che questo locale fu aperto nel 1976 e chiuso nel 1982) SDF chiede se dietro le sue foto trovate negli archivi vi sia l’indicazione della data, a risposta affermativa aggiunge che in quegli anni probabilmente alternava l’attività di gestore di quel locale a quella di fotografo, anche del FITU. |
| 00:17:11
La programmazione musicale al Garibaldi Pub, locale di riferimento per il festival del cinema di Monticelli Terme, per la stagione teatrale e le compagnie di passaggio a Parma. |
L’intervistato spiega come il suo locale abbia accolto i più vari tipi di musica, dal folk “tex-mex” fino alla musica classica, passando per il jazz. Inoltre, il locale “dava da mangiare” ai partecipanti del festival del cinema di Monticelli Terme che si trasferirà a Salsomaggiore.
Ricorda anche i concerti con il violinista Flavio Biondi. RG chiede quali fossero i rapporti tra il suo locale e i partecipanti o organizzatori del FITU. SDF risponde che c’erano rapporti con la scena teatrale, ricorda che quando al Teatro Regio fu ospitata una rassegna dedicata a Leo De Berardinis, l’artista e la sua troupe frequentarono il suo locale, anche perché si trovava vicino al teatro. Sottolinea che il Garibaldi Pub, tra i primissimi in Italia, dopo i locali di Rimini, serviva della birra alla spina, allora poco conosciuta in Italia. Nomina la marca Löwenbräu e evoca aneddoti.
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| 00:19:53
Il lavoro come tecnico e responsabile luci per il CUT: dettagli a proposito de L’eccezione e la regola |
Nel viaggi del CUT ai festival di Zagabria, Wroclaw o Erlangen, SDF si occupava di gestire la concezione e la realizzazione delle luci, in particolare per Uccellacci e uccellini e L’eccezione e la regola, mettendo così a frutto il suo diploma di elettrotecnico.
Da adolescente la sua predisposizione per la matematica andava di pari passo con una grande passione per la letteratura, letture di Cesare Pavese, Luciano Bianciardi, Fëdor Dostoëvskij, Jean-Paul Sartre, Italo Svevo, Lev Tolstoj… Il testimone descrive la disposizione di una scena de L’Eccezione e la regola dove, sullo sfondo, doveva essere evocato Urga e, sul proscenio, un deserto, e spiega come abbia saputo ricostruire l’effetto del deserto e del caldo con le luci, alternandolo con l’effetto città, per il quale inventò la prima luce stroboscopica mai realizzata per uno spettacolo teatrale. Un macchinario faceva ruotare in modo sicuro e controllato una luce che illuminava la città di Urga, che la scenografia rappresentava come moderna, puntellata di grattacieli. |
| 00:23:07
La maturità e il tema su Cesare Pavese; il doppio impegno come studente e come membro del CUT. La militanza civile e politica |
Ricorda che per la sua maturità espose una tesina su Cesare Pavese che contrastava con un reportage pubblicato dall’Espresso, da lui giudicato troppo agiografico.
Tuttavia, la sua frequentazione del Liceo professionale rischiava di essere compromessa per le troppe assenze dovute al suo impegno in quanto membro del CUT. Ricorda anche di aver convinto “circa 1.000-1.500 studenti dell’ITI” a manifestare per la liberazione del resistente greco Alexandros Panagulis e in contestazione del regime greco “dei Colonelli” e aggiunge di aver preso parte anche ad altre contestazioni. Anche questo suo impegno aveva messo in pericolo la sua ammissione all’esame finale di maturità. |
| 00:25:56 L’allontanamento dal CUT- Compagnia del Collettivo |
A partire da uno spunto di RG, l’intervistato spiega di aver preso attivamente parte come tecnico luci ai soli due spettacoli già menzionati poiché, rapidamente, iniziò a non sopportare il clima dell’ensemble, ormai diventato Compagnia del Collettivo-CUT, il settarismo del gruppo e le divisioni interne. Nomina le figure di Luigi “Gigi” Dall’Aglio e di Walter Le Moli. Del resto ritiene che solo lo spettacolo Orazi e i Curiazi fosse davvero “nuovo”, mentre gli altri erano meno interessanti; comunque vi interpretò piccoli ruoli quali quello del locandiere ne L’Eccezione e la regola, indossando un costume cucito dal padre, di professione sarto. |
| 00:27:57
La partecipazione ad un seminario con l’Odin Teatret a Parma e la scoperta del lavoro di Pina Bausch a Nancy |
In quello stesso periodo ricorda di aver partecipato ad un seminario condotto da Eugenio Barba, con l’Odin Teatret, organizzato per una settimana o quindici giorni dalla cattedra di Storia del Teatro dell’Università di Parma presso il ridotto del Teatro Regio.
Aggiunge di aver sempre amato l’avanguardia e di aver visto al festival di Nancy la versione de L’Opera da tre soldi del Tanztheater Wuppertal diretto da Pina Bausch [ndr. In realtà Tanztheater è a Wupertal nel 1979 ma con altro programma]. Propose alla Compagnia del Collettivo di invitare questa istituzione a Parma; ragionando sulle date di questi eventi, rettifica quella del periodo di attività del Garibaldi Pub: fu aperto dal 1976 al 1982, dunque subito dopo la fine del FITU. |
| 00:30:33
Anni Settanta : Di Fazio fotografo di festival di teatro (FITU) e di musica jazz, da Châteauvallon ad Umbria Jazz. La collaborazione con «Musica Jazz»
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Conferma di essere andato a Nancy per conto proprio e non nel corso di una tournée della Compagnia del Collettivo. L’idea di quel viaggio venne ad un amico per assistere ad un festival di jazz che si teneva in Francia, a Châteauvallon, nel 1972. Lì prese in foto grandi musicisti come Archie Shepp, Ornett Coleman e Anthony Braxton e venne avvicinato da una persona che gli chiese se volesse inviare delle foto ad una rivista italiana, «Musica Jazz»: doveva evidentemente aver capito che SDF sapeva come fotografare i musicisti, da lontano, su un palco relativamente poco illuminato e usando i mezzi tecnici dell’epoca. Così incontrò il direttore Arrigo Polillo, che pubblicò le sue foto su «Musica Jazz» e lo ebbe come fotografo dei migliori festival di jazz in Italia, a partire da Umbria Jazz: non veniva pagato dalla rivista ma poteva profittare dell’accredito e del rimborso spese. |
| 00:34:29
La passione per la fotografia nella frequentazione dei festival e ricordi di Zagabria |
RG chiede a SDF che ricordi abbia dei molti festival che ha attraversato negli anni Sessanta e Settanta.L’intervistato risponde che il suo sogno era diventare fotoreporter, ed oltre a Blow-Up ricorda anche un’altra pellicola per lui importante, sempre di Antonioni, Professione reporter.
Ricorda che i festival erano esaltanti, eccitanti, anche se dopo la settimana del FITU “andava in depressione”, preso dalla nostalgia per quell’ atmosfera. GGC chiede a SDF se sia stato a Zagabria, l’intervistato ricorda benissimo il dopo festival, in particolare le escandescenze di un membro del teatro universitario Jugoslavo. Intervistato e intervistatrici ricordano divertiti anche la figura di Ante Rumora, membro del teatro universitario di Zagabria di cui anche il testimone Alberto Rusconi ha raccontato degli aneddoti. |
| 00:38:37
Parma, “una piccola città pettegola” |
SDF afferma che la sua aspirazione era “girare”, ovvero viaggiare e conoscere luoghi e persone nuove: “Come si può stare bene a Parma, questa piccola città pettegola?!”. Spiega che il locale che aveva aperto in Strada Garibaldi fu abbandonato e nessuno degli enti o associazioni locali, né l’Associazione Ricreativa e Culturale Italiana (ARCI) nè il Partito Comunista Italiano (PCI), gli propose di continuare altrove l’esperienza. |
| 00:39:50
Il Dams a Bologna e la tesi di laurea |
SDF intanto frequentava il corso di Discipline delle Arti, Musica e Spettacolo (DAMS) dell’Università di Bologna e si laureò con la votazione di 110 con lode e la dignità di stampa, purtroppo la chiusura della Casa editrice Il Castoro non ha permesso di realizzare la pubblicazione.
La sua tesi riguardava la fotografia nel cinema con un focus su Vittorio Storaro, che aveva intervistato per circa otto ore. Tuttavia, la sua ambizione era di intervistare molti più Direttori della fotografia per capire il loro rapporto con i registi e con la regia filmica. |
| 00:41:23
Il lavoro presso il centro audiovisivi dell’Ospedale di Parma, il video per gli 800 anni dell’Ospedale Vecchio |
L’intervistato racconta di essersi successivamente sposato e di aver trovato un lavoro stabile presso il centro audiovisivi dell’Ospedale di Parma. Trasmetteva dalla sala operatoria le immagini degli interventi verso il centro congressi oppure le diffondeva in streaming e in collegamento web con altri ospedali. Ha anche realizzato un video celebrativo degli 800 anni della fondazione dell’Ospedale Vecchio, sito in Via D’Azeglio (evoca la figura di Rodolfo Tanzi). Su invito di una équipe di chirurghi pediatrici si è recato per 15 giorni in Bangladesh per documentare il loro lavoro in quel contesto. Aggiunge che il fratello della sua ex moglie era missionario in Bangladesh. |
| 00:44:20
Assunto come fotografo del FITU negli anni Settanta, ultime tre stagioni. |
RG chiede di ritornare sull’esperienza del testimone come fotografo della Compagnia del Collettivo-CUT e del FITU.
SDF, chiedendo in quali anni il CUT sia diventato un collettivo, ricorda di essere entrato nel gruppo nel 1969 ma di aver poi sempre continuato a seguire le sue attività in qualità di fotografo, chiamato direttamente dal direttore del FITU Alberto Rusconi in qualità di fotografo ufficiale del festival, ricevendo un pagamento forfettario di 80.000 lire che copriva la durata della sua attività durante i 4 o 5 giorni della manifestazione. |
| 00:46:17
Ricordi del Festival Inteatro di Polverigi |
Su sollecitazione di RG, il testimone dice di ricordare bene più che altro le performance già citate di Lebel e di Alvin Curran, il quale si esibì anche nel suo locale il Garibaldi Pub.
Si ricorda del lavoro dello Squat Theatre ma si rende contro di aver visto questo spettacolo al Festival di Polverigi, che lui ha molto frequentato sia come fotografo, sia in virtù della sua amicizia con Domenico Mancia, importante neurologo a Parma e sindaco di Polverigi (con lui si laureò anche l’ex moglie di SDF). A Polverigi ricorda di aver assistito all’esibizione di una famosa compagnia di danza asiatica. |
| 00:49:30
Un ricordo della troupe Kaloum Tam-Tam |
Siccome era più attento a catturare le singole immagini degli spettacoli, SDF ha poca memoria dell’integralità delle opere viste.
Su sollecitazione di RG, l’intervistato ricorda che abitava in una casa a Vicomero, una frazione di Parma (era uscito di casa diciassettenne) e ricorda una festa da lui, 30 o piu persone, una troupe di colore, suonavano i tamburi, forse il gruppo Kaloum Tam-Tam. In generale, il testimone ricorda che il FITU era “uno stimolo continuo” anche in ragione delle novità che vi erano presentate, lontane da un “teatro paludato”. |
| 00:51:47
La ricezione del FITU in città negli anni Settanta
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RG chiede se il testimone distingua tra l’atmosfera interna al CUT, da lui definita in precedenza “criptica”, rispetto a quella generata dal FITU, più aperta?
SDF conferma e, in generale, la selezione delle compagnie programmate nel festival era trasparente e pensata per invitare le compagnie migliori. Aggiunge anche che il festival è stato vissuto come “una ventata di nuovo”, senza riscuotere opposizioni moralistiche particolari da parte dei parmensi. |
| 00:53:57
Ricordi di compagnie, teatri e personalità incontrate; l’amica Lucilla Zanazzi |
Ricorda di aver fotografato Rosanna Chiessi a Reggio Emilia e anche di aver visto gli happening e le performance del gruppo di artisti Fluxus.
Ha assistito al lavoro del Théâtre Onze, di Losanna, conosciuto forse al FITU ma più probabilmente a Nancy; ricorda un loro spettacolo “curiosissimo”, realizzato su un battello nel lago di Losanna, che vide di ritorno da Nancy insieme con l’amica Lucilla Zanazzi. Zanazzi era anche amica [ndr., o compagna, non è chiaro] di Renato Nicolini, l’assessore inventore dell’”Estate romana”, che in quegli anni frequentava Parma; era vicina a de Berardinis ed era amica anche del pittore Remo Gaibazzi. |
| 00:57:38
Gli artisti di teatro più amati |
Ricorda di aver assistito a The Deafman Glance di Bob Wilson a Firenze, uno spettacolo meraviglioso. Preferiva le opere di de Berardinis a quelle di Carmelo Bene, “troppo gigione”. |
| 00:59:29
L’ambizione culturale del Garibaldi Pub e le retrospettive cinematografiche in collaborazione con le ambasciate americane e francesi |
Rimpiange di non aver intrapreso la professione del manager e dell’organizzatore teatrale, anche se ha in parte svolto quel ruolo negli anni di gestione del Garibaldi Pub. Ricorda di aver proiettato tutta la filmografia di Andy Wharol, un po’ sull’onda del festival cinematografico di Monticelli ma anche perché in quegli anni l’ambasciata americana sosteneva la diffusione dei film di Wharol. In collaborazione con l’ambasciata francese propose invece una retrospettiva su Jean Vigo. Il pubblico interessato a queste attività culturali era però davvero poco e a lui non interessava fare semplicemente l’oste. |
| 01:02:35
I locali parmensi associati all’ ARCI negli anni Settanta e Ottanta |
A partir da una domanda di RG, SDF spiega che il suo locale non era affatto una sala da ballo come il Piper a Roma. In tal senso ricorda un locale di Parma che aprì dopo il suo, il Macondo, che da sala per concerti diventò più simile ad un locale dove bere e mangiare con sottofondo musicale; ricorda anche Fuori orario, un altro circolo ARCI. Questi locali erano affiliati all’ ARCI, anche il suo Garibaldi Pub, perché ciò permetteva di ottenere facilmente la licenza per somministrare alcolici e cibo. Aggiunge che all’epoca non era nemmeno necessario tenere la contabilità. |
| 01:05:29
I circoli ARCI del dopoguerra e i nuovi locali di aggregazione giovanile a Parma negli anni Settanta, dal Garibaldi Pub al Picasso |
RG chiede dei circoli ARCI, il testimone spiega che queste associazioni nascono fin dal dopoguerra come circoli ricreativi e luoghi di aggregazione sociale, si giocava a carte ecc. (nomina il Circolo Arci Arturo Toscanini); molto diversi i locali aperti nei Settanta, anche se affiliati all’ARCI aggregavano altre persone e in altri modi, attraverso la musica dal vivo. Ricorda anche l’apertura di un altro locale, il Picasso, luogo di ritrovo della comunità gay parmense. |
| 01:07:58
Parma seconda metà anni ’70 fra fine del FITU, festival del cinema di Salsomaggiore, e altri eventi di rilievo |
RG chiede se la città di Parma sia stata indifferente alla chiusura del FITU nel 1975.
L’intervistato crede che vi fosse un problema principale di mancanza di finanziamenti pubblici però, secondo lui, era il clima generale che stava cambiando. Questa trasformazione l’ha percepita soprattutto frequentando il festival del cinema di Salsomaggiore: l’interesse andò scemando, malgrado la programmazione di opere importanti come Down by law di Jim Jarmush che era venuto in Italia per la presentazione; c’era poi Roberto Benigni, SDM critica aspramente i suoi ultimi film. In quegli anni (fra Settanta e Ottanta) ricorda a Parma anche Dario Fo e i suoi dibattiti post-spettacolo, Bernardo Bertolucci… |
| 01:12:09
La Parma della prima metà anni Settanta vista da lontano (da Bologna) |
RG chiede ancora della Parma degli anni Settanta, il testimone si rende conto di non avere dei ricordi chiari anche perché in quegli anni ha molto frequentato Bologna, dove aveva una fidanzata, ed era anche amico dell’allora direttore dell’Arena del Sole, Paolo Cacchioli, affiancato da Bruno Damini anche lui amico di SDF. Ricorda di aver visto spettacoli molto belli in quel teatro in quegli anni. |
| 01:14:43
Dov’era il Garibaldi Pub? |
GGC chiede dove fosse ubicato il Garibaldi Pub e SDF spiega che era in Via (o Strada) Garibaldi, nell’attuale sede della Galleria della Steccata, un locale che definisce un caveau e su sollecitazione di RG spiega che il suo locale era più che altro un club jazz su modello di quelli parigini. L’intervistato pensa anche a locali analoghi a New York. |
| 01:16:35
Modi della mobilità giovanile in Europa: racconto di un lungo viaggio low budget |
Il testimone racconta di un viaggio di due mesi con Bruno Damini iniziato per andare a degustare vini nella Valle del Reno che, in realtà, terminerà a Capo Nord passando per l’Olanda, Copenaghen, Stoccolma, Oslo e la Finlandia. Al rientro restò un mese a Parigi grazie alla conoscenza di un giovane francese incontrato per caso in un bistrot che accettò di ospitarlo; queste forme di ospitalità erano comuni e lui stesso ha in seguito ospitato altre persone. |
| 01:20:31
Altro viaggio in Spagna e in Portogallo ai tempi della dittatura franchista |
Ricorda un suo altro amico e collaboratore del Garibaldi Pub, di nome Livio, appassionato di musiche che oggi forse definiremmo etniche o “world music”, come la “tex-mex”; con lui realizzò un viaggio nella penisola Iberica, prima in Spagna, ancora sotto la dittatura di Francisco Franco, poi in Portogallo dove il dittatore António de Oliveira Salazar era appena morto. Aneddotto dell’ubriacatura di Livio a Salamanca e conseguente loro espulsione dalla Spagna franchista. |
| 01:29:34
1970: il primo viaggio al festival di White e la passione perdurante per il viaggiare |
Nel 1970, racconta di essere stato al Festival dell’Isola di Wight, partendo con due macchine Mini Minor. Anche in quell’occasione scatta delle foto ma soprattutto vive una prima esperienza di un festival alternativo e di musica degli anni Settanta dove è andato con altri amici (non con un gruppo organizzato come il CUT).
La passione per i viaggi non ha comunque abbandonato il testimone che, ancora oggi, continua a viaggiare con una sua barca, fino a pochi anni fa a vela e, da pochi, viaggiando a motore. |
| 01:32:58 | Conclusione |
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Vai alla Scheda Biografica
Interview Duration: 02:00:00
Registration Duration: 01:33:07
Format: mp3
Type: Audio
Language: Italiano
Subjects:
Original Document Placement:
- Dipartimento Discipline Umanistiche, Sociali e delle Imprese Culturali (DUSIC), Università degli Studi di Parma
- Museo Biblioteca dell’Attore, Via del Seminario 10, 16121, Genova
- ICBSA, Via Caetani 32, 00186, Roma
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Citation
Intervista a Di Fazio Silvio, di Gandolfi Roberta e Govi Cavani Giulia, Parma, il 01/04/2025, Progetto “Il teatro dei festival tra locale e globale (PRIN 2022)”, Collezione Ormete (ORMT-13s), consultata in URL:< https://patrimoniorale.ormete.net/interview/intervista-a-di-fazio-silvio>, (data di accesso).
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