Intervista a Cappelli Natalino

ORMT-15d

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Introduzione, primi ruoli nel festival

N.C. racconta i primi anni del Festival. Spiega che l’iniziativa venne presentata dal sindaco dell’epoca Romeo Donati come evento turistico per attrarre visitatori dalla Riviera, ma in realtà voleva dare continuità agli ideali culturali e sociali del Sessantotto. N.C. aggiunge che Piero Patino accettò di organizzare il Festival a Santarcangelo nonostante le difficoltà economiche e logistiche: il comune forniva supporto strutturale e logistico, mentre il direttore si assumeva gli oneri finanziari, ricavando eventuali utili dagli incassi. N.C. ricorda alcuni aneddoti che mostrano la dedizione e le difficoltà di Patino, come l’episodio del quadro dato in garanzia in banca o i finti manifesti funebri per sfuggire ai creditori. N.C. aggiunge che il gruppo operaio del comune inizialmente collaborava con entusiasmo, ma col tempo nacque la necessità di una figura stabile di riferimento. Venne così nominato segretario del consorzio, incarico che ricoprì per circa due anni (1980-1981), fino all’assunzione a tempo pieno di Giovanni Ravazzani. Dopo aver lasciato formalmente il ruolo, N.C. continuò a fungere da interfaccia tra il comune e il Festival, agevolando pratiche e autorizzazioni grazie alla sua conoscenza della macchina amministrativa e ai rapporti consolidati come ex sindaco e come responsabile del progetto informatico comunale.
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Teatro e politica

T.G. chiede del rapporto tra politica e teatro negli anni Settanta e durante la direzione Bacci. N.C. afferma di aver vissuto questa relazione positivamente: il teatro offriva riflessione, dialogo e aggregazione, più che semplice spettacolo, attirando anche il mondo accademico grazie al Dipartimento di Arti, Musica e Spettacolo – Università di Bologna (DAMS) e alla guida di Patino. Sottolinea l’importanza e la difficoltà della scelta dei direttori artistici, oggi effettuata tramite bandi internazionali molto partecipati.
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San Leo e Santarcangelo

B.T. chiede a N.C. se il Comune di Santarcangelo e quello di San Leo avessero collaborato alla realizzazione del Festival durante il periodo 1975-1980. N.C. risponde che il Comune di San Leo aveva manifestato la volontà di entrare nel consorzio del Festival, ma ciò non fu possibile a causa di ostacoli burocratici: all’epoca, infatti, San Leo apparteneva ancora alla regione Marche, e tale condizione rendeva complessa una partecipazione formale a un organismo dell’Emilia-Romagna. Per ovviare a tale difficoltà, fu creata una formula alternativa, definita “osservatorio”, che permetteva comunque di assistere ai lavori e di seguire da vicino le attività del consorzio.

N.C. spiega che in quegli anni, sotto la direzione di Bacci, si cercava di ampliare il raggio d’azione del Festival coinvolgendo altri comuni limitrofi. Sul piano istituzionale, tuttavia, N.C. precisa che non vi furono collaborazioni formali tra i due comuni, racconta però che, a causa delle tensioni e dell’attenzione mediatica attorno al Festival, San Leo ospitò in due occasioni incontri riservati tra i membri del consorzio, i direttori artistici e altri soggetti coinvolti, con l’intento di dirimere contrasti interni e ricomporre le divergenze.

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1978: la città

T.G. chiede a N.C. come fosse il rapporto con la cittadinanza durante la direzione di Bacci al Festival di Santarcangelo. N.C. risponde utilizzando quella che definisce “teoria degli squilibri”: a volte, per ottenere risultati significativi è necessario creare uno squilibrio temporaneo, spingendo su un aspetto anche a costo di sacrificare l’equilibrio generale. Applica questa logica al Festival, sostenendo che se Bacci avesse introdotto il suo progetto in modo graduale e “gentile”, chiedendo alla cittadinanza il permesso di portare il teatro nelle strade e nelle case, probabilmente non avrebbe raggiunto alcun risultato. Ricorda episodi in cui i cittadini lamentavano la presenza costante di gruppi sotto le finestre o davanti ai garage, e le numerose segnalazioni ai carabinieri per disturbo, ma se una parte della popolazione reagì con fastidio, la grande maggioranza accettò e apprezzò quel cambiamento, riconoscendo nel Festival un’esperienza capace di rinnovare profondamente la comunità.
 

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Autonomie

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Spinto dalle intervistatrici N.C. riflette sulle differenze tra il passato e il presente, osservando come, nel corso degli anni, Santarcangelo e il suo Festival abbiano conosciuto un’evoluzione analoga a quella di molte realtà autonome, capaci di crescere partendo da zero. Ricorda tuttavia che, negli anni Settanta, la dimensione politica rimaneva comunque rilevante, in particolare per l’influenza del Partito Comunista Italiano (PCI). Spiega che Bacci, pur già presente a Santarcangelo nel 1977, ebbe bisogno di un sostegno politico per essere nominato direttore del Festival. A quell’epoca, il PCI manteneva una struttura fortemente gerarchica e vigilava sulle scelte culturali, pur senza intervenire direttamente nella gestione. N.C. racconta che la Federazione del partito, tramite l’allora responsabile alla cultura, si informò sul profilo di Bacci rivolgendosi ai vertici nazionali per ricevere conferma della sua affidabilità e competenza. Ottenuto un riscontro positivo, Bacci venne approvato e nominato. Conclude osservando che da quelle dinamiche iniziali sono poi maturate nuove modalità di selezione e di gestione culturale, più autonome e indipendenti dalla politica, segno di un’evoluzione progressiva del rapporto tra istituzioni e mondo artistico.
 

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Ingerenze

T.G. chiede a N.C. i rapporti della geografia politica a livello locale e nazionale.

N.C. spiega che il clima del tempo rifletteva le tensioni nazionali, segnate dal movimento dell’autonomia e dal riflusso politico post ’77, con particolare riferimento alla realtà bolognese dove gli autonomi erano molto forti e in conflitto con il PCI. Anche lui, racconta, aveva una posizione critica verso il partito, ma decise di iscriversi comunque al PCI per poter fare politica in un contesto locale dove i movimenti non avevano attecchito e quella era l’unica forza di riferimento per la sinistra. A livello locale, riferisce, la situazione fu gestita con equilibrio grazie alla figura di Romeo Donati. N.C. ritiene che il Festival stesso abbia contribuito a questa “tolleranza attiva”, favorendo una convivenza tra idee e appartenenze anche distanti. Racconta che le discussioni tra Donati e Bacci, spesso animate, erano sempre basate sul rispetto reciproco: da una parte l’idealismo militante di Bacci, dall’altra la curiosità e la volontà di comprendere un mondo culturale nuovo da parte di Donati. N.C. conclude affermando che, pur in una fase di trasformazione politica e sociale, a Santarcangelo non si registrarono forti tensioni. I cambiamenti furono percepiti più come un processo naturale di crescita collettiva e personale che come una frattura. Aggiunge che anche altre figure del periodo, come Antonio Attisani, mantennero un atteggiamento critico ma indipendente, contribuendo a un ambiente di dialogo più che di scontro.

01:06:57 Alla domanda sui luoghi del Festival più significativi, N.C. risponde che per lui tutti gli spazi di Santarcangelo hanno un valore particolare, ma quelli del centro storico restano i più evocativi. Cita le grotte, Piazza delle Monache e lo Sferisterio come luoghi simbolici, carichi di storia e di fascino.

Ricorda inoltre un episodio recente in cui, a causa del maltempo, si rese necessario trovare all’ultimo momento una nuova location per uno spettacolo: un campo di grano appena mietuto, a pochi chilometri da Santarcangelo. Descrive l’iniziale scetticismo nei confronti di quella scelta, poi rivelatasi sorprendentemente felice.

La forza del Festival, afferma, è sempre stata quella di saper reinventare i luoghi — anche i più improbabili — trasformandoli in palcoscenici vivi, dove arte, città e comunità continuano a fondersi.

 


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Interview Duration: 02:00:00

Registration Duration: 01:20:25

Format: Waw

Type: Audio

Language: Italiano

Subjects:

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Citation

Intervista a Cappelli Natalino, di Accau Sabrina, Gussman Tancredi, Torinetto Barbara, Santarcangelo, MUSAS, il 01/11/2024, Progetto “Festival Internazionale del Teatro in Piazza a Santarcangelo di Romagna”, Collezione Ormete (ORMT-15d), consultata in URL:< https://www.patrimoniorale.ormete.net/interview/intervista-a-cappelli-natalino/>, (data di accesso).



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