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Introduzioni e primi incontri
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Introduzioni, origini e dettagliata storia privata del testimone. C.L. chiede a proposito del primo incontro con Santarcangelo. F.B. racconta della sua vocazione di organizzatore, e dell’amore più per il cinema che per il teatro, comprende il ruolo del regista tramite i cineforum, ma il primo spettacolo a diciassette anni lo delude. La consapevolezza arriva più tardi, forse con l’Estate Romana di Flavio Nicolini, nel 1976, durante il suo periodo di militare, a Roma, dopo essere entrato nella federazione riminese del Partito Comunista Italiano (PCI). |
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I primi Festival |
La conversazione viene riportata sul Festival di Santarcangelo, F.B. racconta di aver visto più distrattamente le prime edizioni, e di un articolo che scrisse come inviato de «L’Unità», dopo aver visto Volpone, del Collettivo di Parma. Il tema dell’articolo era l’unione tra il Festival e l’antifascismo: all’epoca il Festival era a tal punto legato al PCI che i responsabili nazionali di partito intervenivano direttamente durante l’evento.
Il discorso torna sull’Estate Romana dove ha l’occasione di vedere, tra gli altri, Cecilia Mangini, Gigi Proietti, Carmelo Bene. |
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Patino e Bacci |
Stimolato da C.L. il testimone approfondisce la differenza tra la direzione di Piero Patino e quella di Roberto Bacci. A tal proposito fa riferimento a un manifesto pubblicato dal Sindaco Romeo Donati, il 17 maggio 1978, un documento che dichiara tutte le nuove caratteristiche del Festival, incluso l’Istituto di Cultura Teatrale (ICT), che viene promesso due mesi prima del Festival, e realizzato con la municipalizzazione del Teatro di Ventura.
Le promesse di questo manifesto, testimonia F.B., sono state mantenute: presenza in loco degli artisti, disseminazione nel territorio, teatro ricavato dalla città e non il contrario. F.B. definisce Bacci un grande regista di festival, al contrario Patino arrivava come un «disco volante» con la sua organizzazione romana e con un prodotto preconfezionato. Aggiunge poi che Bacci venne incaricato un anno prima, nello stesso anno in cui, non casualmente, organizza un viaggio a Holstebro, insieme al Teatro Tascabile di Bergamo con Renzo Vescovi, il Teatro Potlach di Fara Sabina con Daniela Regnoli e il Teatro di Ventura. |
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01:18:00
La serata del fuoco, il tempo della festa |
Racconto dettagliato della serata inaugurale del fuoco, nel 1978 a Piazza Ganganelli, mai stata precedentemente utilizzata perché enorme. Sotto luce del giorno che cala, in un momento di passaggio tra giorno e notte, attraverso la folla che riempie la piazza, avanzano su trampoli sovrastando la folla tante maschere della commedia dell’arte terrorizzanti. F.B. cita anche i botti napoletani, che a differenza dei fuochi d’artificio non sono fantasmagoria di colori, il loro unico scopo è intimorire.
Solo due mesi prima era stato ucciso Aldo Moro, R.S. sottolinea la possibilità di un terrore stimolato non solo dallo spettacolo ma dal contesto nel quale lo spettacolo è calato. Per F.B., che conferma, da una parte c’è l’echeggiare di altri spari, dall’altra si tratta l’inizio di un tempo nuovo, un’esperienza che non poteva ripetersi. Il paese poi, veniva svegliato tutte le mattine dalla musica di Mengelberg, come a testimonianza di essere ancora nel tempo della festa. |
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01:30:09 Incontro organizzativo con il Festival |
C.L. chiede il suo ruolo all’interno del Festival. Tornato da Roma, dopo il 1977, gli viene proposto di lavorare all’ARCI (Associazione Ricreativa e Culturale Italiana), responsabile della cultura della federazione riminese del PCI, entra a contatto con Piero Meldini, e suppone che la venuta di Bacci nel 1977 con il Piccolo Teatro di Pontedera sia addirittura passata tramite Meldini e partita da Giuliano Scabia. |
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Santarcangelo di cultura
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F.B. Descrive il contesto Santarcangiolese come radicato nella dimensione agricola, ma non da considerare un borgo popolar-contadino. Cita una serie di intellettuali: Augusto Campana, Teresa Franchini Marina Marcelli, Raffello Baldini, Flavio Nicolini, tutti del Circolo dei Giudizi, di cui racconta brevemente la storia. |
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1:53:30
Conclusioni |
F.B. racconta della collaborazione tra il Teatro di Ventura e Tonino Guerra su un progetto che prendeva il titolo dalla nota frase di Majakovskij, La questione della primavera, che suscitò grandi aspettative ma si interruppe per problemi di bilancio e dissidi interni tra i collaboratori, tra cui Ferruccio Merisi e Silvio Castiglioni. Il testimone aggiunge che in quel contesto si aprì la strada al ritorno di Roberto Bacci, considerato il principale artefice del primo tentativo — poi fallito — di creare una presenza teatrale stabile a livello locale.
F.B. sottolinea invece che Antonio Attisani fu l’unico a costruire un vero nucleo stabile a Santarcangelo, trasferendosi con cinque persone impegnate tutto l’anno, tre delle quali santarcangiolesi. Il testimone osserva che questa esperienza fu poi cancellata in modo ingiusto. Racconta inoltre che, durante la fase successiva, quando entrarono in gioco Remondi e Caporossi, egli propose Riccardo Caporossi come direttore, ma la scelta cadde su Leo de Berardinis, figura già legata al territorio e alle istituzioni regionali. Conclusioni |
Interview Duration: 03:00:00
Registration Duration: 02:10:37
Format: Waw
Type: Audio
Language: Italiano
Subjects:
Original Document Placement:
- ICBSA, Via Caetani 32, 00186, Roma
- Museo Biblioteca dell’Attore, Via del Seminario 10, 16121, Genova
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Citation
Intervista a Bruschi Fabio, di Cupellaro Laura e Sacchettini Rodolfo, Santarcangelo, Teatro Lavatoio, il 01/11/2024, Progetto “Festival Internazionale del Teatro in Piazza a Santarcangelo di Romagna”, Collezione Ormete (ORMT-15c), consultata in URL:< https://www.patrimoniorale.ormete.net/interview/intervista-a-bruschi-fabio/>, (data di accesso).
Relation:
Bibliography:
