Intervista a Tatò Carla

ORMT-18c

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  • Poe Amos
  • Prasca Giuliano
  • Proietti Gigi
  • Quartucci Carlo
  • Quartucci Toto
  • Scalchi Ada
  • Tatò Carla
Titles (Theatre Performances, Texts, Films)
  • Borgatacamion di Camion (regia di Quartucci Carlo)
  • Comedie Italianne di Paolini Giulio e Quartucci Carlo
  • Il fuoco che genera fumo. Il fumo che genera ballerina. Ballerina che genera galli di Kounellis Jannis
  • L’ultimo spettacolo di Nora Helmer di Camion (regia di Quartucci Carlo)
  • Prologo di Paolini Giulio
  • Robinson Crusoe mercante di York di Camion (regia di Quartucci Carlo)
  • Uscite di Kounellis Jannis e Quartucci Carlo
Places
  • Arancera di San Sisto Vecchio, Roma
  • Castello Colonna, Genazzano (RM)
  • CCPD - Centro culturale polivalente decentrato, Roma
  • Genazzano (RM)
  • Mickery Theatre, Amsterdam
  • Nettuno (RM)
  • Ninfeo del Bramante, Genazzano (RM)
  • Romanina, quartiere della città metropolitana di Roma
Collective Organisations (Companies, Institutions)
  • Cabaret degli undici boia
  • Cabaret Voltaire
  • Compagnia Laboratorio di Camion
  • Pappagallo Verde
  • Zattera di Babele

 

DESCRIPTION
00:00:00 – 00:06:50

Lasciare Roma e scoprire Genazzano.

Presentazioni preliminari. 

A.M. Arianna Morganti invita Carla Tatò a riflettere sul passaggio dal nomadismo di Camion all’approdo a Genazzano, chiedendo quale fosse l’intenzione alla base dello spostamento da un contesto urbano, come quello romano, a uno di carattere contadino, come quello genazzanese. 

C.T. Carla Tatò ricorda l’arrivo a Genazzano con la trilogia teatrale sulle spalle (Scene di teatro – L’ultimo spettacolo di Nora Helmer; Scene di romanzo – Il mito di Robinson Crusoe; Scene di periferia – Borgatacamion). Nel 1979, all’Aranciera di San Sisto Vecchio, aveva avuto luogo l’incontro con Renato Nicolini. Dopo aver vissuto l’esperienza di San Sisto Vecchio, definita un “miracolo scenico”, nasce il bisogno di allontanarsi da Roma e da un palcoscenico “tradizionale”. L’assessora Ada Scalchi propone loro un viaggio nei paesi limitrofi, da Nettuno ad Ardea. Carlo Quartucci e Carla Tatò arrivano con il Camion e sperimentano “cose inenarrabili”. L’approdo a Genazzano avviene “tutto per caso”. Subito iniziano a esplorare il Castello Colonna, accolti dal sindaco Ulderigo Michetti e dall’assessore alla Cultura Dino Cutarelli, che li invitano a fermarsi: “ci hanno subito detto rimanete, perché non restate?” (00:05:48). Il Castello era allora una rovina. “Abbiamo cominciato a stare” (00:06:48 – 00:06:50). 

00:06:51 – 00:12:28

L’approdo a Genazzano e la condizione di vicinanza con la cultura contadina.

C.T. Carla Tatò ricorda il primo atto realizzato a Genazzano: il film Florville e Courval, tratto da Le cento giornate di Sodoma di De Sade, girato nelle sale cinquecentesche agibili del Castello. In seguito vengono ripresi alcuni frammenti di Pentesilea, insieme a Enrico Filippini, con il quale partecipano nel 1981 al Festival dei Teatri Stabili di Firenze.  

Nel corso di due anni si crea negli spazi di Genazzano una situazione creativa che coinvolge critici, studiosi, poeti, pittori, teatranti, musicisti, danzatori e acrobati: “erano un mare, che pensava, si scambiava, il paese era molto vivo perché la cultura contadina si esprimeva” (00:08:32 – 00:08:45). Viene richiamata la festa del vino, Vinaliae. Dalla pratica dell’innesto degli alberi di vite deriva la concezione dell’“innesto culturale”. Le azioni nate a Genazzano vengono ricondotte alla vicinanza e all’affinità con la cultura contadina.

La Sala Martino V viene divisa in due e vissuta secondo una concezione assimilabile al teatro elisabettiano, con l’azione scenica che si svolge contemporaneamente sopra e sotto. “Abbiamo vissuto questo Castello esaltando la sua costruzione, il suo stato originario e dandogli uno sguardo nuovo” (00:11:50 – 00:12:02). Viene sottolineata l’importanza del rapporto con l’antico: partire dal remoto per arrivare al contemporaneo.

00:12:29 – 00:18:53

Fuori-dentro Genazzano. La Teatroteca e il rapporto tra artisti e comunità contadina.

M.D. Massimiliano Davies osserva come Genazzano, all’inizio degli anni Ottanta, apparisse apparentemente isolata, ma fosse, dal punto di vista delle politiche amministrative e culturali e anche sul piano logistico, maggiormente interconnessa con la città.

C.T. Carla Tatò ricorda un’azione realizzata con il vecchio trenino Roma–Fiuggi, un treno che “scolpisce la natura di Genazzano”.  

M.D. Massimiliano Davies descrive Genazzano come un piccolo universo compatto, caratterizzato al contempo da un’apertura internazionale.

C.T. Carla Tatò insiste sulla dimensione dello scambio: dare e avere, entrare e uscire. Genazzano, piccolo paese di circa 5.000 abitanti, era caratterizzato da una forte cultura contadina. Gli artisti ne rilanciano la compattezza. La Teatroteca del Castello Colonna diventa uno spazio comune, dove si beve e si mangia, si proiettano film e si discutono idee, in un “scambio creativo contagioso”. Si sviluppa così un clima creativo rispettoso della cultura contadina. 

00:18:54 – 00:24:32

Il coinvolgimento attivo della comunità genazzanese e l’innesto culturale.

A.M. Arianna Morganti chiede quali fossero le modalità di coinvolgimento attivo della comunità. 

C.T. Carla Tatò ricorda come il progetto fosse costruito insieme agli abitanti, a partire, ad esempio, dalla Sala Martino V. L’idea del sipario di calici di vino di Jannis Kounellis nasce dalle giornate condivise con la comunità contadina e dalle visite ai vigneti. 

La prima azione di coinvolgimento ricordata è il trasporto del biliardo dal bar al Castello Colonna, effettuato da ottanta operai, fino alla Sala Martino V. La seconda consiste nella divisione della Sala Martino V in due piani: sopra, la piramide di bottiglie di vino dei contadini; sotto, il sipario di bicchieri di Jannis Kounellis. Descrive quindi Uscite: Willi Colombaioni e il salto acrobatico; Piero Brega e la canzone; Carla Tatò bendata e muta. “Ognuno entrava e usciva. Si chiamava Uscite perché era un’uscita dal camerino per entrare in uno stato di scena e un’uscita dalla scena per entrare fuori scena” (00:23:13 – 00:23:29). 

Viene sottolineata l’importanza della costruzione di uno spazio comune e condiviso, rappresentato dalla Sala Martino V.

00:24:33 – 00:29:46

L’arrivo al Ninfeo del Bramante e Genealogia di Luciano Fabro.

C.T. Carla Tatò ricorda l’arrivo al Ninfeo del Bramante, uno spazio profondamente diverso dal Castello Colonna, definito il “bosco delle streghe”. Viene realizzata un’opera di disboscamento del Ninfeo, rendendolo accessibile attraverso una struttura di legno intersecata con lo strato d’erba, un “tappeto di legno”. 

Descrive quindi Genealogia di Luciano Fabro. Nel paese erano presenti altoparlanti che dal Castello arrivavano fino alla porta, utilizzati sulla base di un accordo tra il parroco e il sindaco per comunicare informazioni e appuntamenti ai cittadini. Per l’azione artistica di Genealogia vengono utilizzati gli stessi altoparlanti e gli albi dell’anagrafe, contenenti le registrazioni di nascite, morti e matrimoni di tutta Genazzano, dalla sua fondazione fino al periodo di Progetto Genazzano. 

Nel frattempo, Paolo Pellion fotografa gli abitanti di Genazzano. Il paese viene così riempito, attraverso gli altoparlanti, di tutti i nomi di Genazzano. Richiama infine la dimensione dell’attesa sonora.

00:29:47 – 00:31:40

Comedie Italienne di Giulio Paolini al Ninfeo del Bramante.

C.T. Carla Tatò ricorda che, prima dell’arrivo a Genazzano, Comédie Italienne di Giulio Paolini era stata realizzata con le diapositive della storia di Camion, secondo una concezione di “teatro nel teatro”.

A Genazzano, le diapositive rappresentavano invece i primi piani degli abitanti del paese e venivano proiettate sul sipario di Giulio Paolini. Gli artisti, in abiti settecenteschi — attori, danzatori e musicisti — agivano tra le colonne del Ninfeo del Bramante.

00:31:41 – 00:39:24

Il rapporto con l’antico.

M.D. Massimiliano Davies individua una delle cifre poetiche di Carlo Quartucci nella ricerca e nello scavo nel passato delle fonti culturali e storiche, riproposte nel presente attraverso l’utilizzo di frammenti per creare una nuova mitologia dell’oggi. Quartucci e Tatò perseguivano la volontà di rendere Genazzano più consapevole del proprio passato. 

C.T. Carla Tatò individua in questo rapporto con l’antico una scintilla propulsiva. Il concetto di passato viene ricondotto al significato letterale di “participio passato di qualcosa che è accaduto”. L’aggettivo più appropriato è antico, inteso come una radice ancora viva nel presente. L’antico è il presente: “DNA scenico”. L’atto scenico richiama ciò che già esiste e si configura come forma di trasmissione culturale, come nel caso delle bottiglie di vino utilizzate in Uscite. Si tratta di uno scambio che genera e rigenera l’incontro tra due persone: artista e contadino. 

00:39:25 – 00:45:23

Ancora sul rapporto con la classicità.

M.D. Massimiliano Davies approfondisce le radici della concezione estetica, filosofica e metodologica di Carlo Quartucci. Il presente viene percepito come svuotato, ma al tempo stesso permeato di frammenti del passato, attraverso i quali è possibile comporre una nuova costruzione proiettata verso il futuro. 

C.T. Carla Tatò richiama il legame con gli autori modernisti e la volontà prorompente di andare oltre. Sottolinea inoltre il rapporto con la tradizione, con la classicità e con la Magna Grecia. 

00:45:54 – 00:53:11

Gli anni Settanta: Camion e la borgata Romanina.

A.M. Arianna Morganti chiede a Carla Tatò di ricostruire il passaggio dagli anni Settanta agli anni Ottanta, dal viaggio con Camion all’insediamento stabile con Progetto Genazzano. 

C.T. Carla Tatò sottolinea l’assenza di intenti propagandistici nel lavoro nelle borgate della periferia romana, affrontate in modo professionale attraverso l’abitare e il vivere i comitati di quartiere, le riunioni per strada e quelle al CCDP, “sembrava una scritta russa”, Centro Culturale Polivalente Decentrato, in via Leopoldo Migucci 30, nella borgata Romanina. Richiama Borgatacamion, il cui film si apre con la frase di Enrico Casamonica “hanno svaligiato la cultura”, riferita a Carlo Quartucci, Carla Tatò e al loro Camion. 

Ricorda come il pensiero allora vigente concepisse il teatro esclusivamente come forma di spettacolo e intrattenimento. Le azioni di Camion, invece, nascevano con e per la gente. Da qui l’impossibilità di intrattenere: “La gente viveva male, non aveva la casa” (00:49:04). Il comitato di quartiere rappresentava l’unico luogo in cui riunirsi per avanzare richieste relative agli allacciamenti dell’acqua, della luce e del gas, oppure per chiedere autobus che permettessero ai bambini di raggiungere la scuola. Una condizione sociale e civile molto difficile. In quegli anni nasceva la circoscrizione, corrispondente agli attuali municipi. 

“Allora è chiaro che, come d’altro ci dicevano, ‘Ah Quartu, prima le fogne e poi la cultura; prima il pane e poi le sigarette’, inevitabile” (00:51:54 – 00:52:07). Carla Tatò leggeva Casa di bambola nelle case. 

00:53:12 – 01:00:37

Verso la Zattera di Babele. 

M.D. Massimiliano Davies individua nel passaggio da Camion alla Zattera di Babele una cesura forte: dopo l’esperienza nomade nelle borgate romane, emerge la sensazione che, alla fine degli anni Settanta, il lavoro debba spostarsi altrove. 

C.T. Carla Tatò ricorda il 1971, quando Carlo Quartucci dice addio all’istituzione-teatro acquistando un Camion e dipingendolo di bianco, “per non dargli passato”. Richiama l’azione realizzata all’apertura del DAMS di Bologna, con l’ingresso nella chiesa, ormai disastrata, di San Leonardo. “Arrivava il Camion dell’impatto pauroso” (00:55:21). Descrive questa esperienza come una provocazione artistica permanente e consapevole, capace di costruire la possibilità dello scambio e di pretendere l’abbattimento delle difese reciproche. 

Dopo Camion nasce a Genazzano la Zattera di Babele. Un piccolo paese compatto permette a Quartucci e Tatò di scoprire il tema del naufragio culturale. Richiama il lavoro su Robinson Crusoe, inteso come rappresentazione del naufragio culturale dell’Europa, e quello sui grandi cabaret europei degli anni Venti, luoghi nei quali gli artisti si riunivano per determinare un cambiamento: il Cabaret Voltaire, il Pappagallo Verde, il Porcellino Nero. 

Genazzano si propone come un luogo compatto nel quale creare un clima favorevole allo scambio creativo. La Zattera di Babele mette in evidenza il naufragio culturale in corso e si mette in moto per costruire un nuovo mondo. Camion si metteva in moto su quattro ruote, la Zattera sul mare. Da Genazzano, l’esperienza si sposta verso la Sicilia. 

01:00:38 – 01:01:45

La figura dell’artista.

A.M. Arianna Morganti chiede come cambi la figura dell’artista.

C.T. Carla Tatò osserva come il campo degli artisti si allarghi e come le arti diventino sovrane e parallele, entrando in relazione e dialogando tra loro. La Zattera di Babele porta con sé due immagini: da un lato la Zattera della Medusa di Géricault, dall’altro la Torre di Babele, nella quale sono tenute insieme le lingue dei popoli. 

01:01:46 – 01:07:40

La Drammaturgia delle Arti e la centralità dello spazio.

A.M. Arianna Morganti interroga Carla Tatò sul rapporto tra arti diverse nella Drammaturgia delle Arti di Progetto Genazzano.

C.T. Carla Tatò distingue la Drammatizzazione delle arti dal concetto di interdisciplinarietà, individuandone il fondamento nella relazione tra artisti, costruita attraverso provocazioni reciproche, profonde e dinamiche. Sottolinea inoltre la centralità dello spazio nel processo creativo, soffermandosi sul riuso di Castello Colonna, in precedenza abbandonato, e definendo lo spazio come “autore drammaturgico”. 

01:07:41 – 01:10:30

La scelta degli spazi da abitare.

M.D. Massimiliano Davies chiede a Carla Tatò quali criteri abbiano guidato la scelta degli spazi nei quali compiere la Drammaturgia delle Arti.

C.T. Carla Tatò ricorda, dopo l’esperienza di Genazzano, quella di Erice, piccolo paese di 400 abitanti in Sicilia, e individua nella ricerca di una «via di convivenza scenica» un elemento centrale della relazione con i luoghi. 

01:10:31 – 01:12:46

Il lascito ambientale e sociale di Progetto Genazzano nella Genazzano contemporanea.

A.M. Arianna Morganti interroga Carla Tatò sui cambiamenti intervenuti a Genazzano dagli anni Ottanta al presente e sul lascito di Progetto Genazzano sul piano ambientale, attraverso la riqualificazione degli spazi, e su quello sociale e personale. 

C.T. Carla Tatò richiama la permanenza di ricordi personali legati all’esperienza, ma rileva, sul piano burocratico e istituzionale, la cancellazione delle tracce del progetto. Segnala inoltre la scomparsa di numerosi segni d’artista e la ristrutturazione della Sala Martino V, divenuta Sala Nera. 

01:12:47 – 01:18:00

La scansione cronologica dei primi anni di progetto Genazzano.

M.D. Massimiliano Davies introduce la difficoltà di ricostruire cronologicamente le prime fasi di Progetto Genazzano.

C.T. Carla Tatò ricostruisce la successione delle principali tappe del progetto: l’arrivo a Genazzano nel 1979, l’ingresso nel Castello Colonna nel 1980, l’“anno di prova” del 1980-1981, caratterizzato dalle “scene di conversazione” tra fondatori e soggetti arrivati con progetti da proporre e realizzare, e la nascita di Progetto Genazzano nel 1981. Individua nel 1982 l’“anno d’espressione”, ricordando il prologo d’apertura, Il fuoco che genera fumo, fumo che genera ballerina, ballerina che genera galli di Jannis Kounellis, realizzato nella Sala Martino V divisa a metà, e l’avvio delle attività nella Teatroteca. Descrive inoltre il Castello come spazio quotidianamente abitato, nel quale “si vive tutto il giorno, fino a sera tardi” e “si sente vita” (01:15:29–01:15:38). A fronte della cancellazione delle strutture istituzionali, sottolinea la permanenza dell’esperienza nella memoria delle persone. Ricorda infine la presenza di Amos Poe a Genazzano con i suoi primi lungometraggi e la ricerca di artisti simili per l’apertura di un dialogo.

01:18:01 – 01:21:52

L’eredità di Carlo Quartucci.

A.M. e M.D. Arianna Morganti e Massimiliano Davies chiedono cosa sia rimasto di Carlo Quartucci a Genazzano e oltre 

C.T. Carla Tatò descrive la presenza di Carlo Quartucci come legata alla sua capacità di dialogare e alla sua «sete di conoscere», contrapposta al disinteresse per il problema di essere conosciuto. Colloca in questo quadro anche l’obiettivo di Carla Tatò di rendere fruibile Carlo a tutti e di favorirne la trasmissione. 

Saluti finali e fine dell’intervista. 

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Interview Duration: 06:00:00 circa
Registration Duration: 01:21:52
Format: M4A
Type: Audio
Language: Italiano
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Citation

Intervista a Tatò Carla, di Davies Massimiliano e Morganti Arianna, Casa di Carla Tatò, Genazzano (RM), il 16/07/2023, “Progetto Genazzano (1981-1984)”, Collezione Ormete (ORMT-18c), consultata in URL:< https://patrimoniorale.ormete.net/interview/intervista-a-tato-carla-11/>, (data di accesso). 


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